Cultura

Playlist della settimana: ballo in maschera

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 13 febbraio 2015

È di nuovo quel periodo dell'anno: Carnevale. Una metà di noi lo ama, l'altra lo evita accuratamente. Ma cosa spinge le band europee a indossare le maschere anche quando non è Carnevale? A loro e alle loro maschere è dedicata la playlist della settimana.

Erich Lesovsky, Germania

Erich Le­sovs­ky, live al  "Plötz­lich am Meer" Mu­sic ­fes­ti­val (2013)

In confronto a Sido, il rapper berlinese  il cui primo album si intitolava "Maschera", a Cro, con addosso la sua maschera da Panda e alla band Electro-Hip Hop di Amburgo, i Deichkind, Erich Lesovsky, musicista e compositore electro, ha sicuramente una marcia in più: la sua maschera lampeggia. «È venuta fuori mentre facevo semplicemente dei lavoretti con i LED, ma su come sia diventata una maschera, questo non lo so più.  Così adesso ho due occhi-LED e con la bocca posso perfino fare luce in due colori».

Bokka, Polonia

Bokka, Town of Strangers

Nessuno sa chi ci sia dietro le maschere del trio polacco Bokka. Le maschere della band, nata nel 2013, non sono solo riflettenti, strane e tonde tanto da sembrare maschere subacquee vintage, ma proteggono fino in fondo il loro anonimato: infatti i membri non compaiono mai nei loro video ufficiali e non si fanno fotografare dalla stampa. Anche i nomi sono insignificanti: il pubblico si focalizza piuttosto sul loro suono cosmico che ha permesso loro di essere paragonati ad artisti come Lykke Li, The Knife o Fever Ray.

Sleep Party People, Danimarca

Sleep Party People, I'm Not Human At All

Brian Batz, la mente che sta dietro la band elettronica danese, dice che le maschere da coniglio aiutano a vincere la timidezza e a far sì che ci si concentri sul suono puro, psichedelico dei Sleep Party People

Bloody Beetroots, Italia

The Bloody Beetroots, Cornelius

Le maschere della formazione Electro-punk italiana sono un omaggio alla "commedia dell'arte". Sir Bob Cornelius Rifo, leader e chitarrista del gruppo, da bambino amava il carnevale. La  maschera ha la forza di catturare l'attenzione delle persone e trasportarle in un'altra dimensione. Detto fatto. Le maschere dei tre non riprendono, come si sospettava inizialmente, il personaggio dei fumetti Venom, ma l'eroe di cui è il nemico, l'Uomo ragno, e sono diventate il simbolo dei Bloody Beetroots.

SBTRKT!, Regno Unito

SBTRKT! feat. Little Dragon, Wildfire

L'inglese Aaron Jerome vuole sottrarsi alla rigida divisione dei generi musicali, da qui il suo nome d'arte (derivato dall'inglese substract). Nelle interviste dichiara di aver adottato la maschera per rappresentare il suo rifiuto al personalismo e perché, in fondo, non è proprio la persona più socievole al mondo. Il  DJ e produttore jazz non vuole rischiare di rimanere bloccato neanche nel suo stesso sound: nel suo ultimo album Wonder Where We Land (Ottobre 2014) ritroviamo elementi di generi come l'R&B londinese, l'House, la Bass e la Dubstep.

Subcarpati, Romania

Subcarpati, Balada romanului

Trip-Hop, Dubstep e Folklore romeno: credete che non si possa fare? Eppure... Il Guardian ha definito il genere della band rumena Subcarpati, fondata nel 2010 da Șuie Paparude e MC Bean (Alexe Marius Andrei), Folklore Underground. Le maschere tradizionali rumene non possono naturalmente mancare nell'album auto-prodotto Pielea de gaină (2014).

Pelo Mono, Spagna

Pelo Mono,"WAAAAGHT!"

Il duo strumentale spagnolo di Granada, alias Antonio e Pedro, indossano sulle scene del Pelo Mono rispettivamente una maschera verde e una da scimpanzé. Spiega Pedro nell'Intervista che «la maschera da scimpanzé ha sul lato destro un buco per gli occhi troppo piccolo e perciò non ci vedo bene». E poi le maschere piacciono anche ai bambini. Chi vuole vedere i ragazzi senza maschera può andare a sentire i Guadalupe Plata, un'altra band di cui i due fanno parte.

Ufoslavians, Ufoslavia

The Ufoslavians, Cigančica

Nel 2014 Velebeat e Dubimir hanno fondato il duo The Ufoslavians, con il "modesto" intento di «riunire i balcani e di promuovere i paesi e gli artisti sottorappresentati nel mondo». Se questi ultimi vengano poi effettivamente aiutati dal loro indubbiamente  audace mix di ritmi balcani, reggae e electro e dalle loro mute verdi fosforescenti , questa è un'altra questione.