Cultura

Matongé: cinque continenti nel cuore dell’Europa

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2013
A due passi dal Parlamento Europeo, da uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur, si trova un regno d'imponenti signore africane, gang urbane, African beats, call center affollati, e Western Unions. Matongé, il quartiere black di Bruxelles, prende il proprio nome dal centro commerciale della capitale congolese.
Viaggio nella Kinshasa europea, gemma multiculturale incastonata nell'Europa delle istituzioni.

Il Matongé nasce alla fine degli anni '50 con Maisaf, La Maison Africaine (Casa Africana), residenza per studenti, e si sviluppa negli anni '60 e '70 in seguito all'indipendenza del Congo dal Belgio e i flussi migratori che ne conseguono. Melting pot per eccellenza, latino-americani, indiani, pakistani, europei, e più di quarantacinque nazionalità africane "convivono civilmente" nell'eccentrico quartiere. Colori e rumori di ogni tipo bombardano i sensi, l'odore di pesce essiccato - e a intervalli regolari di marijuana - ti entra nelle narici, impossibile evitarlo.

A Bruxelles, Chaussée d'Ixelles

Il ‘Congo Belga’

Colori e rumori di ogni tipo bombardano i sensi, l'odore di pesce essiccato - e di marijuana - ti entra nelle narici, impossibile evitarlo.

Tra tessuti sgargianti e parrucche sintetiche, un gruppo di ragazze congolesi racconta di come il “quartiere degli stranieri” sia un piccolo villaggio nel cuore di Bruxelles. “Qui tutti si conoscono e tutti sanno cosa fai. Il Matongé di Kinshasa è un quartiere vivo, pieno di musicisti, che per certi versi assomiglia al suo gemello belga”. Sul muro dietro al bancone di un call center, attaccati con dei chiodi, sono disposti i DVD in vendita, principalmente film di Bollywood e telefilm africani. “Sono italiano dal Congo”, così si presenta Boris un residente del quartiere, “ho vissuto per anni in Italia, poi sono venuto in Belgio perché avevo problemi con il visto”. Vi sono circa 41.000 congolesi (di nazionalità o origine) attualmente residenti in Belgio. Nel dicembre 2011 esplode la loro rabbia per la rielezione del presidente Joseph Kabila. Il Matongé, campo base, si trasforma in trincea. Manifestazioni, vetrine in frantumi, auto danneggiate, e forze dell’ordine che rispondono con cariche a cavallo e spray urticanti.

Erba Libera

All'angolo di qualche strada, strategicamente collocati, gli spacciatori aspettano potenziali clienti mentre le pattuglie della polizia scrutano meticolosamente il paesaggio urbano. Al Matongé, gli scambi di droga avvengono rapidamente. "C'é chi nell'alluminio invece dell'erba ci accartoccia aglio o cipolle", mi racconta Momo. Il cliente se ne accorge solo una volta svoltato l'angolo quando ormai è troppo tardi. Secondo il Norwegian Institute for Water Research ogni giorno nel Vecchio Continente sono consumati circa 350 chili di cocaina, ma la marijuana resta la droga illecita più diffusa. Il quarto National Health Interview Survey condotto in Belgio rivela che il 14,3% degli intervistati di età compresa tra 15-64 anni hanno consumato marijuana nel corso della propria vita.

Un piccolo villaggio

In un negozio di alimentari incontro Rachid, pakistano, in compagnia di un suo amico indiano e di un ragazzo del Bangladesh. Tutti e tre hanno la lingua hindi in comune, chiacchierano e scherzano tra di loro. Un paio di africani entrano chiamando Rachid ‘papa’, “un segno di rispetto,” ci spiega lui. “Sto qui dal 1999, mia moglie è pakistana ma è nata in Belgio. Mio fratello ha un negozio pochi metri più giù e parla meglio di me il francese. Sono di Rawalpindi. Il mio sogno è di ritornare in Pakistan a vivere. Anche se non si direbbe, trovo la vita nel mio paese meno difficile”. Parliamo del primo ministro Raja Pervez Ashraf, arrestato per corruzione il 15 gennaio, prima di congedarmi da lui. Davanti al negozio di alimentari gestito da Rashid, c’è lo storico cinema Vendôme situato al confine tra Matongé e il quartiere commerciale di Bruxelles. Cinema che ha accolto la prima del chiacchierato “docu-thriller” The Brussels Business di Friedrich Moser e Matthieu Lietaert; un tuffo nell'universo oscuro dei 15000 lobbisti al lavoro nella capitale europea. C’era il tutto esaurito per la prima del film, e quella sera al Matongé sfilavano eleganti funzionari e lobbisti. A ritmo di swahili, hindi e lingala.

Foto: copertina e Rachid nel suo negozio © Santosh Thatal; Matongé sotto la neve © Bibbi Abruzzini