Cultura

Se il sogno americano si tinge di verde

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2009
Articolo pubblicato il 19 gennaio 2009
L’elezione di Barack Obama accende le speranze di chi crede che il miglioramento dell’efficienza energetica, la produzione di energie alternative e la lotta all’effetto serra siano le nuove priorità degli Stati Uniti. Se in Europa l’85% dell’opinione pubblica è favorevole a politiche ambientali, negli Usa la percentuale si attesta intorno al 60%.

Ci sono agricoltori nello Stato di New York che vanno fino al mercato di Union Square a Manhattan a vendere i loro prodotti biologici e spendono solo un dollaro (75 centesimi di euro) al gallone (circa 4, 5 litri) di petrolio. I loro serbatoi sono pieni di oli vegetali a costo zero, scarti delle friggitrici dei ristoranti che poi vengono convertiti in biodiesel. Grazie a questo processo la dipendenza da petrolio straniero è zero. Se non vivono il sogno americano nel senso più tradizionale, certamente vivono la sua nuova versione, la salvaguardia dell’ambiente.

(Foto: GP)

Verdi e cattivi

In risposta a questo sogno, come al riscaldamento globale, il Presidente Barack Obama progetta di migliorare l’ efficienza energetica del Paese e di ridurre la sua dipendenza dal petrolio importato attraverso la produzione di energia alternativa. Tali misure includono l’aumento della produzione di energia verde, il miglioramento del suo sistema di trasporto e l’abbassamento delle emissioni di anidride carbonica. Il progetto mira a contrastare l’effetto serra e allo stesso tempo a curare la sicurezza nazionale. Sta a Steven Chu, premio Nobel per la fisica e nuovo Ministro de(Image: courtesy of Dr Schneider)ll’Energia disegnare delle precise linee guida. Una volta fatto questo, la questione da risolvere per la nuova amministrazione sarà quella della costruzione di un consenso politico e pubblico. Raddoppiare la quantità di energia alternativa prodotta in America in tre anni non sarà difficile come potrebbe sembrare, dato che le risorse alternative attualmente forniscono solo il 7% dell’energia consumata in tutto il Paese. La sfida maggiore è ridurre le emissioni di carbonio di circa il 30% in venti, trenta anni, dice il dott. Stephen H. Schneider . Il climatologo è professore di biologia e studi ambientali alla Stanford University e coordinatore capo e autore presso il Pannello intergovernativo sui cambiamenti climatici, l’istituto che ha condiviso il premio Nobel per la Pace con Al Gore nel 2007.

Il piano di Obama

Per produrre energia verde, gli Usa non devono soltanto costruire più impianti eolici e solari, ma dovranno anche sostituire gli impianti esistenti per la produzione di energia con altre tecnologie più rispettose dell'ambiente. L’energia prodotta deve essere distribuita in tutto il Paese. A questo scopo, Obama prevede una “rete intelligente”. Il sistema flessibile sarà capace di produrre energia eolica in California ed energia solare in Arizona. Attraverso reti e griglie integrate, l’energia verrà trasportata nelle regioni in cui non può essere prodotta energia verde. Un sistema di back-up eviterà insufficienze di energia in occasione di black-out o altri tipi di malfunzi(Image: 666666666/ Flickr)onamento. Anche i destinatari finali dell’energia, gli edifici federali e le case private, sono coinvolti nel piano di Obama. Nei prossimi anni un milione di edifici all’anno diventeranno più efficienti dal punto di vista energetico. Il principio guida è quello di un sistema che tiene conto dell’intero processo di produzione e distribuzione dell‘energia. Ciò significa che la “rete intelligente” sarà progettata su base nazionale, in base a dove e come l’energia è prodotta, trasportata e usata, dice Schneider. Lo schema “cap-and-trade” proposto da Obama seguirà lo stesso principio. Le tonnellate di emissioni di anidride carbonica saranno misurate a partire da dove l’energia è prodotta fino al suo trasporto e uso nelle vari sedi della compagnia. Non appena le quote saranno ripartite tra le aziende, queste ultime potranno comprare e vendere le loro autorizzazioni sul mercato azionario. Queste politiche non solo diminuiranno la dipendenza da petrolio straniero, il cui costo non si prevede comunque in calo, ma creeranno anche posti di lavoro e così daranno una spinta all’economia. «Obama è attento ad affrontare insieme tre idee chiave: economia, sicurezza nazionale e ambiente», dice Schneider. La crisi economica potrebbe facilitare i cambiamenti di cui l’America ha bisogno in materia di produzione di energia, dato che le persone sono disposte ad imparare cose nuove pur di trovare lavoro. Allo stesso tempo, però, la scarsità di capitale frutto dalla crisi economica non favorisce gli investimenti in campi che non sono ancora considerati altamente proficui. L’America ha bisogno sia di investimenti reali chedi impegno politico, secondo un’ «ottimista, ma anche realista» Schneider. «Abbiamo bisogno di leggi ragionevoli condivise prima dai partiti politici, e poi anche a livello internazionale». Il compito del Congresso è quello di costruire una coalizione senza alcuna opposizione di interessi particolari per portare avanti una legislazione attenta all’ambiente. Adesso gli Usa hanno l’occasione di sviluppare uno schema “cap-and-trade” che eviti le falle di quello sperimentato dagli europei, pionieri nel campo della protezione ambientale, dice Schneider.

