Cultura

Romania: blogger contro media tradizionali

Articolo pubblicato il 23 luglio 2010
Articolo pubblicato il 23 luglio 2010
Tra potenti imprenditori, celebrità, nuovi “storici” e giornalisti web, in Romania il popolo dei blogger cresce a vista d’occhio. Accolto con entusiasmo dal Presidente, non riscuote lo stesso successo tra il pubblico degli altri mezzi di comunicazione.
Il paese si posiziona al 50° posto nella classifica europea sulla libertà di stampa, ed è uno dei tre membri dell’Ue con i mass media “parzialmente liberi”, assieme a Italia e Bulgaria.

Il tweet in cui si complimenta con il regista Florin Serban, per il premio ricevuto al Festival di Berlino Nel settembre 2009, il presidente americano Barack Obama, parlando della crisi del giornalismo, ha espresso le sue preoccupazioni in merito al proliferare dei blog su scala mondiale, presagendo un futuro di «persone che urlano l’una all’altra nel vuoto senza che vi sia reciproca comprensione». Due mesi più tardi, il presidente romeno Traian Basescu, alla prima edizione del World Blogging Forum 2009, si è mostrato di tutt’altro avviso. Dopo aver usato Twitter (@tbasescu) durante il suo discorso al Palazzo del Parlamento, Basescu ha elogiato i blog affermando di preferire l’analisi politica fatta dai blogger romeni in quanto “meno dipendenti” da interessi economici e politici rispetto ai media tradizionali. Secondo il leader romeno, molti giornalisti cercano rifugio in questi nuovi mezzi di comunicazione per sottrarsi alle catene e fare liberamente il loro lavoro. I blogger hanno riportato che molti giornalisti presenti hanno abbandonato la sala in segno di protesta.

La corruzione dei media tradizionali

alias Vali Petcu«L’organizzazione studentesca ASLS (la facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Bucarest) – ricorda Bogdan Manolea, direttore dell’associazione romena APTI (internet e nuove tecnologie) – ha improvvisamente ottenuto parecchi fondi per l’organizzazione dell’evento a cui ha partecipato il presidente, ma non è chiaro dove abbiano preso questi soldi». Manolea rincara la dose: «Il WBF 2009 ha vissuto un momento imbarazzante quando è apparso Basescu. Inoltre, nonostante ci sia stato un anno di tempo per organizzare l’evento, molti blogger romeni non sono stati invitati». Zoso, o Vali Petcu, affermato blogger trentenne, famoso per aver intervistato più volte il Presidente nel periodo pre-elettorale, la pensa allo stesso modo. Il suo blog, che si occupa di questioni sociali e notizie relative alla rete, è uno dei più seguiti in Romania: nel 2009 ha persino rifiutato di venderlo per 300.000 euro.

Il consigliere di Intact Media Trust, Bogdan Gavrila, ha scritto che i blogger romeni non hanno partecipato al WBF perché feriti nell’orgoglio. Ma va ricordato che Intact Media è di proprietà della famiglia del politico ed ex uomo d’affari Dan Voiculescu, che, spiega Zoso «non è considerato un uomo onesto, e viene costantemente accusato di mentire e di diffondere notizie false». Secondo Liana Ganea dell’Active Watch, agenzia di monitoraggio della stampa, in Romania i massicci investimenti nei media da parte di tre dei primi dieci miliardari del paese, Sorin-Ovidiu Vintu, Dinu Patriciu e il già citato Dan Voiculescu, hanno generato un “effetto distorsione” nell’ambito della diffusione delle notizie. Per esempio, durante le elezioni del 2009, i loro giornali e canali televisivi, erano politicamente prevenuti nei confronti dell’attuale presidente. Come conferma Liana, l’entusiasmo di quest’ultimo nei confronti di internet deriva proprio da questa sua ostilità verso i media tradizionali. Infatti, Basescu è diventato famoso per i ripetuti attacchi ai mezzi d’informazione: ad esempio, durante un importante evento, nel maggio 2007, strappò di mano ad una giornalista il suo telefono cellulare, etichettandola come “zingara puzzolente”.

