Cultura

L'Oscar 2011 'In A Better World': un film non troppo danese

Articolo pubblicato il 28 marzo 2011
Articolo pubblicato il 28 marzo 2011
Hævnen di Susanne Bier è una storia di sangue, sete di giustizia e dure realtà della vita. Ma come mai un film su temi così truci proviene dalla Danimarca, il paese della gente più felice sulla terra?

Susanne Bier non è solo uno dei registi più noti in Danimarca, ma anche la principale rappresentante femminile. I suoi film trattano i sentimenti umani principali come l'amore, l'odio e la vendetta, descritti in un modo semplice ma affascinante. Questo ha portato la sua fama oltre i confini della Danimarca: Non desiderare la donna d'altri ('Brødre', 2004) è stato oggetto di un remake nel 2009 da parte del regista irlandese Jim Sheridan, con attori come Natalie Portman, Jake Gyllenhall e Tommy Maguire. Questa regista di origine ebrea non è estranea a Los Angeles: è stata infatti già candidata all'Oscar per la stessa categoria (miglior film in lingua straniera) per Dopo il matrimonio ('Efter brylluppet', 2006).

La vendetta: contro il bullismo e le minacce

Alejandro González Iñárritu’s Mexican/ Spanish entry ‘Biutiful’ was the Oscar favouriteE' però con In un mondo migliore, una produzione danese-svedese, in danese Hævnen 'Vendetta', che la Bier ha conquistato la statuetta. La storia ruota attorno a due famiglie. Anton (Mikael Persbrandt) pendolare tra i paesaggi idilliaci della campagna danese e un campo profughi nel Darfur, in Sudan. La morte e la crudeltà umana con cui il medico deve confrontarsi in Darfur è profondamente sconvolgente. Assorbito dalla sua battaglia con capi clan assassini, non si rende conto che suo figlio Elias (Markus Rygaard) sta combattendo e perdendo una rovinosa battaglia personale contro i bulli compagni di scuola. Quando Christian (William Jøhnk Nielsen) figlio di un'altra famiglia viene in soccorso di Elias, i due ragazzi stringono un'amicizia fondata sulla loro disperazione e solitudine. Questo è il fulcro del film. Entrambi i dodicenni trovano un modo per affrontare le loro rispettive vite difficili, i bulli per l'uno, il desiderio di vendicare la morte di sua madre a causa di un cancro per l'altro.

Lo stile della regista si allontana dal classico cinema danese, che di solito è più contorto e divertente, a parte le opere complesse e inquietanti dei connazionali Lars von Trier e Thomas Vinterberg (del movimento Dogma 95). Quello della Bier, non è un film sulla Danimarca. Non è nemmeno un film particolarmente danese. Questo film parla della lotta tra norme e regole imposte da una civilizzazione che gli esseri umani non possono controllare. Non importano gli sforzi fatti per affrontare il dolore e la rabbia, gli esseri umani avranno sempre il bisogno primario di vendicare la morte dei loro cari e prendere le difese di coloro che sono stati maltrattati.

Una nazione non così felice, ma umana

I tentennamenti tra quella che pensiamo sia la cosa giusta da fare e quello che ci dicono il nostri istinto ci dice è la condizione perenne della vita umana. Tutte le persone civilizzate vi si confrontano; la chiave sta nel modo in cui affrontare la situazione. Ci arrendiamo agli ideali e seguiamo i nostri istinti, con conseguenze potenzialmente fatali? Oppure dobbiamo rassegnarci ed accettare le circostanze della vita? Sappiamo tutti quale sia la risposta giusta, come sappiamo quale sia la cosa giusta da fare.

I danesi sono le persone più felici della terra. Siamo orgogliosi della nostra società civilizzata e ben strutturata. Per questo è ancora più sconvolgente vedere una storia di vendetta e di ricerca così violenta della giustizia svolgersi sullo sfondo dell'idilliaco e tranquillo paesaggio danese: il film è stato girato in parte a Funen, la terza isola più grande della Danimarca.

Crudeltà altrettanto orribili di quelle del Darfur possono annidarsi sotto altre supergfici Il sistema danese è davvero un ideale per il vivere civile? O è forse solo di una sottile patina di vernice insufficiente a coprire il comportamento animalesco che è in realtà la natura stessa degli esseri umani? La risposta di questo film è inquietante. Fa pensare tutti noi, non solo i danesi, a come si dovrebbe agire di fronte alle tragedie nella vita. Fareste la scelta della legge o dell'istinto di fronte ad insopportabili ingiustizie?

Immagini: (cc) In un mondo migliore su imdb