Cultura

Mediterraneo, dove c'è bisogno di un 'Miraculi'

Articolo pubblicato il 25 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 25 febbraio 2015

Cinque attori per incontrare decine di personaggi, tutti legati alla vita della piccola isola mediterranea di Lampedusa: stiamo parlando di 'Miraculi' e della compagnia Théâtre Senza, impegnata nel raccon-tare la quotidianità della Porta d'Europa.

È buio. Alle nostre orecchie arrivano i rumori del mare, le urla, i pianti. Per un momento, sento di riuscire a capire quello che si prova stando stipati in un barcone, mentre si è consapevoli di aver speso tutti i propri risparmi per un viaggio che non finirà mai. O che finirà, certo, ma male. Molto male. Per noi si riaccende la luce: sul palco di un piccolo teatro di Montmartre, nel cuore del 18esimo arrondissement di Parigi, sta andando in scena Miraculi. Accanto al tecnico del suono, dall'altra parte della sala, c'è la regista Valentina Zagaria.

Sul palco si muovono cinque attori, il cuore della compagnia Théâtre Senza. Nessuno di loro è italiano. In un'ora di spettacolo li vediamo interpretare gli ufficiali della guardia costiera italiana, i migranti, gli abitanti di Lampedusa e, non per ultimi, quei turisti che vedono nella piccola isola soltanto l'ennesimo, meraviglioso luogo di vacanza italiano. Eccola lì, a 113 chilometri dalle coste libiche, quella che è stata ribattezzata la Porta d'Europa

Quei venti chilometri quadrati di suolo, dove vivono appena 6 mila persone, accolgono uno dei 13 centri di identificazione ed espulsione dello Stato italiano, o CIE, come vengono comunemente chiamati. Lì, viene 'accomodato' chi ha avuto la fortuna di sopravvivere alla traversata. Gli altri - i cadaveri, i morti - diventano un problema degli isolani. O meglio, un problema di alcuni isolani, mentre altri si interrogano su come dare una degna sepoltura a quei corpi senza vita. È su questo punto che, qualche anno fa, è nata la riflessione della regista Valentina Zagaria. Una vita a cavallo tra l'antropologia, il diritto internazionale e il teatro che, per Valentina, rappresenta uno strumento originale per affrontare il tema della migrazione.

Storie che si intrecciano nel quotidiano

A poche centinaia di metri dalla redazione parigina di cafébabel, dietro una porta blu, c'è la scuola internazionale di teatro Jaques Lecoq. Un luogo dove si impara prima di tutto a parlare col corpo, coi movimenti, secondo la migliore tradizione del teatro fisico. Ecco perché Miraculi riesce a parlare anche al cuore di chi non comprende perfettamente la lingua dello spettacolo, in questo caso il francese.

Miraculi Théâtre Senza Trailer from Theatre Senza on Vimeo.

Sul palco si balla l'Hully gully, si entra nell'intimità delle case degli isolani, si ascolta la voce di chi, arrivato "dall'altra parte", non ne può più della pasta e vorrebbe, per un solo momento, poter riassaporare gli odori di casa. Miraculi è una vera e propria Babele di voci, di volti, di storie che si incrociano riuscendo a sfiorarsi nei momenti critici, quelli in cui non si è più isolano o migrante ma semplicemente un essere umano che si trova lì, alla frontiera.  

E quella frontiera, Valentina e la sua compagnia teatrale l'hanno vista coi loro occhi e l'hanno toccata con mano. Per studiare la realtà che volevano mettere in scena, nel settembre 2013 sono partiti per restare un mese sull'isola, a contatto con quelle poche migliaia di abitanti che la vivono 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. Hanno fatto esperimenti, hanno parlato con i membri del collettivo Askavusa – realtà isolana organizzatrice del Lampedusa in Festival – e si sono appropriati delle strade dell'isola per testare, giocare e improvvisare coi bambini. «Quelli che ci hanno dato più soddisfazione» spiega, sorridendo, Valentina.

L'immersione in quella piccola ma allo stesso tempo grande realtà ha dato vita a Miraculi. Grazie a quei 30 giorni, il racconto si è arricchito della parte più vera della tradizione lampedusana, tra le parole in dialetto e la festa della santa patrona di cui tanto si sente parlare durante la rappresentazione. A differenza di molti altri, che arrivano sull'isola e poi fuggono, mettendo insieme del materiale che i lampedusani non vedranno mai, Valentina ha deciso di mostrare subito alla popolazione dell'isola un embrione di spettacolo. «In fondo - spiega la regista - come potevamo portare in giro uno spettacolo che non era stato compreso a Lampedusa? Così siamo scesi in strada e abbiamo mostrato quello che avevamo prodotto con la promessa di tornare, un anno dopo (durante il Lampedusa in festival 2014 ndr) con lo spettacolo finito».

E là, sulla Porta d'Europa, la variegata popolazione dell'isola ha avuto la possibilità di vedere Miraculi: un pezzo che, prima di tutto, parla di loro. «Volevamo avere il loro parere, volevamo sapere quanto si riconoscessero nel nostro lavoro prima di portare lo spettacolo in tournée» spiega Valentina. Perché mettere in scena Miraculi sui differenti palchi d'Europa significa prendersi la responsabilità di raccontare Lampedusa.

Ora che il sipario si è chiuso, almeno in quel piccolo teatro di Montmartre, Valentina pensa al futuro. Dopo Parigi, la compagnia è partita alla volta della Svizzera, per il Lampedusa In Festival di Zurigo. «Il mio sogno - continua Valentina - sarebbe portare Miraculi in Tunisia». Un paese che fa già parte del suo presente e del suo futuro, per la sua tesi di dottorato ma anche per il suo lavoro come regista e autrice. E potrebbe essere proprio la Tunisia la prossima destinazione per una residenza, per un nuovo progetto, per un nuovo spettacolo.