Cultura

Ramon Kelvink Jr. Il mondo a 25 metri d'altezza

Articolo pubblicato il 01 settembre 2007
Articolo pubblicato il 01 settembre 2007
Tête-à-tête in Liguria col fenomenale funambolo francese 35enne. Che spiega il suo punto di vista – privilegiato – sull’Europa e sul mondo.

Il proprietario dell’osteria gli si avvicina con gli occhi sgranati, picchiettandosi sulla fronte con l’indice: «Te devi essere matto, a fare quelle cose lì». Poi la smorfia innaturale si scioglie in un sorriso: «Bravo, però. Non so come fai, ma bravo». Lui è Ramon Kelvink Jr. e di mestiere fa il funambolo. Di razza. Sì, perché è dal 1512 che la sua famiglia guarda il mondo dall'alto verso il basso. Di lì a poco, nell'ambito dell'Aria Festival, che si svolge dal 9 al 12 agosto, sarà Vernazza – la splendida cittadina delle Cinque Terre in cui ci troviamo – che guarderà lui . Col fiato sospeso.

Mani callose. «Non come Houdini»

«Vedi quelle funi? Sono io ad averle installate. Non sono il tipo da pappetta pronta io», esordisce spavaldo. «Ho girato le piazze di tutta Europa, ed anche di altre parti del mondo. Ho visto il globo da una prospettiva privilegiata. Trafalgar Square, Belfast, Parigi, San Sebastian, mezza Italia, il Quebec.» Ma è l'Italia la sua «casa». «L’hai vista La strada di Fellini? Da voi c’è questo rispetto naturale, non c’è bisogno di maschere o completi». Faccio per ordinare un bicchiere di Sciacchetrà, un passito locale. Ma Ramon mi anticipa: «Un bicchiere d’acqua frizzante, grazie». Dimentico che l’alcool non dev’essere un grande amico di chi vive sospeso a 30 metri d’altezza, senza reti di protezione e senza trucchi. Solo lui, ed il suo filo. «E l’asta, c’è anche l’asta». Già, l’asta. «Vedi», mi spiega subito, «Houdini era bravo, ma era comunque un illusionista. Faceva finta di rischiare. Io, invece, rischio sul serio. Se un giorno metto male un piede, PAAAM – urla all’improvviso sbattendo la mano sul tavolo – è finita». Ramon me lo spiega in altre parole: «Il mondo si divide in due: quello reale e quello virtuale. Io, con le mie mani callose, con il mio corpo, sono felice di appartenere al primo». È il rapporto con la fisicità, il grande male del nostro tempo. «Si è perso il gusto di fare le cose in prima persona. Ora siamo tutti davanti a questi schermi, a digitare su tastiere. È spersonalizzante, spiazzante. Ecco perché l'uomo è infelice».

«Francia modello. Prendete Sarkozy»

Gli chiedo di parlarmi di lui, e Ramon ci prende gusto. «Vedi, ho fatto centinaia di spettacoli, ma ogni volta è diverso. Al mondo siamo rimasti in pochissimi a fare questo mestiere. Quando ho intenzione di smettere? Non lo so. Dieci anni, forse più. Ma prima di smettere vorrei passare il testimone a qualcuno. Ma devo pensarci bene. Sai, se qualcuno cade da lassù e tu sei stato il suo maestro, poi la notte non è facile prendere sonno».

Le radici di Kelvink arrivano da lontano. «Io sono un cosmopolita, ma soprattutto un europeo. Mio nonno paterno era olandese, mia nonna rom. La famiglia di mia madre argentina. Tutta gente del circo, ovviamente. Se mi hanno costretto a prendere questa strada? No. Mi hanno solo messo sul monociclo a cinque anni. Poi sono stato io a non poterne più fare a meno».

Ramon oggi è un uomo felice. Vive con Catherine Léger, sua compagna di lavoro e di vita. «Quando mi ha chiamato il Cirque du Soleil, (noto circo originario di Montreal con spettacoli senza animali in tutto il mondo ndr) ho detto semplicemente di no. Voglio continuare ad essere Ramon Kelvink Jr, non uno dei funamboli di un circo-baraccone». Pare di leggervi in calce una critica al sistema culturale francese. «Non è questo il punto. In Francia sto bene» – argomenta Kelvink, nativo di Bergerac, come Cyrano – «e credo che il nostro Paese possa essere un modello per tante cose. Prendi Sarkozy: non guarda in faccia nessuno. Se ci sono dei talenti a sinistra (si pensi a Bassanini ndr ), ne prende a piene mani. C’è bisogno di questo oggi in Europa per superare le diversità che altrimenti ci separeranno, sempre».

La performance a Vernazza – una camminata di oltre 30 metri a 25 metri d’altezza – non lo spaventa. E il vento, non è un problema questo? «No, al vento sono abituato. Quello che può essere un problema semmai è la salsedine. Il filo diventa più scivoloso.» Ma possibile che, in tutte le sue peregrinazioni, monsieur Ramon, non abbia mai avuto paura? «Tutto è pericoloso: mangiare, camminare. Bisogna sempre mettersi in gioco. Ma vuoi mettere l’emozione che fa, vedere il mondo da lassù?»