Cultura

Performance di strada: contro l’apatia, per amore di Sarajevo

Articolo pubblicato il 25 luglio 2012
Articolo pubblicato il 25 luglio 2012
Gli abitanti affermano che a Sarajevo non esiste alcun movimento artistico di strada e, tranne per qualche solitario ballerino di break-dance e un paio di graffiti sui muri, sembra essere proprio così. Ma se all'arte si unisce la passione politica e la voglia di cambiamento, ecco che la città, di colpo, cambia aspetto.

Lo scorso 6 agosto il film festival di Sarajevo ha dato l’avvio a una delle settimane più impegnate della capitale bosniaca. Al di là della sfilata delle star del cinema, la città è ancora culturalmente addormentata. I musei locali e nazionali combattono contro la mancanza di supporto statale. Il sistema tripartitico, in vigore dalla fine della guerra del 1995, che riflette la suddivisione religiosa tra bosniaci-musulmani, serbi-ortodossi e croati-cristiani, è riuscito a fare ben poco per il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. Questa enorme struttura amministrativa è incapace o indifferente di fronte alle richieste di riforma. L’immenso carico burocratico sembra essere un contrappasso inevitabile per mantenere il consenso, specialmente se si tratta di investimenti in settori non remunerativi come la cultura. Anche in strada, le espressioni artistiche e culturali sono difficili da scovare.

Ripulire le strade in pigiama? Si può!

"Le persone non si interessano di ciò che succede fuori dalla loro casa", dice Luke Kasitz, un nome familiare tra gli attivisti di Sarajevo: il 27enne architetto paesaggista si è trasferito qui nel 2010 e il suo amore per Sarajevo è accompagnato alla volontà di affrontare i problemi della città. La sua Ong Moba promuove la coscienza civica e l’ecologia cittadina utilizzando l’arte di strada come strumento di azione. In primavera, con un paio di amici ha ripulito la strada che costeggia il fiume Miljacka indossando completo scuro, camicia e cravatta. “Vogliamo dimostrare alle persone che i rifiuti non sono un problema altrui: tutti se ne devono occupare”. La prossima iniziativa in programma consiste nel ripulire le strade inpigiama.

Un momento dell'attività promossa dall'ong "Moba".

"I giocatori cercavano di mettere in ordine le pedine, proprio come la burocrazia e le leggi tentano di fare con noi"

Ervina Muftić, che ha partecipato all’iniziativa della raccolta dei rifiuti, è socialmente impegnata: studentessa 23enne di architettura, si occupa in prima persona dei problemi di urbanizzazione della città. Nel 1999, per esempio, la KJKP Rad, l’impresa pubblica regionale responsabile della manutenzione dei parchi e degli spazi pubblici, aveva illegalmente occupato la piazza Trg Kulture, trasformando in un parcheggio privato quello che fino al giorno prima era stato un popolare punto di ritrovo, situato di fronte al teatro giovanile nazionale. Ufficialmente, la piazza è di proprietà del teatro, ma nonostante una causa legale, la situazione non è cambiata.

Ervina, prendendo spunto da “Check Mate”, un progetto universitario a cui stava lavorando per il corso di urbanistica, ha ideato un’azione politica: con una dozzina di amici, ognuno vestito di un colore diverso, ha occupato il parcheggio per un paio d’ore, insieme a un suonatore di fisarmonica. “Abbiamo simulato il gioco degli scacchi, con due giocatori e le pedine” racconta Ervina. “I giocatori cercavano sempre di mettere in ordine le pedine, proprio come la burocrazia e le leggi tentano di fare con noi. Quando la fisarmonica iniziava a suonare i pezzi si spostavano in continuazione. La musica rappresentava la libertà”. La reazione pubblica è stata tiepida, ma grazie a questa esibizione, e senza neanche avere il tempo di togliersi la pittura bianca dal viso, Ervina ha ottenuto un’intervista di un’ora trasmessa da un canale nazionale durante un talk show che tratta di questioni legate all’urbanistica.