La differenza con l’Europa

Ma l’America si trova anche di fronte ad una sfida politica più grande di quella europea, dato che l'opinione pubblica è indifferente, nervosa o sospettosa riguardo alle politiche ambientali, continua Schneider. In Europa, l’85% è favorevole a queste politiche, mentre negli Usa la percentuale si attesta intorno al 60%. Ciò rende politicamente rischioso per i politici sostenere le riforme ambientali. Tuttavia, dopo stagioni degli uragan(Foto: GP)i più attive e un grande cambiamento politico, gli americani sono più preoccupati e forse più recettivi verso questi argomenti, più di quanto non lo fossero nel 1993, quando il piano Clinton-Gore fallì per la mancanza di sostegno politico. Ma la cosa ancora più importante è il crescente coinvolgimento di giovani in materia di ambiente. «È stato gratificante guardare l’entusiasmo dei giovani», dice Schneider. Dieci anni fa insegnava le sue lezioni di controllo del cambiamento climatico ad una classe di 20 studenti. Oggi ne ha 150. «Sia l’Europa che i giovani sono di importanza critica per il compito urgente di evitare la catastrofe del cambiamento climatico», dice Robert Engelman, vice-presidente dei programmi al Worldwatch Institute e co-direttore del progetto per lo Stato del mondo 2009 pubblicato di recente. Il suo libro suggerisce una politica mondiale che si sposti verso le energie rinnovabili, contando sul sostegno del pubblico come fattore fondamentale per salvaguardare il clima a livello globale. Una volta che i politici concorderanno sulle politiche, la gente dovrà capirle e di conseguenza optare per un nuovo stile di vita.

«In realtà non ho ben chiare le politiche di Obama», ammette Jabob Lehman, curatore di libri di 28 anni. La maggior parte dei giovani che fanno spese al mercato di Union Square dicono che il nuovo piano per l’energia non è facile da capire. La loro attenzione ai problemi ambientali proviene da interessi personali, piuttosto che dal fatto che il governo di Obama sia il più fedele ad un’economia basata su energie rinnovabili nella storia dell’America. Altri credono che la personalità carismatica di Obama attirerà maggior attenzione sul problema del cambiamento climatico, esattamente nello stesso modo in cui gli ha fatto ottenere così tanto consenso politico, specialmente tra i giovani. Secondo un sondaggio Gallup, la fiducia degli americani nel Presidente Obama si attesta ancora al 65%. Secondo molti, Obama agirà come un leader potente, capace di guidare gli sforzi del Paese verso il cambiamento. Ma le sue politiche verdi non sono una questione di carisma, quanto piuttosto di consenso politico e di buon senso. Il buon senso che molti credono sia mancato in America e in altre regioni del mondo per troppo tempo. «C’erano 18 gradi a New York la settimana scorsa», dice Allison Lardner, 29 anni, habituè al mercato di Union Square. «Chi non crede nel riscaldamento globale, farebbe meglio a svegliarsi».