Cultura

L'Europa si mette le ali. Con un'opera su Santa Kilda

Articolo pubblicato il 28 giugno 2007
Articolo pubblicato il 28 giugno 2007
Il 22 giugno ha debuttato ufficialmente Santa Kilda-L'Isola del popolo uccello. Uno spettacolo presentato simultaneamente in cinque città europee.

Nella sala del teatro Le Phénix di Valenciennes si sentono insoliti brusii e cinguettii. Su un palco illuminato nei freddi toni del grigio e del blu si vedono le rocce ripide di una piccola isola al largo delle coste scozzesi quasi dimenticata e semidisabitata: l'isola di Santa Kilda. Ai lati del palco, su grosse pareti di lino, scorrono alcune immagini dell'isola, riprese in diretta dalla giornalista francese Gilles Combet. Su alcuni sipari trasparenti si leggono i nomi dei sei luoghi uniti nella stessa sera da musica, canti e videoproiezioni: Santa Kilda e Stornoway (Scozia), Velenciennes (Francia), Hallstadt (Austria), Mons (Belgio) e Düsseldorf (Germania). Sei luoghi coinvolti da unica opera contemporanea ideata e scritta dal regista francese Lew Bogdan, direttore del Phénix.

Nel XVIII secolo, quando furono evacuati nella terra ferma scozzese, gli abitanti di Santa Kilda parlavano in coro, in un gaelico antico. La comunità era molto unita. E guai se non lo fosse stata: una persona non avrebbe potuto condurre una vita solitaria nelle isole Ebridi, caratterizzate da scogli alti quasi come due Torri Eiffel. Santa Kilda era ed è abitata da numerosi volatili, principale fonte di sopravvenza degli isolani. Il “popolo uccello”, infatti, era solito muoversi su e giù per gli scogli con delle funi alla ricerca di nidi colmi di uova con cui nutrirsi.

«Volevo far conoscere agli europei questa meravigliosa storia»

«Santa Kilda fa parte dell'Europa, anche se si trova ai suoi confini» spiega Lew Bogdan. L'idea di creare uno spettacolo-omaggio al “popolo uccello” gli venne cinque anni fa, leggendo un articolo del giornalista britannico Jay Grittiths dove si raccontava la storia dei “piccoli scozzesi” nel nord Atlantico, minacciati dall'industria petrolifera.

A Bogdan venne subito la voglia di «far conoscere al pubblico europeo questa meravigliosa storia del popolo uccello». «Con Santa Kilda ci rendiamo conto della fragilità della civilizzazione umana, che può sparire da un momento all'altro» spiega. Anche il suo collega tedesco Franck Schulz, responsabile del progetto a Düsseldorf, vede in Santa Kilda «una storia che fa riflettere sui problemi legati all'emigrazione».

Balli, canti, acrobazie e videoproiezioni

«Non si può concepire un abitante isolato. A Santa Kilda i singoli sono parte del gruppo» afferma Frank Schulz. Per questo il regista tedesco ha messo il coro – che rappresenta la comunità degli abitanti – al centro del Medienhafen di Düsseldorf. Nel nuovo teatro statale di Valenciennes, Le Phénix, la regista russa Tatiana Stepantchenko ha invece posto l'accento sulla lotta per la sopravvivenza, ma anche sull'amore per gli uccelli. L'azione è “verticalizzata”: un misto di bungee jumping, arrampicamenti con funi e danza moderna.

I ballerini del gruppo parigino Retouramont fluttuano nello spazio sulle note dei canti inglesi del coro e delle suggestive canzoni gaeliche della scozzese Anna Murray. Quattro attori raccontano intanto la storia di Santa Kilda e sullo sfondo della scena scorrono le immagini dell'isola. «Nessun naturalismo, ma un enorme affresco impressionista della popolazione uccello» spiega Lew Bogdan. Il leitmotiv della rappresentazione è la sofferta migrazione degli abitanti dell'isola. Alla fine dello spettacolo gli abitanti, gli uccelli, il coro e, per ultimi, anche i musicisti lasciano il palco vuoto e inanimato.

Europa: la grande assente

Nonostante uno spettacolo riuscito e un teatro quasi tutto esaurito, si è sentita una grande assenza: quella dell'Europa. A parte le immagini trasmesse dall'isola, non ci sono stati collegamenti via satellite con gli altri quattro luoghi di rappresentazione, come annunciato inizialmente dagli organizzatori. L'Europa si poteva al massimo intuire. La Commissione Europea ha tuttavia giudicato il progetto importante per lo sviluppo di una cultura comunitaria. E lo ha finanziato con più di 800mila euro. In Scozia la scelta è stata critica perché per molti quei soldi avrebbero dovuto essere utilizzati per la tutela della lingua gaelica. «Sono stupidaggini, commenti spropositati da spilorci» afferma con disprezzo Lew Bogdan. «Sono sempre quelli che non fanno niente che hanno qualcosa da ridire. Nessuno ha proibito loro di presentare altri progetti alla Commissione Europea o di cercare ulteriori finanziamenti. C'è voluto un francese che si interessasse di questo tema perché l'Europa iniziasse a parlare di questa lingua e di questa cultura.»