Cultura

Polonia, devozione & xenofobia su onde medie

Articolo pubblicato il 28 maggio 2004
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 28 maggio 2004
La radio polacca più ascoltata, Radio Maryja, non racconta solo la Bibbia. Ma anche la società. Puntando il dito contro ebrei, extracomunitari e Unione Europea.

Dariusz Ratajczak sa proprio creare l’atmosfera. “Da quando l’Olocausto è stato inserito nei programmi scolastici, tutti credono che Auschwitz fosse davvero un campo di sterminio e non una normale industria”, esordisce sdegnato l’autore del pamphlet antisemita "Argomenti pericolosi". Per poi precisare i contorni dell’invettiva: “finché in uno stato cattolico come la Polonia ci sarà una maggioranza di ministri ebrei che puzzano come le cipolle, la Polonia non sarà mai polacca”. E giù cori di approvazione da parte degli illustri ospiti del talk show radiofonico e telefonate piene di giubilo da parte degli ascoltatori, che proclamano solennemente: “dateci la possibilità di salvare la nostra patria prima che gli ebrei ci caccino via definitivamente dal paese”.

Queste velenose invettive antisemitiche possono esser ascoltate in diretta in tutta la Polonia. Radio Maryja, la “voce cattolica nella tua casa”, trasmette su onde medie e via satellite, conquistando dai 4 ai 6 milioni di ascoltatori al giorno.

Sono ormai più di dieci anni che rappresenta l’emittente ultra-cattolica dei Redentoristi di Padre Tadeusz Rydzyk, il cui quartier generale si trova nella città di Torun, in una provincia della Polonia settentrionale: il suo credo sfocia in una miscela di preghiere, canti religiosi e manipolazioni politiche in tempo reale. Con la scusa del cattolicesimo, da questo bastione della “vera fede” un giorno si lanciano appelli alla Polonia profonda per il boicottaggio del referendum sull’adesione all’Ue,

il giorno dopo si annuncia che le teste dei deputati favorevoli alla liberalizzazione dell’aborto verranno rasate a zero, proprio come i polacchi che collaboravano coi nazisti in tempo di guerra.

Un impero mediatico

Intanto Padre Rydzyk ha potuto costruire un piccolo impero mediatico, soprattutto grazie ad una mole di offerte che la Chiesa cattolica non si sognerebbe neppure. Solo nel 2002, ha riscosso somme pari a 16 milioni di zloty, 3,4 milioni di euro. Ma, oltre alle 47 stazioni locali cattoliche di trasmissione, Rydzyk controlla anche Nasz Dziennik, un quotidiano la cui tiratura supera le 250.000 copie, tre fondazioni e un istituto superiore di sociologia e di mediologia a Torun che ingloba persino una scuola di giornalismo.

Un movimento ancora più atipico è poi Rodzina Radio Maryja, la “Famiglia di Radio Maria”, coi suoi 5-6 milioni di fedelissimi seguaci che si attengono rigidamente ai comportamenti prescritti dall’emittente. E c’è persino una "sezione bambini" interamente dedicata ai più piccoli. Insomma, quest’uomo di religione, con due telefonini sotto la tonaca, è talmente venerato che, a parer dei critici, Rodzina Radio Maryja ha tutti i crismi di una setta. Basti pensare che la cappella allestita nella moderna sede centrale dell’emittente a Torun è periodicamente meta di pellegrinaggio per carovane di pullman di fedeli pronti a pregare insieme al "radiopredicatore".

Certo, il resto dell’opinione pubblica polacca è solo minimamente influenzato da Radio Maryja, ma il peso politico assunto dall’emittente non è da sottovalutare. Alle ultime elezioni locali, i partiti che godono del suo sostegno come la Lega polacca delle famiglie e il movimentoSamoobrona, “Autodifesa” si sono aggiudicati, insieme, qualcosa come il 33% dei voti, più cioè del partito socialista al potere.

Ma lo Stato dov’è?

In Polonia, contro la furia dell’estrema destra, i divieti giuridici scarseggiano perché mancano apposite leggi contro la sobillazione e la xenofobia. Quarant’anni di censura comunista hanno portato il nuovo paese membro dell’Ue – come del resto la maggior parte degli stati dell’Europa centro-orientale dopo la svolta del 1989 – a rinunciare ad un codice di regolamentazione sui media.

Dopo aver resistito ad accuse infondate di evasione fiscale e a un conflitto con la Conferenza Episcopale Polacca, l’immagine di Radio Maryja ne è uscita rafforzata: nessuno osa più dir nulla in pubblico contro l’emittente, nonostante lo stesso presidente Kwasniewski abbia dovuto, perfino all’estero, affrontare domande imbarazzanti al riguardo. Anzi, dallo scorso anno, la stazione, dopo le proteste di alcuni parlamentari di destra, vanta uno status simile a quello delle radio statali, ed è quindi in parte finanziata dalle tasse. All’inizio di quest’anno, inoltre, Radio Maryja ha persino ottenuto una licenza televisiva. Presto così, grazie a TV Trwam (letteralmente “persisto nelle mie opinioni”), Padre Rydzyk potrà perseguire, anche via etere, la sua opera di evangelizzazione. A base di antisemitismo e xenofobia. Una prospettiva triste, questa, per un paese democratico come la Polonia che tante speranze ha suscitato tra i suoi nuovi partner europei.