Cultura

Màxim Huerta: Uno scrittore a Parigi

Articolo pubblicato il 14 agosto 2015
Articolo pubblicato il 14 agosto 2015

Giornalista, scrittore con 4 romanzi alle spalle e un altro che sarà pubblicato ad ottobre, innamorato di Parigi e con una schiera di seguaci sui social. Màxim Huerta ci rivela alcuni dei suoi segreti più nascosti e per la prima volta in un'intervista parla del suo nuovo romanzo: "Non mi lasciare".

Scoprire che Màxim Huerta era a Parigi per completare il suo ultimo romanzo è stata un’opportunità che non potevamo lasciarci sfuggire. Non ci aspettavamo però che avere un appuntamento con lui fosse così facile come scrivergli una email. «Non ci sono problemi, sono qui fino a lunedì,» è stata la sua risposta. Ci incontriamo in un bar lo stesso pomeriggio, senza nessuna formalità, e mi rendo subito conto che la conversazione si scioglie. Fin dall'inizio, parlare con Màxim è come parlare con un amico. E che amico! 

"Sento di essere più vero a Parigi"

Iniziamo parlando di Parigi (ovviamente!) e, con un romanzo dedicato a questa città e un altro in arrivo, la prima domanda è immediata: perché Màxim Huerta ha una relazione così speciale con la Ville lumière? Ci confessa che è sempre stata un mito per lui, «per via di alcune zie parigine che quando tornavano al suo paese avevano un profumo diverso e portavano sempre delle caramelle». In seguito ha avuto l’opportunità di visitarla, dato che alcuni amici si erano trasferiti a Parigi e se ne è innamorato completamente. «Non è che mi piaccia o meno la città, è che sento di essere più vero a Parigi».

 Infatti confessa che qualche anno fa stava per lasciare tutto e trasferirsi lì, ma il fatto di avere un lavoro in Spagna lo ha fatto ritornare sui propri passi. Allora gli chiedo se lui che viene dal mondo del giornalismo, abbandonerebbe il suo lavoro in TV per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. «In realtà mi considero uno scrittore che lavora in tv,» risponde e afferma che lo appaga molto di più «una fila di lettori che ti dicono le loro impressioni sul romanzo,» che il delirio che circonda il mondo televisivo.

Quindi perchè dedicarsi al giornalismo? «Ho voluto fare il giornalista perchè mi piaceva scrivere,» spiega, e ricorda che da piccolo scriveva racconti, che ancora conserva in una cartellina a casa dei suoi genitori. Sognava di finire sullo scaffale di una libreria un giorno. «Anche se con il giornalismo non mi è poi andata così male», scherza.

"Mi sono messo a piangere"

Potremmo dire che Màxim non si sbagliava quando sognava di essere scrittore. Attualmente scrive per alcune riviste, tra cui il National Geographic, e ha già scritto quattro romanzi, vincendo un Premio Primavera de Novela, che gli è stato consegnato direttamente da colei che definisce la sua "scrittrice feticcio”, Ana María Matute. «Un giorno squillò il telefono: "La chiamo dalla Real Academia, le passo la signora Ana María Matute," e io non potevo crederci e mi sono messo a piangere». Quello è stato un premo speciale in tutti i sensi, e anche lo «stimolo definitivo» a dedicarsi alla letteratura.

Ora che il suo romanzo sta per essere pubblicato, gli chiedo cosa troveremo in Non mi lasciare (titolo originale: No me dejes - Ne me quitte pas). «È un omaggio assoluto a Parigi,» afferma senza alcun dubbio. Attira la mia attenzione sul sottotitolo in francese tra parentesi, dal momento che cita una famosissima canzone di Jacques Brel, e sul fatto, appunto, che il romanzo presenti un titolo bilingue. C’è un motivo. La trama racconta di diverse generazioni di spagnoli che arrivarono a Parigi (per costrizione costretti o per scelta) alla ricerca di migliori opportunità, e che erano soliti riunirsi in un negozio di fiori.

«Il romanzo è pieno di gente solitaria, ma ognuno di loro ha una storia che vale la pena di essere raccontata. Anche se si dice che i capitoli più belli siano sempre verso la fine della nostra vita, questo romanzo racconta questi grandi momenti che accadono, a volte senza che ce ne rendiamo conto». A suo dire, No me dejes è l’opera della quale Màxim è più soddisfatto e afferma senza dubbio: «Credo che questo sia il mio miglior romanzo».

"Truman Capote avrebbe avuto il profilo Instagram più bello della storia!"

Anche se il libro sarà pubblicato in Spagna solo ad ottobre, attraverso i social media abbiamo già potuto vedere la copertina e scoprire altri piccoli dettagli che Màxim stesso ha rivelato. Questo scrittore ha infatti un asso nella manica: la sua presenza capillare sui social. Ha più di 21 mila "mi piace" su Facebook, 119 mila follower su Instagram e 235 mila su Twitter, queste le cifre esorbitanti. Afferma di riuscire a gestire i suoi profili in modo spontaneo e di apprezzare molto la relazione che si crea con i suoi lettori. Per questo definisce i social una nuova vetrina: «Un libro non esiste senza il lettore, per questo bisogna prendersene cura. Così facendo ottieni in cambio dei feedback».

Ma non tutti gli autori sono come Màxim, e dice che coloro che non utilizzano i social lo fanno «per snobismo». «Io sono sicuro che qualsiasi autore di qualsiasi altro secolo avrebbe apprezzato i social, sono sicuro che Truman Capote avrebbe avuto il profilo Instagram più bello della storia!», scherza.

Siamo arrivati ai saluti, ma non prima di chiedergli quali progetti ha in mente lo scrittore. Ci risponde che sta lavorando ad un'opera teatrale, un settore che lo ha incuriosito dopo aver partecipato «ad un paio di esperimenti» e ci svela un segreto: a dicembre sarà pubblicato il suo sesto romanzo. Sarà un racconto illustrato che si intitolerà El escritor e che, a giudicare dai frammenti che lui stesso ci ha mostrato, avrà sicuramente successo. «Ma questo ancora non lo sa nessuno!», ride. Touché, Màxim.