Cultura

Moda: «Troppe sfilate, la crisi farà piazza pulita»

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 27 febbraio 2009
Si è aperta il 25 febbraio e durerà fino al 4 marzo Milano Moda Donna autunno/inverno 2009/10, la settimana della moda più conosciuta con quella di Parigi. Ma la profusione dei défilé da Stoccolma a Madrid e Berlino dovrebbe arrestarsi, crisi oblige. Parola di esperto.

Un trionfo di tessuti, ragazze sublimi, crepitio dei flash. La settimana della moda è occasione per gli stilisti di presentare le loro collezioni al grande pubblico. Le più note sono quelle di Parigi, Milano e Londra. Ma da qualche anno la settimana della moda si diffonde in molteplici capitali europee. Ogni volta un esercito di modelle, modelli e parrucchieri si mobilitano per l'occasione.

Dalla settimana della stampa alla settimana della moda

Organizzare un tale evento è fonte di prestigio per una città che, così facendo, m(Cyril.Drouot/flickr)ette in scena la creazione di tutto un paese. Lo scopo, al di là dello spettacolo, resta quello di far conoscere e vendere le proprie creazioni. Le sfilate esistono da molto tempo, ma la loro concentrazione in un luogo per un periodo di circa una settimana è cosa recente. In principio fu New York. Era il 1943 e la metropoli statunitense voleva rivaleggiare con il prestigio delle case di moda parigine. Essendo in piena guerra, l'Europa non poteva raccogliere la sfida. Ma le sfilate newyorchesi – chiamate press week – erano allora riservate solo ai giornalisti. Nel Dopoguerra le capitali europee sarebbero ritornate a calcare le scene con grandi nomi quali Chanel o Christian Dior. «In principio il settore moda di Milano era dominato da veri e propri industriali, quello di Parigi da maison e creatori, mentre Londra dava spazio ai giovani talenti», ci spiega Simon Laforce della scuola di moda Esmod di Parigi.

Grandi contro piccoli

Dal 20 (Cyril.Drouot/flickr)00 questi eventi si sono moltiplicati in Europa. Parigi, Londra e Milano non hanno più il monopolio della moda sul continente. Praticamente tutte le capitali hanno, oggi, la loro settimana. Di fronte ad una tale proliferazione, alcuni restano perplessi. «Alcune città hanno soltanto il nome “settimana della moda”: non è un caso se, in generale, si citano solo quattro città», nota un professionista della moda a Parigi. La moda italiana è stata agitata da una polemica dello stesso tipo: lo stilista Giorgio Armani ha dichiarato a proposito della “settimana di Roma” che «ha ammazzato l'alta moda facendo sfilare chi non lo merita». Per Armani solo Milano e Parigi offrono delle sfilate di qualità. Al contrario, altri preferiscono che la settimana della moda sia più locale, come Jonny Johansson, direttore creativo del marchio Acne Studio: «Non andiamo a Parigi, preferiamo avere maggiore visibilità». Marion Boucard, addetta stampa della casa Vivienne Westwood di Parigi, non capisce questo tergiversare: «Ogni stilista ci guadagna a presentare le sue creazioni durante la settimana della moda nel momento in cui viene invitato. Perché non apprezzare che questi eventi rendono dinamica l'industria tessile e il prêt-à-porter?».

Milano e Parigi resisteranno

La moda un'industria? La federazione francese della moda, che organizza la settimana della moda a Parigi rifiuta di comunicarne i dati. «Non abbiamo fini economici da perseguire. Conta soltanto la qualità e non la quantità». Sarà. Eppure secondo il British Fashion Council di Londra la settimana della moda inietta direttamente 25 milioni di euro nell'economia cittadina, attirando più di 5mila persone tra acquirenti e giornalisti da tutto il mondo. Non solo. Spesso le settimane della moda sono sponsorizzate da grandi marchi come ad esempio Mercedes Benz per quella di Berlino. A Parigi, Renault ha approfittato dell'occasione per presentare le sue nuove vetture. Comunque, in Francia come altrove, la crisi incombe. A Berlino è stato istituito il premio per le nuove generazioni, che offre ai giovani stilisti dei finanziamenti per creare, in mancanza di sponsor, una collezione completa. A Milano le sfilate saranno ridotte del 10%. Marchi conosciuti a livello mondiale come La Perla, Trussardi o Cavalli hanno rinunciato alle loro sfilate a causa di restrizioni di bilancio. Ma la crisi minaccia soprattutto le settimane della moda più modeste e recenti e i creatori di moda meno conosciuti. Insomma, Milano e Parigi stringeranno la cinghia ma resisteranno. Simon Laforce predice «una sorta di selezione naturale tra le settimane della moda. Entro la fine dell'anno».