Cultura

Playlist: Fuck you Frontex

Articolo pubblicato il 06 maggio 2015
Articolo pubblicato il 06 maggio 2015

«Sono questi i confini di un continente consapevole e collaborativo?», chiedono gli artisti alla Fortezza Europa. Negli ultimi mesi, migliaia di persone sono morte nel tentativo di raggiungere il Vecchio Continente. Al tiepido programma in 10 punti dell'UE, questa settimana si accompagna solo musica intrisa di rabbia. Dedicata, però, a quelli che ce l'hanno fatta.

Embrace: "Refugees" (2014)

Uscita nel gennaio 2014, la canzone della rockband alternativa inglese Embrace è un tentativo poetico di rappresentare una via di fuga dal punto di vista dei migranti. Il motto della canzone si rifà nientemeno che a Picasso: «I politici mentono per nascondere la verità. Gli artisti raccontano bugie che ci insegnano a conoscere la verità». Ecco quello che si dice in Refugees.

Tocotronic: "Fuck you Frontex"

Secondo Dirk von Lowtzow, frontman della band tedesca Tocotronic, «politica ed estetica» sono inseparabili. Anche se Fuck you Frontex - un appello abbastanza diretto all'agenzia europea per il controllo delle frontiere - è uscita nel gennaio 2014, rimane attualissima per i drammi che hanno sconvolto il Mar Mediterraneo nelle ultime settimane. Tante Pop consiglia: «Per la prossima delibera del Bundestag ingaggiate Dirk von Lowtzow anziché Wolf Biermann».  

Manu Chao: "Clandestino"

«Perdido en el corazon, De la grande Babylon»: persino una profana della lingua spagnola (come me) può cantarla. Circa 15 anni fa il francese Manu Chao pubblicò il suo primo album da solista, Clandestino, con tanto di canzone omonima inclusa. «Ho passato la mia vita tra Ceuta e Gibilterra. Sono una razza nel mare. Un fantasma in città. La mia vita è proibita, dicono le autorità».  

Zweierpasch: "Immigré"

«Prima 400 profughi libici annegano, poi 15 nigeriani e ghanesi vengono gettati in mare per motivi religiosi. Ehi mondo, che succede?», chiedono Till e Felix della band hip hop franco-tedesca Zweierpasch sulla loro pagina Facebook. La loro canzone Immigré (immigrato), incisa nel 2013 con il rapper mauritano Ziza, è oggi più attuale che mai. 

Chambao: "Papeles mojados"

Il nome della band rimanda alle casette in legno andaluse, usate per godersi un po' di relax. La band, che mischia flamenco e postmoderno, pubblica il suo primo album nel 2003, a  Malaga. La canzone  Papeles mojados (carta bagnata) dell'album Con otro aire (2007) racconta i modi in cui i migranti hanno rischiato la vita: «Molti di loro non arrivano. I loro sogni si infrangono. Carta bagnata, carta senza padrone». 

Die Toten Hosen: "Europa"

«Vengono in migliaia, la stragrande maggioranza almeno. Non raggiungeranno mai la terra promessa. Verranno presi dalle pattuglie. Per deportarli su nostra commissione. E il resto annegherà. Nella fossa comune del Mediterraneo». Il 15° album dei Toten Hosen si chiama Ballast der Republik (Zavorra della Repubblica), come la canzone sui profughi di Lampedusa. «Tutto questo ha lo scopo di impedire ad altri di venire qui», dice un membro della band, Breiti, dell'organizzazione ProAsyl, che gli Hosen aiutano da anni.

Il teatro degli Orrori: "Non vedo l'ora"

«Porto via con me la fame e la miseria  [...], porto via con me la mia guerra civile anche se, a pensarci bene, la cedo volentieri a qualcun'altro. [...] Porto via con me il sorriso di mia madre anche se, a dire il vero, ho visto nei suoi occhi solo una gran paura». Non vedo l'ora è la seconda canzone dell'album noise rock Il mondo nuovo della band italiana , consacrata interamente al tema della migrazione.