Blog politici e crisi economica

«Posso pubblicare uno scoop importante capace di diffondersi come un virus e di attrarre migliaia di visitatori»

Interessi di Basescu a parte, i blog svolgono un ruolo di prim’ordine in questo periodo di crisi economica che è costato il posto a circa 3.000 giornalisti, causando la chiusura di decine di pubblicazioni, anche online. Ziua (Il giorno), il più importante quotidiano romeno online nel 1996, edito dal gruppo Realitatea-Catavencu del miliardario Sorin-Ovidiu Vintu, nel gennaio 2010 ha dovuto rinunciare alla versione cartacea. Il rapporto 2009 dell’esperto di mass media Iulian Comanescu, intitolato "Footprint of Financial Crisis in the Media" (“Impronta della crisi finanziaria nei media”), riporta l’esistenza di “diverse decine di blogger con un seguito di oltre uno o due mila visitatori al giorno, un pubblico importante che aiuta la diffusione dei messaggi politici.

Leggi anche l'articolo sul blogger francese Julien Frisch

Adrian Cioflanca è un po’ dubbioso su cosa mi spinga a interessarmi del suo blog, in cui posta documenti ufficiali mai pubblicati. Il suo scoop più famoso riguarda l’ex presidente Ion Iliescu e la sua presunta appartenenza alla gioventù comunista. «Nel blog non c’è un padrone», dice sorridente Adrian, docente universitario e storico nel tempo libero. «Posso pubblicare uno scoop importante capace di diffondersi come un virus e di attrarre migliaia di visitatori». Cioflanca descrive il declino dei media “più professionali”, come quelli cartacei, definendolo “un paradosso”, ma è ottimista sul potenziale dei blog: «I giornalisti sono remissivi - ammette - ma in una cultura all’insegna del servilismo, c’è sempre qualcuno che si oppone e fornisce delle alternative». L’appoggio dato da Traian Basescu alle pubblicazioni on-line ha un qualche valore? «Non si pubblica niente di utile nei blog -protesta Bogdan Manolea, direttore dell’APTI, - inoltre, i politici si lasciano sfuggire le opportunità e perdono credibilità nei confronti dell’opinione pubblica non postando con regolarità».

La cattiva reputazione dei blogger romeni

«I blogger romeni non sono altro che vermi, pronti a venire in superficie pur senza aver nulla da dire»

In Romania i blog continuano ad avere una cattiva reputazione. «L’interattività tra i vari blog è aumentata, ma a volte può essere superficiale, - spiega Bogdan Manolea, nella trafficata Piata Romana. - I blogger stringono relazioni nella speranza di ottenere maggior visibilità e considerazione. È quindi facile pubblicare qualcosa senza “rifletterci su”: al pubblico non interessa se si dice il vero o meno e non si preoccupa di verificare se non lo è. Ogni tipo di media ha i suoi punti deboli, non ci sono degli standard per il giornalismo, non abbiamo un modello dell’informazione come la BBC. I blogger, con la loro cultura del guardiano solitario, sono soliti diffamare gli altri. Usano parole dure, senza lasciare a nessuno la possibilità di replica». Madga Barascu è dello stesso avviso. Ha abbandonato la carriera da giornalista nel Regno Unito per lavorare a Hotnews.ro, un portale informativo creato nel 1999 da alcuni ex giornalisti finanziari. «Un blogger di una certa reputazione ci ha soprannominati diffusori di “notizie false”, e vorrebbe censurarci perché commettiamo molti errori» spiega Magda. Secondo lei, così facendo, il blogger riesce ad attrarre utenti verso il suo blog. «Tuttavia, negli ultimi tempi, ha dato un taglio a questa messa in scena e permette che vengano pubblicati più commenti sul suo blog».

Nel frattempo, Zoso non è dispiaciuto di essere stato etichettato come un “membro della Securitate” (servizi segreti comunisti). È felice che i blog si contrappongano ad alcuni media tradizionali. Nel maggio 2008, Marius Tuca, capo redattore di un importante giornale, ha scritto che «i blogger romeni non sono altro che vermi, pronti a venire in superficie pur senza aver nulla da dire». «Nella blogosfera - conclude Zoso - hanno fallito. Tuca e i suoi amici hanno parlato in continuazione dei loro blog in tutti i media, senza avere alcun successo». In nome dell’indipendenza, nonostante quanto riportato nelle classifiche, in Romania i blogger sono qui per restarci.

Foto: Twitter ufficiale di Traian Basescu; valipetcu.com/about