Cultura

Quando il vintage diventa sexy

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2007
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 24 ottobre 2007
Non per forza belli, ma terribilmente eleganti. Né macho coi muscoli in evidenza né narcisisti in cerca di femminilità. Daniel Craig, Daniel Brühl, Damon Albarn. Tra gli uomini più vintage del momento.

Vintage. In origine un anglicismo prestato all'enologia per designare le grandi produzioni vinicole. Recuperato dai creatori di tendenze, il termine ora indica quei vecchi abiti di stilisti prestigiosi che riflettono un'autenticità, uno spirito, un'epoca ben precisi. Applicato al "sesso forte", si riferisce a un individuo griffato e unico nel suo genere che, come il vino, migliora invecchiando.

Daniel Craig, brillante englishman

Chiunque dica vintage pensa a Londra, ai suoi autobus rossi, al tessuto Principe di Galles e alle sue star così british, sull'esempio di Daniel Craig. Occhi blu intenso, torso perfettamente liscio, smoking ineccepibile. Dopo aver incantato in una serie di film indipendenti, tra cui uno per la televisione su Francis Bacon, diventa, in Munich (2005) di Spielberg, agente dei servizi segreti israeliani. Un ruolo per il quale deve portare maglioni a collo alto ultra aderenti e le indispensabili basette. Da emissario di Mossad è promosso, nel 2006, agente segreto di Sua Maestà: la notizia della sua interpretazione di James Bond scatenerà le passioni, ma il mondo femminile, che non va per il sottile, trova che in smoking o in jeans «effetto seconda pelle», l'attore inglese sia sempre di classe.

Daniel Cohn-Bendit, politicamente scorretto

A soli 23 anni, è ‘Dany il Rosso’, carismatico leader del movimento del maggio sessantottino e incarnazione dell' ‘anti tutto’. Si scontra con il governo di Charles de Gaulle, che lo espelle immediatamente dalla Francia e lo manda dall'altra parte del Reno. Da rosso, finisce dal 1984 per aderire al movimento ecologista tedesco. Una conversione riuscita. Dany entra nell'era del riformismo e si calma. Le male lingue diranno che si è imborghesito, senza perdere la sua vivacità di spirito. Eurodeputato, feroce difensore di un'Europa integrata, tiene testa nel 2005 a tutta l'estrema sinistra francese che si oppone al progetto del Trattato costituzionale europeo. Oggi, i suoi capelli rossi sono sale e pepe, e rivela un po' di pancetta. Ma in pantaloni di velluto a coste e camicia blu, sulla sua bicicletta per le strade di Francoforte, resta uno spirito libero dal carisma intatto.

Christophe Miossec, cantante girovago dall'aria vissuta

Appena passati i trenta già sembrava un vecchio lupo di mare di Brest. A lungo ha vagabondato con il suo gruppo rock Printemps Noir e scorrazzato per i caffé del Finistère (dipartimento della Francia ndr). Lineamenti induriti dall'acqua di mare, mento accentuato, capelli grassi, alito sospetto e sigaretta alla bocca: così saluta la malinconia e i testi crudi e disillusi. In realtà, Miossec è un concentrato di tenerezza, timidità e pudore. Il suo ultimo album, l'Entreinte, sembra essere quello di un quarantenne gratificato dalla parternità e dalla vita di coppia, e non quello di un vecchio scapolo indurito. Ha scelto di lasciare Finistère, suo luogo natale, e di vivere nella cosmopolita Bruxelles per seguire la sua amata, fiamminga d'origine. Oggi Miossec confessa di apprezzare la sua vita di uomo di casa e le passeggiate in bici.

Daniel Brühl, piccolo teutonico

A 29 anni l'attore mezzo tedesco mezzo catalano già colleziona premi cinematografici. La sua specialità: i film storico-politici come Good By Lenin, in cui ricopre il ruolo di tedesco dell'Est "nostalgico", o "Parfum d’absinthe" in cui incarna un aristocratico che fa parte di un club di persone suicide negli anni Venti. Ha anche interpretato Salvador Puig Antich, un militante del movimento iberico di liberazione ai tempi della Spagna franchista. Certo, Daniel Brühl non è abbronzato e muscoloso e non osa portare jeans stravaganti o Adidas color verde mela. Ma è poliglotta, sensibile e modesto. E non è poco.

Damon Albarn, rocker dal cuore tenero

Da piccolo Damon Albarn ascolta musica classica, suona piano e violino, vive in un bel fabbricato londinese di stile vittoriano. Negli anni Ottanta, adolescente fa il pieno di gruppi punk-rock come i Madness e si fa fare il buco a un orecchio. Negli anni Novanta eccolo leader del gruppo di britpop Blur, fondato con dei vecchi compagni di scuola. Damon si droga, commette sciocchezze e sfoggia una pettinatura "alla Beatles". Dopo le tradizionali distruzioni delle camere d'albergo e le sbronze, Damon si riprende, o meglio si ricicla, andando a cercare le sue influenze musicali nel rap, nella classica e nella world music. Crea i Gorillaz, e The Bad, the Good and The Queen. Oggi, con una compagna e un bambino, vive nel noto quartiere di Notting Hill, e ha anche realizzato una commedia musicale. Recentemente è anche stato eletto come uno dei vegetariani più sexy del momento dalla Peta, l'associazione per la protezione degli animali.

Foto: Soylentgreen23/flickr; pelleck/flickr ; Howieberlin/flickr; Benoit Derrier/flickr; Imi Iris/flickr