Cultura

Marjane Satrapi, Io «bisessuale» del fumetto

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 27 gennaio 2007
Persepolis, la sua autobiografia a fumetti, le ha regalato una fama immediata. Marjane Satrapi, 37enne iraniana e sposata a uno svedese, parla del potere delle immagini e della risata.

«La maggior parte delle persone normali sceglie: o è “omosessuale” oppure è “etero”. Noi fumettisti, invece, dobbiamo essere “bi”. Perché non sappiamo mai deciderci tra lo scrivere e il disegnare!». Così esordisce, con l'ironia che la contraddistingue, l'iraniana Marjiane Satrapi, che incontriamo in una di quelle tiepide giornate d’autunno, quando le foglie che rivestono le strade di Varsavia luccicano in una miriade di colori. Appuntamento sabato mattina all'Istituto Francese. Qui, il giorno prima, la fumettista aveva incontrato i numerosi fan per presentare il suo ultimo volume, Pollo alle prugne (Sperling & Kupfer, 2005), premiato al Festival del fumetto di Angoulême 2005. Oltre agli amanti di fumetti tra gli spettatori c'erano anche persone interessate alla situazione e ai problemi dell'Iran. A poco a poco la discussione si è animata e quando si è giunti al tema delle donne e del loro diritto all'aborto lei, nervosa e con un tremito nella voce, ha confessato di essersi già trovata una volta nella necessità di compiere questo passo. «Sono soprattutto le donne a condannarmi per questo», riconosce tristemente.

La formula vincente della Satrapi? Umorismo + immagine

A quest'ora del giorno il bar è ancora deserto. Nel silenzio l'autrice, parigina d'adozione, con una sigaretta in mano, ci parla con voce un po' roca della sua passione per il disegno e di come è nata l'idea di raccontare attraverso un fumetto temi così difficili come la politica o i costumi dell'Iran. «L'immagine parla a tutti: è un linguaggio internazionale. Coi fumetti parlo della mia vita. Certo avrei potuto scrivere una biografia. Ma i fumetti sono una forma di rappresentazione molto più breve e di conseguenza molto più incisiva».

Lentamente impugna la tazza di tè, lo sorseggia e prosegue: «Mi piace pensare per immagini. Per questo ho scelto il fumetto. Per me è importante usare poche parole e pensare in bianco e nero». La giovane donna dai tratti orientali crede fermamente nelle potenzialità del suo mestiere. Soprattutto quando si instaura la dinamica del riso: «Ridere è una forma di comprensione globale. L'umorismo, se associato all'illustrazione non conosce confini. Può essere compreso da tutti». Ed è anche per questo che i suoi racconti vendono così bene e vengono letti indistintamente da europei, americani e asiatici.

Persepolis? Obbligatorio nelle università Usa

Tuttavia la popolarità dei suoi libri non si deve solo ai disegni, ma anche, e forse soprattutto, al loro contenuto. Negli Stati Uniti Persepolis è diventato lettura obbligatoria in circa 250 università, anche per esempio nella presigiosa West Point University. Persepolis, alla cui trasposizione cinematografica la Satrapi sta già lavorando (Sean Penn e Catherine Deneuve presteranno la voce), è la storia della sua vita. La storia di una ragazza che cresce nell'Iran dello Scià Reza Pahlavi e della Rivoluzione Islamica. I suoi genitori la mandano a Vienna, dove lei si scontra con l'incomprensione altrui proprio come a Teheran, la sua città natale.

Nonostante i suoi frequenti viaggi nel Nordamerica, Marjane Satrapi non si entusiasma troppo quando parla degli Stati Uniti. Anzi, critica aspramente l'intervento americano in Iraq. Si accende un'altra sigaretta, il suo sguardo si fa più intenso e freddo. «Non amo il cinismo che si cela dietro la guerra in Iraq: quello che chiamiamo democrazia in realtà non è altro che petrolio. Secondo Bush Saddam era il male assoluto. Tolto di mezzo Saddam, tutto sarebbe dovuto andare per il meglio. E invece la situazione è soltanto peggiorata. Bisogna avere le idee ben poco chiare per pensare che con le bombe si possa costruire una democrazia».

L'Iraq, l'11 Settembre e le «persone normali»

La sua voce si fa dura. L'attacco al World Trade Center, dice, è stato strumentalizzato a fini politici e propagandistici. «Non c'è dubbio che l'11 settembre sia stato una tragedia spaventosa. Dietro alla quale si cela l’ombra nera dei fondamentalisti islamici. Ma in precedenza altri fanatici religiosi avevano anche organizzato due terribili attentati a Oklahoma City e Atlanta. Eppure nessuno se ne ricorda».

Satrapi non critica solo gli Stati Uniti. Trova parole dure anche nei confronti dell'Europa Occidentale, parla dell'Inquisizione medievale e della guerra nei Balcani. Ad alimentare i conflitti, avvelenando le menti delle persone e sconvolgendo la loro esistenza solo apparentemente tranquilla, è il fanatismo: «Attualmente i conflitti non avvengono tra l'Oriente e l'Occidente, o tra l'Islam e il mondo cristiano, ma piuttosto tra i fanatici e le persone normali». E pur dichiarandosi non credente, afferma: «Dio ha l'ha fatto proprio male questo mondo di fanatici».

Invisa dal regime iraniano

Eterna girovaga in passato, la Satrapi è sempre in viaggio. «Viaggio molto in tutto il mondo e incontro molte persone interessanti e le culture più disparate. Non frequento solo iraniani. Ho sposato uno svedese, ho la doppia cittadinanza e vivo ormai da molto tempo in Europa».

Da quando nel 2002 ha conosciuto il successo con le 300.000 copie di Persepolis, infatti, le porte del suo Paese d'origine le si sono definitivamente chiuse. Improvvisamente si è ritrovata con troppi nemici tra i Guardiani della religione e della tradizione dell'Islam.

Benché sia ormai famosa, la popolarità la infastidisce. Preferisce l'anonimato e ammette in tono un po' nostalgico: «A volte capita che la gente mi riconosca, ed è una cosa che proprio non sopporto. Al tempo stesso sono felice quando il mio lavoro viene apprezzato».

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