Cultura

Lucia Biagi: diventare grandi a Torino a suon di fumetti

Articolo pubblicato il 22 giugno 2015
Articolo pubblicato il 22 giugno 2015

Da Pisa ai "Docks Dora", passando per la Francia e sognando il Giappone: direttamente dal suo negozio, Belleville Comics, Lucia Biagi ci spiega come si diventa fumettisti all’ombra della Mole Antonelliana e perché Torino è stata il suo "punto di fuga".

A due passi dalla stazione di Torino Porta Nuova, sotto i portici di via Sacchi, si trova la fornitissima fumetteria Belleville comics. Dietro alle ampie vetrine si cela uno spazio organizzato in maniera spartana, con librerie di metallo e i tipici scaffali bassi ben noti a chi frequenta i negozi di fumetti. A rendere speciale questo posto non è solo la scelta (assolutamente unica) di presentare albi e fanzine autoprodotte, ma il fatto che sia gestita da una fumettista professionista. 

Lucia Biagi, autrice di due graphic novel (Pets, Kappa edizioni 2009, Punto di Fuga, Diabolo 2014), mi accoglie nel suo negozio con un’affabilità e una calma che mal si sposano con il caldo di un mattino di inizio giugno. Le braccia ricoperte di tatuaggi colorati e un grande sorriso, Lucia mi invita in quello che è il suo studio personale, ricavato nel soppalco della fumetteria. Circondata da albi provenienti da ogni dove e da una serie di oggetti curiosissimi provenienti dal Giappone, non posso che sentirmi a casa.

cafébabel: Punto di fuga, pubblicato lo scorso autunno in Italia è uscito da pochissimo anche in Francia (Point de fuite, Editions çà et là). Come sei riuscita a farti pubblicare all’estero e quali sono le differenze tra Francia e Italia nel settore dei fumetti? 

Lucia Biagi: La collaborazione con l’editore francese è nata ad Angouleme (dove si svolge la più grande fiera europea del fumetto, n.d.r.). Sono andata allo stand della Editions çà et là e gli ho lasciato il mio libro. Dopo pochi giorni hanno deciso di pubblicarmi. È stato fantastico! Alla fiera c’erano le classi delle elementari in gita: in Francia educano al fumetto da quando si è bambini, e culturalmente il fumetto è un genere molto più accettato. Inoltre il mercato nazionale è più grande.  

cafébabel: La protagonista di Punto di Fuga, Sabrina, ha 26 anni e si affaccia malvolentieri al mondo degli adulti. Cosa ha in comune con te? 

Lucia Biagi: Non volevo che fosse un personaggio stereotipato, ma neanche un caso limite. Sabrina ha un caratteraccio ed è scontrosa. Io la vorrei come amica, ma non come fidanzata perché è fastidiosa e scostante, difficile da capire e molto chiusa. Mi piace il fatto che abbia un carattere forte e dica le cose in faccia. Io, a confronto, sono un po’ più accomodante e pacata.  

cafébabel: Tu sei cresciuta a Pisa. Quando e perché ti sei trasferita a Torino? 

Lucia Biagi: Mi sono trasferita nell’estate 2010 e la scelta di Torino è stata piuttosto casuale. Abbiamo incontrato un ragazzo che conosceva i vecchi proprietari di questo negozio e ci ha detto che era in vendita. In realtà ho un legame sentimentale con Torino. I miei nonni hanno una casa in montagna a Sestriere. Ero stata qui molte volte, avevo tanti amici ed era un po’ una seconda casa dopo Pisa. 

cafébabelIn un’intervista hai detto che «i microcosmi non aiutano a crescere». Una città come Torino invece? 

Lucia Biagi: Torino mi ha dato un sacco di possibilità e ha cambiato la mia visione del mondo. Qui ho incontrato molte persone che realizzano fumetti: riuscire a trovare artisti con cui dialogare ti aiuta tantissimo. E poi nel weekend fa piacere avere qualche alternativa rispetto alla solita piazza del paese!  

cafébabel: Riesci a conciliare l’attività da fumettista con la conduzione del negozio?  

Lucia Biagi: All’inizio la parte gestionale dell’attività è stata la più difficile. Il primo anno sono riuscita a disegnare poco. Ma qui lo spazio c’è e mi trovo benissimo. Certo, se sto scrivendo una storia e devo concentrarmi resto a casa. Per i lavori più meccanici però mi trovo benissimo, ho tutto il materiale del mondo in consultazione! 

cafébabel: A proposito di fumettisti, in questo periodo ce ne sono molti a Torino e si stanno facendo conoscere…  

Lucia Biagi: Quando sono arrivata, ho conosciuto Fabio Ramiro Rossin Tonetto che hanno studiato al centro di animazione. Da poco è arrivata anche Eleonora Antonioni. In occasione di ogni anniversario dell’apertura del negozio, realizziamo un’antologia a fumetti, Amenità, a cui collaborano molti artisti: alcuni vengono da fuori, come Giorgia Marras che è di Genova, altri sono di qui. Nel penultimo volume metà degli autori erano orientali ed è stato faticoso comunicare con loro. Abbiamo usato Google Translate per capire il cinese! Torino comunque, non è ancora al livello di Bologna, che è – e rimarrà – il centro del fumetto italiano. 

cafébabel: A proposito di Oriente, tu hai iniziato a fare una guida del Giappone a fumetti: Japanize me. Leggevo che ti piacerebbe tornarci a lavorare… 

Lucia Biagi: Esattamente! Per la guida del Giappone ho tantissimo materiale, ma poco tempo. Vorrei trovare una casa editrice che mi aiuti a finire questo lavoro e vorrei evitare l’autoproduzione perché diventerebbe un lavoro titanico: 300 pagine di fumetto sarebber0 troppo impegnative. Mi piacerebbe realizzare una guida del Canada, dove sono stata l’anno scorso, mentre quest’anno vado in Texas: chissà cosa ne verrà fuori!  

cafébabelUn posto speciale di Torino che consigli ai nostri lettori? 

Lucia Biagi: Oltre al Parco del Valentino, dove puoi accarezzare gli scoiattoli se ti porti dietro le noccioline, uno dei miei posti preferiti sono i "Docks Dora": un luogo post-industriale riconvertito, dove prima c’erano locali e ora hanno aperto diverse attività, tra cui Sericraft, un laboratorio di serigrafia, delle sale prove e altri luoghi di aggregazione. È un posto davvero bellissimo.