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Rockpolitik

Articolo pubblicato il 29 novembre 2007
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 29 novembre 2007
Politici nella pubblicità & pubblicità nella politica. Una relazione ambivalente. Ma è davvero così importante apparire?

Sul sedile posteriore di una limousine nera siede un signore di una certa età, con la testa mezza pelata. Sullo sfondo il muro di Berlino. Vicino a lui c’è una borsa da viaggio con alcuni disegni. Di per sé nessun contenuto sconvolgente, ma l’uomo di una certa età è Michail Gorbatschow, 76 anni, ex Capo di Stato dell’Unione Sovietica, e la borsa da viaggio è un prodotto della casa di moda Louis Vuitton. Siamo di fronte alla nuova campagna pubblicitaria del marchio di lusso francese. L'immagine ottiene così una forza esplosiva, tutta nuova. Ma politica e pubblicità stanno davvero bene insieme?

(Foto: ©Annie Leibovitz/LVMH)

Più conigli per Ursula

Non è la prima volta che il padre della Perestroika si presta a fare da testimonial per una pubblicità. In uno spot televisivo pubblicizzò, con la nipotina, la catena Pizza Hut, incassando un milione di dollari che finirono nella biblioteca della sua fondazione. Nel 2000 si prestò ad ammirare la nuova rete ferroviaria della società austriaca ÖBB.

A destare scalpore in Germania ci pensò il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) quando lo scorso ottobre il Ministro per la famiglia Ursula von der Leyen posò in mezzo a una distesa di conigli bianchi con lo slogan “Qui dietro si nasconde sempre una testa intelligente”, un’allusione all’incremento del tasso di natalità..

Il politico come veicolo pubblicitario di prodotti commerciali può sembrare al primo sguardo moralmente discutibile. Marcus Maurer, pubblicista della Gutenberg-Universität di Mainz, osserva come nel caso di Gorbatschow si tratti di un politico in pensione già da tempo, e che la Faz, in qualità di quotidiano serio, è un prodotto che ha a che fare con la politica nel senso più ampio. La commercializzazione della politica è quindi un fenomeno marginale? A prescindere da progetti pubblicitari caricaturali o relativi a particolari media, i politici si addentrano solo raramente nel vago sentiero della pubblicità.

Sarcasmo e caricature le parole d'ordine

Al contrario si moltiplicano le campagne pubblicitarie che si servono di volti di ignari politici. Sixt, la società di noleggio auto, dà una nuova pettinatura alla finta conducente di cabrio Angela Merkel; McDonald's fa posare per sé il cancelliere Wolfgang Schüssel nei colori nazionali austriaci, con lo slogan: “L'Austria mangia da campione del mondo”, e i politici François Bayrou, Nicolas Sarkozy, Ségolène Royal e Jack Lang splendono avvolti in abiti eleganti in un annuncio pubblicitario dell’emittente radio francese Europe1. Lo scorso anno, l'ex Premier britannico, Tony Blair si è stampato in mezzo al viso un codice a barre sulla scorta del baffetto hitleriano per la campagna No2ID, che si batte per l’eliminazione della carta di identità.

È più che evidente: i politici europei non si sono addentrati volontariamente in queste situazioni pubblicitarie. L’immagine seria dei politici nei media, a cui siamo abituati, viene ribaltata completamente nel mondo della pubblicità: sarcasmo e caricatura sono le parole d'ordine del settore. L’osservatore viene irritato e la pubblicità ottiene subito ciò che vuole: la sua attenzione.

Una nuova pettinatura per la Merkel

Dal punto di vista giuridico questa pubblicità involontaria si trova legalmente in una zona grigia. Il fatto che i politici si tutelino o meno dalla pubblicità involontaria, dipende essenzialmente da quanto vantaggio ne possono trarre. Fondamentalmente, in casi di udienze in tribunale, il diritto alla personalità del politico rappresentato si contrappone alla fondamentale libertà di opinione.

Angela Merkel, che durante la campagna elettorale ha mostrato alla popolazione la sua immagine onesta, ha agito con tattica intelligente e si è rallegrata della sua nuova pettinatura nella pubblicità della Sixt. L’ex Ministro degli Esteri Joschka Fischer si è invece impuntato sul suo diritto alla personalità e nel 2006 ha querelato l’editore Springer per la campagna “Welt kompakt” – “Big News. Small Size” in cui politici e personaggi famosi venivano rappresentati con volti di bambini. La Corte Suprema federale gli ha riconosciuto 200mila euro di risarcimento.

Anche quando i politici si difendono senza andare in tribunale, la linea di confine tra politica e pubblicità è piuttosto incerta. L’elettore vorrebbe un rappresentante competente e degno di fiducia, che sia umano e simpatico. Per padroneggiare questo impercettibile mutamento, quando si tratta di portare a bordo del partito i voti di nuovi elettori, i politici oltrepassano volentieri l’incerto confine della pubblicità.

Intanto le apparizioni nei talk show e nei programmi di intrattenimento sono diventate parte integrante della quotidianità politica. L’elettore cerca punti di identificazione nel confronto elettorale e il politico prova a fornirglieli esponendosi personalmente sulla piattaforma pubblica.

E in questo senso, forse il New York Times Magazine azzarda un buon argomento quando afferma che la pubblicità di Vuitton con Gorbatschow conterrebbe un “segreto e inquietante messaggio”. Un giornalista della rivista ha di recente ingrandito la foto della borsa di lusso insieme alla rivista che vi è contenuta e ha voluto leggere nelle parole decifrate un messaggio dell’ex Presidente russo sul caso Litwinenko.

Foto nel testo: Gorbatschow (Foto ©Annie Leibovitz/LVMH; Ursula von der Leyen (Foto ©F.A.Z./Agentur Scholz & Friends); Angela Merkel (Foto ©Sixt); Tony Blair (Foto no2id)