Cultura

Playlist: Srebrenica, 6 canzoni per non dimenticare 

Articolo pubblicato il 10 luglio 2015
Articolo pubblicato il 10 luglio 2015

Tra le commemorazioni previste nel 2015, non c'è solo il genocidio armeno. L'11 luglio, tragico anniversario del massacro di Srebrenica del 1995, si ricorda il ventennale di questo genocidio e dei crimini di guerra avvenuti durante la Guerra in Bosnia Erzegovina: più di 8 mila persone sono state uccise nella sola Srebrenica quel giorno. Sei canzoni per non dimenticare i genocidi del XX secolo.

Tarik Samarah: Srebrenica

«Questo breve videoclip del fotografo Tarik Samarah mi ricorda di Srebrenica e di come sia mostrata spesso alla alla TV bosniaca,» dice Aldin, di Sarajevo. «Sempre a proposito di Srebrenica esiste anche una cansone più specifica: Srebrenica Inferno. Penso che sia, francamente, eccessivamente drammatica. Ma viene suonata ogni anno a Srebrenica. Anche la canzone religiosa Ilahija (preghiera, n.d.t.) è molto conosciuta tra i bosgnacchi (bosniaci di cultura musulmana, n.d.t). Affronta il tema dei martiri della Guerra bosniaca e la ascolto infinite volte alla radio».

Alcune ferite sono ancora aperte. Solo nel 2013, per la prima volta, il Presidente serbo Tomislav Nikolić si è scusato pubblicamente a nome del proprio Paese per i crimini di guerra commessi. Qualche giorno fa, la Russia ha posto il veto su una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU che riconosceva il massacro come un "genocidio".

The Cranberries: Bosnia

Chi da adolescente non si è scatenato sulle note di Zombie dei Cranberries? Nel loro terzo album in studio To the Faithful Departed, la band irlandese ha presentato anche una canzone, tra le altre dedicate ai problemi globali, intitolata Bosnia. La cantate Dolores O' Riordan si è anche esibita con Pavarotti nell'Ave Maria di Schubert in un concerto di beneficenza per i bambini bosniaci.

LigaJovaPelù: Il mio nome è mai più

Nel 1999 il trio italiano, formato ad hoc da Lorenzo Jovanotti, Ligabue Piero Pelù, ha inciso il singolo Il mio nome è mai più. Il rocker di Correggio, insieme all'ex Litfiba e all'ex DJ che si dice abbia reso celebre l'hip hop anche in Italia (ovvero Jovanotti), si sono uniti solo per questa occasione in LigaJovaPelù. Il nobile scopo era raccogliere fondi da devolvere all'ONG Emergency e sensibilizzare gli italiani sulle ingiustizie guerra, in particolare contro l'intervento NATO in Kosovo del 1999.

Gaël Faye: Petit Pays

Provenienza: Rwanda-Burundi-Francia, si legge sulla sua pagina Facebook. Nella sua canzone Petit Pays, Gaël dice di essere nato in Burundi e canta in francese la tragedia del paese materno: il genocidio in Rwanda del 1994, quando tra le 800 mila e un milione di persone appartenenti alla minoranza Tutsi furono sterminate. Gaël Faye, che prima di cantare aveva conseguito un master in finanza a Londra e lavorava per un fondo d'investimenti, ha lasciato il suo lavoro per iniziare nel 2009 la sua carriera musicale insieme a Edgar Sekloka e alla band Milk Coffe and Sugar.

Stromaë: Papaoutai

«Terribile, sono preoccupato e ancora mi impressiona vedere che non riusciamo a convivere insieme,» dice turbato Stromae alla TV ivoriana durante il suo ultimo tour africano. Il cantante belga-ruandese nel 1994 ha perso parte della propria famiglia nel genocidio del RuandaPapaoutai (Papà-dove-sei, n.d.t.) è dedicata a suo padre.

System of a Down: Live in Eriwan 2015

Il 2015 non è un anno di commemorazioni solo per Srebrenica. Ad aprile è stato ricordato anche il genocidio degli armeni durante la Prima guerra mondiale: sono trascorsi 100 anni. In questa occasione anche il Wake up the Souls Tour del gruppo americano System of a Down (i cui 4 componenti hanno origini armene) ha fatto tappa a Yerevan, la capitale dell'Armenia. Nel documentario Screamers (2006) sui genocidi del XX secolo, il frontman dei SOAD Serj Tankian spiega come la band si impegni per il riconoscimento ufficiale del genocidio anche in Turchia, dove quelle atrocità continuano a essere negate ancora oggi.