Cultura

Lituania: una sconosciuta al Sud del Nord

Articolo pubblicato il 01 novembre 2007
Articolo pubblicato il 01 novembre 2007
Dal 1990, anno della sua indipendenza, la più meridionale delle Repubbliche baltiche cerca di farsi strada. Ma ancora oggi, Vilnius è come una bambina di cui tutti hanno abusato.

Inutile nascondere che la Lituania ha alle spalle una storia burrascosa. Solo durante il secolo scorso, la capitale Vilnius, ha subito il giogo di dodici diversi dominatori. L’ultimo, quello sovietico, ha messo in ginocchio il Paese per 40 anni con ordini direttamente da Mosca.

Ancora senza l'Euro

È dal fiume che l’attraversa, il Vilna, che la capitale Vilnius prende il suo nome in lituano. Questa lingua di origine indoeuropea è, con il lettone, una delle lingue più antiche d'Europa. Il lituano viene parlato, seguito dal russo e dall’inglese, dai tre milioni e mezzo di abitanti, in forte diminuzione a causa dell'emigrazione. Basti pensare che il suo tasso, è cinque volte più elevato della media europea. Tra poco saranno quattro anni che questa Repubblica baltica è entrata nell’Ue, ma non dispone ancora dell’euro a causa dell'inflazione troppo alta.

Postumi sovietici in una domenica mattina europea

Questo Paese piccolo e discreto versa le sue lacrime nel Mar Baltico. Alcune di “euro ottimismo”, e altre di tristezza, visto il periodo di transizione lungo e confuso che i lituani chiamano “post-soviet”. Vi è in questi tempi grande avversione per annessi e connessi alla Russia. Ma il problema è che l’egemonia russa continua a imperare nei media, dalla radio alla tv e, a differenza di tutta l’Unione Europea, esclusi Norvegia e Polonia, ha corrispondenti a Vilnius.

Ed è proprio per televisione che i lituani hanno seguito passo passo le vicende delle ultime elezioni in Ucraina, con la speranza che anche i loro vicini si allontanassero dal dominio russo.

La Lituania conosce bene questi processi. Sa perfettamente che è proprio il momento in cui cade l’egemonia che bisogna stare allerta. Innanzitutto proteggere la legislazione e la società dai tentacoli del capitalismo. Lo dimostra il fatto che il primo brindisi per la sua indipendenza lo ha dovuto pagare con incoerenze non da poco. In questa capitale dalle tinte provinciali le strade ricoperte di pubblicità di portatili decisamente stonano. Basti pensare che questi laptop sono presenti negli internet cafè, ma non negli ospedali, che verranno informatizzati solo a partire dal 2013.

Quell'infinita agonia

Da non dimenticare poi il tanto bramato avvento della libertà di stampa. Libera dallo Stato per cadere direttamente nei tentacoli degli editori che estorcono le imprese con la minaccia di diffondere pubblicità negativa. I paesi hanno bisogno del loro tempo per cambiare. Alla Lituania non ne è stato dato.

Tra due anni Vilnius sarà la capitale europea della cultura, motivo per cui le sue strade si stanno riempiendo di foto e quadri. Strade con porticine che si trasformano in altre strade, stradine strette seminate di chiese cattoliche, alcune ortodosse e un paio di sinagoghe. Le strade della città sono come una scacchiera in cui si scontrano in una partita agonizzante il peggio del capitalismo e gli strascichi dell’epoca sovietica che resiste ancora in ambito educativo. Nelle scuole professori del Regime insegnano ancora a ragazzi nati sotto l’Indipendenza. Serve una riforma educativa. Ma i suoi contorni restano ancora indefiniti.

Chi è Vilnius? Cos’è la Lituania?

Forse vorrebbero rispondere proprio gli stessi lituani a questa domanda. Mentre Riga è già ufficialmente la capitale gay e Tallin il suo dowtown turistico, Vilnius continua a rimanere povera. Cerca disperatamente la sua identità. Se il piatto gastronomico sia suo o degli innumerevoli invasori. Tuttavia qui si trova il presente, più che in tutti i nostri grassi paesi colonizzatori. Il presente in Lituania è “presente” e di ciò ne sono perfettamente coscienti la maggior parte dei suoi cittadini, con idee diverse, ma critiche. Dal momento che non esiste ancora un’identità marcata e neanche fretta di etichettarsi, si riconoscono solo come disorientati. Parallelamente a questa ricerca di identità vi è il processo di adattamento agli standard dell’Unione Europea. L’oberata agenda europea ci tiene a sottolinearlo.

Vi è tanta strada da fare, come in tutti i paesi, ma quando i lituani potevano cominciare, il Muro di Berlino era già caduto ed è arrivata una libertà vecchia e un po’ perversa, conquistata da altri.

Foto nel testo: Jorden Van der Ven; Marta Palacín