Cultura

Mustang: cinque sorelle contro tutti

Articolo pubblicato il 03 novembre 2015
Articolo pubblicato il 03 novembre 2015

La regista franco-turca, Deniz Gamze Ergüven, ha presentato in anteprima il suo film d'esordio, Mustang, all'Istituto francese di Istanbul. Un film forte, impegnato, femminista, inquietante, ma non privo di speranza.

Qualche casa, tanti alberi e la riva del mar Nero. Questo è lo scenario in cui si muovono i personaggi di Mustang, e in particolar modo quel «mostro a cinque teste» (come ama chiamarlo la sua regista Deniz Gamze Ergüven), ovvero le cinque sorelle protagoniste del film.

I primi minuti ci regalano la gioia della fine dell'anno scolastico e un bagno improvvisato in mare, una lotta di gavettoni tra ragazzi e alcune mele rubate dal campo di un vicino. La spensieratezza giovanile non è purtroppo la norma nell'ambiente tradizionale in cui crescono queste ragazze. Basta che tutto il paese, indignato, venga a sapere che le ragazze sono salite sulle spalle dei giovani adolescenti, perché la casa in cui abitano insieme alla nonna e allo zio diventi una gabbia, da cui fuggiranno solo quando si sposeranno. O per meglio dire, quando i "grandi" avranno deciso chi saranno i loro futuri sposi.

L’intreccio ricorda per forza di cose il Giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola, dove le giovani sorelle sono condannate all'isolamento a causa del puritanesimo o del tradizionalismo che permea la società. Eppure sarebbe un peccato ridurre questo film a una versione turca del "Giardino delle vergini suicide": è vero, l'adolescenza e i suoi desideri di libertà, di sperimentazione e di ribellione sono universali e questi desideri possono essere repressi tanto in America quanto in Anatolia; tuttavia la situazione in Turchia non è paragonabile a quella degli Stati Uniti negli anni Settanta. L'estetizzazione è del resto molto meno presente in quest'opera risolutamente impegnata, femminista, che invita a scoprire e mettere in dubbio le tradizioni e la posizione della donna nella "Turchia profonda".

Un film impegnato e realista, senza sprofondare nel melodrammatico

Uno dei principali risultati raggiunti da Deniz Gamze Ergüven è quello di evitare un realismo sociale eccessivamente melodrammatico. Certamente le sbarre si aggiungono una ad una attorno alla prigione familiare. Certamente le ragazze sono obbligate ad indossare vestiti lunghi e scuri, e ad imparare a cucinare tutti i piatti tradizionali per essere delle buone mogli. Certamente la questione della verginità è cruciale, e le sequenze girate all'ospedale mirano a confermarlo e sono scioccanti. Certamente assistiamo alla figura dello zio violento e violentatore. Certamente la morte è presente. Eppure l'impertinenza adolescente non scompare, quel pizzico di follia che caratterizza la tribù riunita non svanisce quasi mai: la regista preserva l'umorismo delle situazioni buffe, un modo per simboleggiare la forza di vivere dei suoi personaggi di fronte all'orrore di ciò che le circonda.

È qui, del resto, che si disegna la frontiera tra realtà e finzione, così come è marcata dalla regista. Ricordandoci che seppure queste situazioni in Turchia siano quotidiane, vissute o sentite (come il divieto di giocare con i ragazzi, i matrimoni combinati, l'imperativo della verginità), la volontà e la faccia tosta dei personaggi si svincolano dalla sceneggiatura imposta: l’emancipazione delle ragazze, l’idea stessa di immaginare un futuro altro, non sono realizzabili allo stato attuale in queste regioni, in questi villaggi e in queste famiglie dove domina la tradizione. Bisogna riconoscere che se l'obiettivo era quello di dipingere questa società, di denunciarne i vizi che vi imperversano, questo primo film può dirsi pienamente riuscito.

Il film è uscito nelle sale italiane il 29 ottobre 2015.

Lasciando da parte l’aspetto più "politico", resta almeno una riserva: la lieve mancanza di finezza che certamente caratterizza la realizzazione di un primo lungometraggio. Lo spettatore è tenuto per mano per un'ora e mezzo, è portato a scoprire ed indignarsi contro la sorte riservata alle giovani, ma poco spazio è lasciato alla sua immaginazione e alla sua interpretazione. Ci si trova di fronte a dei personaggi un po' manichei (la figura dello zio "cattivo" eccessivamente connotata, per esempio) e alla ripetizione di alcune situazioni (talvolta inutile, bisogna ammetterlo).

Cinque attrici incredibili e la loro speranza

Un difetto comunque compensato da un cast incredibile, da queste cinque sorelle che prendono vita e affascinano sullo schermo. Il talento cinematografico della regista non è certo frutto del caso, attraverso tutte quelle sequenze e inquadrature in cui vive un certo senso di sorellanza, e bisogna riconoscere che anche la scelta iniziale delle attrici, caduta su delle non professioniste che non avevano mai recitato prima, è stata perfetta. Altrettanto vero e innegabile è il carisma delle ragazze dimostrato all'anteprima del film presso l'Istituto francese di Istanbul, il 20 ottobre scorso. Affascineranno anche la Turchia? Finché il film non sarà distribuito nei cinema del Paese, resta difficile immaginare come sarà accolto. Altrettanto difficile è immaginare un grande pubblico nelle sale, se sarà relegato ai piccoli cinema delle grandi città.

A febbraio 2016 Mustang rappresenterà la Francia (dove ha già conquistato più di 500 mila spettatori) come pellicola candidata all'Oscar per il miglior film straniero. Forse sarebbe stato più logico che concorresse per la Turchia, ad ogni modo, è un titolo che merita di essere distribuito in tutto il mondo, soprattutto per una caratteristica particolare che ne fa un film riuscito e che del resto forse mancava alle Vergini suicide: la speranza. Sempre rifiutando il fatalismo e attraverso ciò che le è permesso dal linguaggio cinematografico, Deniz Gamze Ergüven incarna questa speranza sia in negativo, nel divieto (determinante per l'evoluzione del film) di tornare a scuola imposto alle giovani ragazze; sia (e soprattutto) in positivo, nella figura salvifica della maestra, partita per insediarsi nell’Eden: Istanbul. L'educazione come soluzione, una speranza politica incarnata in maniera poetica: il nostro cuore sussulta per Mustang.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Istanbul.