Cultura

«Putin specchio della globalizzazione»

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 23 ottobre 2007
Il 26 ottobre 2007 a Lisbona il vertice Russia-Ue dovrebbe chiarire le idee sulle ambizioni dello zar russo. L'analisi di Dmitry Golinko, poeta e critico d’arte russo.

Vladimir Putin ha annunciato di voler diventare Primo Ministro, concluso il suo mandato presidenziale. Come hanno reagito i russi a quest’annuncio?

Dal 2004 numerosi dibattiti sul successore di Vladimir Putin animano i media russi. L’idea più diffusa era alla fine del suo mandato, nel 2008, nulla sarebbe più stato come prima. Da qui ne è conseguita una situazione di vero e proprio isterismo. Putin ha prima proposto due candidati quali Dmitry Medvedev e Sergey Ivanov (per poi nominare Primo Ministro e probabile successore Viktor Zubkov, ndr). Tutto fa pensare che il panorama politico cambierà ancora parecchie volte prima del 2008.

Dopo essere stato Presidente, Putin può diventare Primo Ministro e operare correttamente agli ordini del suo successore?

I dubbi non mancano. Innanzitutto perché Putin è un leader carismatico e il suo successore dovrebbe essere una specie di suo “clone”, applicare il suo programma e obbedire ai suoi voleri. Ma un tale personaggio non esiste ancora. Putin è il tipico esempio della globalizzazione: aderisce all’economia neo-liberista facendo prova di pragmatismo, ma persevera nella consolidazione di un apparato burocratico conservatore. Per quanto riguarda la gestione dell’economia petrolifera russa se la è cavata piuttosto bene. Un leader capace di opporsi a Putin potrebbe solo essere un nuovo “Savonarola”, un agitatore, che non provenga né dal proletariato né dalla borghesia, e che sia capace di ridare priorità alle idee.

Pensa che ci potrà essere un miglioramento delle relazioni Ue-Russia?

Credo che attualmente ci siano due tendenze nell’ambito della politica estera in Russia. Da un lato, un’aspirazione ad avvicinarsi all’Europa poiché l’identificazione della maggioranza dei cittadini russi sembra più vicina al modello occidentale, basato più sui valori e l’umanesimo dell'Illuminismo, che a quello asiatico capitalista. Dall’altro, alcuni mirano a mantenere il Paese come un’entità geopolitica isolata e ripiegata su stessa, pretendendo il titolo di superpotenza mondiale, mentre dalla fine dell’Unione Sovietica il Paese ha perso il suo status di impero invincibile. Queste due tendenze sono in conflitto permanente e la verità storica sta nel mezzo.

Lei è critico d’arte e scrittore. Come definirebbe la situazione degli scrittori in Russia?

La situazione della letteratura e dell’arte russa contemporanee è ricca di contraddizioni. L’ambito culturale subisce fortemente l’attuale crisi delle istituzioni: quelle ereditate dall’epoca sovietica sono obsolete e quelle nate nel periodo post-sovietico sono totalmente corrotte e inerti. Gli artisti non ricevono alcun sostegno, né dallo Stato né dalle fondazioni private, per cui si rivolgono a finanziatori internazionali. Senza contare che esiste sempre una certa censura estetica. La burocrazia culturale esige che un’opera sia bella e divertente. L’arte nella Russia contemporanea deve contribuire alla felicità della classe media emergente, esprimendo ricchezza e benessere. Una richiesta che porta alla semplificazione dei valori culturali russi e l’arte stessa diventa una sorta di piacevole Disneyland per consumatori fortunati.

TENSIONE AL VERTICE DI LISBONA

Dopo il fallimento del precedente vertice a Samora nell’aprile 2007, le relazioni Ue-Russia non sono migliorate. Un ordine del giorno gravido di questioni da affrontare, interessi diversi e un’agenda politica russa piena lasciano ben poco da sperare per questo incontro. Terminato con un fallimento, il vertice non ha fatto avanzare i negoziati fra i due partner economici. La questione del Kosovo, la ridefinizione dell’attuale partenariato economico con l’Ue, l’embargo russo sulla carne polacca e soprattutto il mantenimento dell’influenza russa sui paesi baltici, rappresentano dei veri e propri ostacoli che continuano ad inasprire le relazioni diplomatiche ed economiche fra le due potenze. Nemmeno la nuova Presidenza di turno del Consiglio, affidata al Portogallo, rappresenta un punto a favore per migliorare le relazioni. Da maggio 2007 le discussioni sono rimaste a un punto morto: la Russia non è disponibile a fare alcuna concessione tant’è che cinque mesi dopo, è come se si ricominciasse da zero.

Foto: homepage (DWinton/ Flickr), nel box(opendemocracy/ Flickr)