Cultura

“Now.Here”: dal Galles a Londra, in sella a una storia

Articolo pubblicato il 03 maggio 2013
Articolo pubblicato il 03 maggio 2013
Quasi prendendo spunto da Ulisse, Aimee Corbett e Vanessa Hammick hanno intrapreso un lungo viaggio, dal Galles centrale sino a Londra, in groppa ai dei cavallini di legno, “raccogliendo” le storie di tutti coloro che incontravano lungo la strada. Hanno poi fondato una compagnia teatrale, la Drawn to Stars, e hanno portato sul palco, sottoforma di spettacolo, la loro avventura.
Una chiacchierata con le due raccoglitrici di storie e con la musicista ufficiale della compagnia, Ellen Jordan.

Ho incontrato Aimee, 27 anni, Vanessa, 29, e Ellen, 23, al Fringe Festival di Edimburgo, nell'agosto 2012. "Now.Here”, letteralmente "Ora. Qui", il loro spettacolo, è allegro e giocoso, ma induce alla riflessione con ironia e risate. Il siaprio è appena calato. Le tre avventurire della fiaba avevano fondi assai scarsi, che comprendevano una borsa di studio da 300 sterline della Taylor's University e una residenza offerta dalla Willow Globe in Galles (dove, tra l'altro, hanno anche trovato uno dei cavallini di legno), perciò hanno lavorato cercando di spendere il meno possibile, affidandosi, ad esempio, al couchsurfing. Prima del Festival, hanno anche organizzato vari workshop e seminari per cercare di racimolare qualche soldo. Ora, finalmente al riparo dalle frotte di studenti, artisti e turisti che gremiscono il Festival, ci gustiamo dei ghiaccioli al Pimm's (una bevanda alcolica al gusto di frutta, ndt), godendoci la vista sul frastagliato profilo delle rovine di Edimburgo. Mentre i fidati destrieri riposano al loro fianco, le ragazze parlano interrompendosi a vicenda di continuo, dando vita così ad un fermo, ma sempre affettuoso botta e risposta. E spesso scoppiano in fragorose risate.

I cavallini di legno

L'idea iniziale deriva in parte dal fatto di vivere in una realtà in cui trovare lavoro, al di fuori dalle grandi metropoli, è estremamente difficile. “Tempo fa lavoravo alPowysTheatre con Ian, che ora è il nostro regista”, spiega Amy, “il teatro però si è visto ritirare i fondi dal Consiglio per le Arti del Galles e ha dovuto chiudere. E così, mi sono ritrovata nel bel mezzo del Galles, cercando di trovare un lavoro e di capire cosa fare della mia vita. In un momento in cui, soprattutto nel teatro, c'è una carenza spaventosa di possibilità di lavoro!”. Ride di questa sconsolante mancanza di speranza. “Ho iniziato a pensare a Londra, a Dick Whittington, e a quella storiella del topolino di campagna che va in città. Ne ho parlato con Vee e queste idee si sono sviluppate fino a diventare una sorta di viaggio in cerca di fortuna”.

Alcune persone ci liquidavano con frasi del tipo "non conosco nessuna storia'", nota Aimee, “e allora bisogna dir loro sì che ne sai, tutta la tua vita è una storia!”.

Questo senso di spaesamento, una sensazione decisamente contemporanea, presente nella vita di tutti i giorni, è evidente in “Now. Here”. “Abbiamo incontrato un sacco di persone estremamente sole, sia giovani che vecchie”, spiega Aimee, “ero sconvolta, ma vedere le mie stesse inquietudini in così tante persone che cercano di trovare un posto a cui davvero appartengono aiuta a dare a questo fenomeno una giusta prospettiva." "In questo momento è diffusissimo, non è qualcosa con cui soltanto la nostra generazione deve fare i conti", continua, "dobbiamo stare molto attente: le storie in cui ci siamo imbattute ci hanno davvero toccato. Alcune sono piuttosto bizzarre, ma abbiamo davvero provato a trasmetterle al pubblico così come sono. Tutti noi di solito ci mettiamo ben poco a giudicare, queste persone invece sono così umane”.

Il rispetto del personaggio

Vanessa è d'accordo. “Abbiamo cercato di non impersonarli, e neanche di interpretarli come dei personaggi. Abbiamo soltanto dato loro accenti diversi, altrimenti avrebbero tutti parlato come degli abitanti di Croydon o del Galles centrale, dannazione. Non potevamo farne delle caricature, anche perché conosciamo di persona molte delle nostre 'muse' ed è grazie a molti di loro che abbiamo da mangiare!”. Ellen annuisce con enfasi. “Abbiamo condiviso con loro quest'esperienza e vogliamo rispettarli. Le persone hanno bisogno di avere fiducia in te per fare una cosa del genere”, aggiunge Aimee, “A volte le persone quando non sono del tutto sicure lo danno a vedere, oppure si rendono conto che per sbaglio è sfuggito loro qualcosa e allora tacciono d'improvviso, o saltano velocemente ad altro. Per questo è necessario ascoltare attentamente. Da qui il titolo dello spettacolo, “Now.Here”, “Ora. Qui”: imparare a vivere il presente, proprio in questo momento e proprio in questo posto”.

Spesso, ho notato che le nostre reazioni seguivano una sorta di schema, mentre le persone raccontavano le loro storie”, riflette Vanessa, “all'inizio semplicemente le ascoltavamo, ma poi ad un certo punto la storia ci colpiva e cominciavamo a sentirci davvero coinvolte e finivamo per tenerci tanto quanto loro”. S'interrompe mentre cerca la parola giusta. “Questa è una di quelle cose che davvero intendiamo per un'esperienza che sia ora e qui. Non so se si trattasse di un oltrepassare il limite e cominciare ad essere più in confidenza, o se fossimo soltanto in grado di percepire quello che per loro era davvero importante. Ma questo è ascoltare, o sbaglio? Dare a una persona tempo e spazio, e vivere con lei nel presente”. Raccogliere queste storie, però, non è stato sempre facile. “Alcune persone ci liquidavano con frasi del tipo "non conosco nessuna storia'", nota Aimee, “e allora bisogna dir loro sì che ne sai, tutta la tua vita è una storia!”.

A volte, quando incontriamo le persone, raccontiamo storie per invitare loro a raccontarcene”, spiega Vanessa, “Se io, ad esempio, comincio con 'Abbiamo incontrato questa donna che tinge la lana in diversi colori', qualcuno potrebbe dirci 'Oh sì, io faccio tappezzerie nel tempo libero, e in effetti mi ci sono appassionato perché...', ed ecco pronta la tua storia. Ho iniziato ad adorare questa donna che tingeva le pecore - la lana, intendo! Mi sono lasciata trascinare dalla fantasia. A volte solo per divertimento raccontavo alla gente che dava da mangiare alle pecore tutte quelle piante che si usano per tingere la stoffa che la loro lana sarebbe diventata di quel colore e mostravamo loro persino le prove. Dicevo sempre che avevo mentito, alla fine. Ma in effetti è proprio questo quello che amo: l'idea di un viaggio alla Gulliver".

Foto: copertina (cc) Aimee Corbett su Facebook, nel testo: (cc) Drawn to Stars; (cc) Drawn Stars/Facebook