Fallimento urbano

La maggior parte dei piani urbanistici è stata sviluppata senza autorizzazione e con scarso rispetto delle aree circostanti, caratteristiche che fanno sembrare Sarajevo una città costruita a caso. La corruzione e la burocrazia rendono facile ottenere condoni dopo la costruzione degli edifici, senza lasciare spazio ad alcun ricorso legale. “Qui l’urbanizzazione, semplicemente, capita” dice Vesna Pašić, docente di urbanistica all’università di Sarajevo. “Non c’è strategia né progettazione. E la corruzione ne è la causa, gli istituti di urbanistica sono strumenti per i politici” Pašić, coordinatrice del progetto “Check Mate”, crede che l’arte di strada sia un buon modo per aumentare la consapevolezza della gente. “Dobbiamo creare menti critiche. Se questo tipo di azioni inizia a diffondersi, potrebbe avere conseguenze concrete. Cerchiamo di mostrare agli studenti i diversi approcci per la gestione degli spazi e delle problematiche cittadine”, e aggiunge: “i giovani hanno una mentalità aperta, ma sono troppo apatici. Sono insoddisfatti delle proprie vite”.

"Il volontariato non è considerato come esperienza lavorativa e i volontari sono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli"

Ogni giorno, frotte di giovani riempiono le caffetterie della zona di Ferhadija, una delle principali vie cittadine destinate allo shopping. “Preferiscono trascorrere le giornate bevendo caffè, invece di cercare di migliorare l’ambiente in cui vivono” dice Ervina. “Nel mio caso, è stata l’insoddisfazione a darmi la spinta necessaria. Le cose non vanno sempre come dovrebbero, ma le persone spesso non vedono ciò che c’è di sbagliato e non capiscono quanto sia urgente risolvere certe problematiche”. Il 43,3 % dei bosniaci è disoccupato, una situazione esacerbata anche dalla crisi finanziaria internazionale e dalla fuga dei cervelli. “La maggior parte dei nostri coetanei è disoccupata e probabilmente lo sarà ancora per un po’” ammette Luke. “Al Moba diciamo loro che, nonostante vivano ancora sulle spalle dei genitori, possono fare qualcosa di costruttivo per la città in cui vivono”.

Volontariato e caffé

I neolaureati, che desiderano acquisire esperienze in ambito lavorativo, si stanno sempre più indirizzando Ierso le Ong. Srna Tulić, studentessa 21enne di architettura, in precedenza membro di una Ong ecologista, a giugno ha organizzato “il secondo flash-mob in assoluto di Sarajevo”: una sera, più di 250 persone si sono ritrovate di fronte al BBI, il principale centro commerciale della città, e spontaneamente hanno iniziato a ballare per segnalare la mancanza di protezione per i giovani volontari che operano nella Federazione, la regione autonoma della Bosnia meridionale, di cui Sarajevo è la capitale. A causa della legge regionale, “il volontariato non è considerato come esperienza lavorativa e i volontari sono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli” dice Srna al Barhana, un caffè terrazza vicino al centro della città.

Tutte queste persone potrebbero essere definite degli idealisti dotati di senso pratico. Ervina e alcuni dei suoi amici continuano a ritrovarsi ogni settimana per discutere di questioni che riguardano loro e la città in cui vivono: il prossimo problema che affronteranno è il traffico, così elevato da rendere impossibile l’utilizzo della bicicletta. “Abbiamo pensato di organizzare un concerto per le macchine: in questo modo compenseremo con la musica i rumori e il fumo che ogni giornio portano in città”. Srna e i suoi amici stanno anche progettando la creazione della loro Ong, con l’obiettivo di proteggere i diritti dei volontari. Passo dopo passo i giovani iniziano a fare qualcosa per i problemi della loro città: l’apatia è generalizzata, anche a causa del governo che si mostra restio a promuovere il cambiamento, ma grazie a piccola massa dotata di spirito critico la discussione sta scendendo per le strade.

Quest'articolo fa parte di una serie di reportage sui Balcani realizzati da cafebabel.com tra il 2011 e il 2012, un progetto co-finanziato dalla Commissione Europea con il sostegno della Fondazione Allianz Kulturstiftung. Si ringrazie il team di cafebabel Sarajevo.

Foto di copertina: flash mob Sarajevo, di © B. Ganic; trash performance  di© Vedad Orahovac; 'check mate' di © Jasmin Panjeta; Ervina Muftic di © Joao Marques e Srna Tulic di © Alfredo Chiarappa, entrambi per 'Orient Express Reporter II' dicafebabel.com, Sarajevo 2012/ video flash mob (cc) xredakcija/ youtube.