Cultura

Scudo stellare Usa, cui prodest?

Articolo pubblicato il 06 marzo 2007
Articolo pubblicato il 06 marzo 2007
Il programma per la costruzione del sistema antimissilistico americano costringe l'Europa a prendere una posizione.

Qualcosa di sorprendente sta accadendo sul palco della politica globale: gli Stati Uniti vorrebbero difendere se stessi e l’Unione Europea dagli attacchi di Iran e Corea del Nord attraverso l’installazione di uno scudo antimissili in Polonia e di un sistema radar in Repubblica Ceca. L’impianto dovrebbe entrare in funzione nel 2011: e di fronte a questa prospettiva la Russia si sente minacciata e protesta, e anche la Cina – lontana ma così vicina come spesso in questi casi – protesta. I governi di Polonia e Repubblica Ceca sono d’accordo, anche se secondo alcuni sondaggi, la maggioranza della popolazione dei 2 paesi non ci sta.

Armamenti Usa, la qualità prima di tutto

E così si parla ancora di nuova guerra fredda. Tuttavia basta dare un’occhiata al mondo intero per capire che né l’Iran né la Corea del Nord dispongono di missili in grado di coprire così lunghe distanze. In primo luogo bisogna partire da un punto. Dopo la guerra fredda, infatti, gli Stati Uniti non si sono disarmati, bensì hanno migliorato i loro armamenti: il cosiddetto programma Star Wars è stato portato avanti passo dopo passo grazie ad un sistema di basi missilistiche via terra e via mare. Dal 1991, nell’ambito dell’allargamento della Nato, sono stati coinvolti anche Paesi che appartenevano al Patto di Varsavia e all’Europa dell’Est. Si prevede che nel 2015 le installazioni di stazioni di localizzazione radio saranno terminate. Parallelamente a queste misure di sicurezza, gli Stati Uniti si allontanano da tutte le limitazioni di armamenti a livello internazionale, incluso il trattato di non proliferazione nucleare.

Visti da Washington. Europa caposaldo eurasiatico

Nella strategia americana, l’Europa era il caposaldo per il dominio sull’Eurasia e soprattutto sulla Russia; altro Paese strategico sul versante asiatico era il Giappone. Nel frattempo però è caduta la cortina di ferro e l’Europa si è allargata fino ad arrivare gradualmente alle porte della Bielorussia, della Moldavia e dell’Ucraina. L’alleanza strategica tra l’Ue e la Russia sembra sfociare, soprattutto dal punto di vista della Germania, in una più stretta collaborazione soprattutto a livello energetico. Inoltre il nuovo “petro-euro” è entrato in seria concorrenza con il petro-dollaro. Se poi vi aggiungiamo i tentativi di creare un nucleo di difesa europeo, indipendente dagli Usa, all'interno della Nato, capiamo come le cose non stiano mettendosi per il verso giusto in America.

Strappo in Europa

Ma con l’allargamento verso gli Stati dell’ex Patto di Varsavia l’Ue ha ereditato diversi conflitti storici che gravano sui rapporti con la Russia. Si tratta di un punto di rottura tra “vecchia” e “nuova” Europa, e tra l’ex Urss, nemica degli Usa, e la nuova Russia simpatizzante politica degli americani. Gli Stati Uniti possono così cercare, attraverso la Polonia o la Repubblica Ceca, di rendere l’Unione Europea più forte. La Russia, per bocca di Putin, ha dichiarato come l’allargamento dei punti chiave della Nato in Polonia e in Repubblica Ceca sia il risultato di una pressione dell’America e non dell’Europa. Nel suo discorso, inoltre, mostra un grande interesse della Russia nei confronti di un’alleanza con l’Europa.

La sfida della Cina

Infine c’è da dire che un mese prima che gli Stati Uniti avanzassero la loro proposta, dal sud-ovest della Cina è stato lanciato un missile test che ha abbattuto il satellite Fengyun 1C del servizio meteorologico cinese, ad un’altezza di 860 chilometri. La Cina diventa quindi il primo Paese al mondo in grado di colpire i satelliti Usa visto che questi si muovono alla stessa altezza del satellite meteorologico cinese abbattuto.

A ciò bisogna aggiungere la crisi dell’America nel mondo arabo e quella del dollaro come valuta di riferimento per i mercati petroliferi. I punti chiave annunciati sono ancora in fase di trattativa pubblica. Nonostante le promesse da parte dei governi dei due Paesi, non è ancora deciso se saranno a fianco degli Stati Uniti oppure no. Se ci si trova tra due fuochi potrebbe essere in gioco qualcosa di troppo importante, come si afferma nelle critiche verso le comunicazioni di governo.

La questione attuale non è soltanto se si tratti di Guerra Fredda oppure no. La domanda che dobbiamo porci anche è: da che parte sta l’Europa, oggi, nel contesto delle potenze mondiali? È pronta a rinunciare al suo ruolo strategico per la continuazione delle pretese americane verso un potere assoluto mondiale? Oppure deciderà di emanciparsi insieme all’America latina, alla Russia, all’India e alla Cina verso un ordinamento popolare che corrisponde ai crescenti rapporti di forza a livello globale?

L’autore è membro della rete di corrispondenti n-ost