Cultura

Roma in bilico tra il classico e il moderno (che non c’è)

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Le proteste contro il Museo dell'Ara Pacis la dicono lunga su una città che rischia di diventare museo.

Cesare Augusto vantava di aver trovato una città di mattoni e di averle restituito un’anima di marmo, fatto ben visibile anche ai nostri giorni. Dagli edifici classici come il Colosseo, il Pantheon, alle opere neoclassiche come la Piazza del Campidoglio e la fontana di Trevi, Roma rimane uno scrigno contenente un numero di gioielli architettonici molto più elevato di quanto si possa cogliere a prima vista. E non a caso il centro storico è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio storico dell’umanità. Stupisce tuttavia pensare che dall’epoca fascista ad oggi siano stati costruito pochissimi edifici pubblici.

Levata di scudi contro Meier

Nel suo progetto per la creazione di un museo per accogliere l’Ara Pacis, l’altare romano in memoria della vittoria di Augusto in Spagna nel 15 a.C., Richard Meier ci è andato con i piedi di piombo. E non solo perché è il miglior architetto americano tra tutti i suoi connazionali in lizza. Ma anche perché, questo, è stato il primo progetto di architettura moderna ad essere realizzato nel centro storico di Roma da oltre 60 anni. È davvero possibile che un architetto contemporaneo riesca veramente a conciliare il design del Ventunesimo secolo con le caratteristiche classiche e l’eredità della Città Eterna, tra gli altri il mausoleo dell’imperatore Augusto, circondato da altri edifici di moderna costruzione?

Il progetto sembrava destinato ad essere il calice avvelenato fin dal principio. Tuttavia il bilancio delle disapprovazioni dalla riapertura del museo, avvenuta a maggio scorso, ha lasciato di stucco molte persone, persino lo stesso Meier. Anche il New York Times ha descritto il nuovo museo definendolo un totale fallimento, in quanto una costruzione simile “darà argomenti validi ai conservatori che protestano per l'eccessivo spazio dedicato all’architettura di ultimo grido”.

E sono della stessa opinione anche molti romani. Sabatino, proprietario di un'edicola di fronte al museo, non usa mezzi termini: «è orribile, lo dicono anche i miei clienti». Benedetta Alberti, architetto trentunenne, attiva a Roma, è altrettanto inclemente. Ritiene che il progetto di Meier sia stato “privo di tatto”, perché sebbene egli abbia fatto un ottimo lavoro per mettere in risalto l’Ara Pacis, è riuscito a celare la settecentesca chiesa di San Rocco situata proprio dietro.

Se un palazzo del 1890 è recente

Esplosioni di modernità simili sono apparse già da parecchio tempo in Europa; basti pensare alle piramidi di vetro del Louvre di Parigi realizzate da Pei. Ma Roma non è solamente la capitale d’Italia perché i suoi edifici hanno fatto la storia dell’architettura occidentale. Roma caput mundi, insomma.

La reazione al museo di Meier è esemplificativa del tipo di problemi a cui va incontro ogni architetto contemporaneo che lavori nella capitale italiana. L’Italia è leader nel campo della moda e del design, ma il patrimonio architettonico di Roma entra sempre in contrapposizione con il moderno. E il risultato è sempre un contrasto stridente.

Heidi Oll, un’espatriata finlandese trentenne, ha raccontato l’episodio legato al padrone di casa che le descrisse l’edificio dov’è situato il suo appartamento nel quartiere Monti definendolo «recente». L’edificio risale al 1890, ma giacché la maggior parte degli edifici del quartiere risalgono a sette secoli fa, è facilmente comprensibile il motivo. Siti di interesse storico del centro città sono talmente onnipresenti che tutti i maggiori progetti architettonici, dallo sviluppo dell’Eur del ventennio fascista al Parco della Musica disegnato da Renzo Piano (2002) e il Museo di arte contemporanea (‘Maxxi’) di Zaha Hadid, attualmente in fase di costruzione nel quartiere Flaminia, tendono ad essere relegati alle propaggini della città.

Se il rischio si chiama “città museo”

È così che dovrebbe essere. Ma molti romani, ad esempio Daniela Fioretti, avvocato 32enne, nata e attualmente residente a Roma, ritengono che ci siano ancora molte cose da fare. La Fioretti lamenta che i sobborghi postbellici della città serviti poco e male stanno chiedendo aiuto per il tipo di investimento e sviluppo che molti nuovi progetti architettonici apporteranno. Per come stanno le cose, “il centro sta dissanguando la periferia”, mentre la debole infrastruttura cittadina, come ad esempio lo scricchiolante sistema di trasporti pubblici e le strade sovracongestionate, mostrano come Roma non sia allo stesso livello di altre capitali internazionali come Bruxelles, Parigi, persino la stessa Milano. La priorità sembra tuttavia quella di voler allontanare i turisti e i residenti da un centro sovraffollato. Anche la costruzione di un’indispensabile terza linea della metropolitana è stata più volte posticipata a causa dell’inevitabile scoperta di nuovi tesori archeologici.

A differenza di molte altre città europee, tuttavia, Roma è lacerata dalla necessità di preservare il suo passato e l’esigenza ugualmente incombente di continuare a costruire il suo futuro. I romani potrebbero essere troppo dinamici per permettere di trasformare la capitale in un parco a tema storico, in cui il moderno è aborrito e il futuro trascurato. Ma sono ben poche le altre città, dove la necessità di costruire il futuro risulti, tanto in superficie quanto nel sottosuolo, un’impresa tanto aspramente contestata. Sembra proprio che la città eterna continui a vivere di rendita.

Foto del Teatro Marcello: Judit Járadi; Foto del Museo dell’Ara Pacis: Alexhung/Flickr; Foto Parco della Musica: Scribacchina/Flickr; Foto Museo MAXXI: Vin15369/Flickr; Metro Roma: Manofsea/Flickr