Cultura

Letteratura in Croazia: le strade di oggi e la guerra di ieri

Articolo pubblicato il 24 maggio 2011
Articolo pubblicato il 24 maggio 2011
Non è ancora possibile pensare a una scena letteraria o teatrale croata che metta da parte il passato bellico della regione balcanica. Troppo recenti sono le ferite, troppo rapidi i cambiamenti, a seguito dei quali la fase di passaggio all’età adulta dei bambini di allora è finita nel dimenticatoio.
La giovane generazione di autori provenienti da Zagabria e Spalato porta letteralmente ‘la strada sul palcoscenico’ e oscilla tra la quotidiana ricerca di un’identità e un clima di rinnovamento.

In una mattina soleggiata nel cortile di un hotel, in una delle aree periferiche di Zagabria, in mezzo a villette monofamiliari e corde per stendere il bucato, tre giovani croati si fanno un primo bicchierino di Raki, bevanda ad alta gradazione alcolica. Con gli occhi cerchiati di rosso commentano le notizie sulla politica e quelle riportate dai media. Uno di loro oggi non aveva voglia di andare al lavoro. Vivono alla giornata. Ciononostante, "non dovreste ricavarne un’impressione negativa sulla Croazia", ci dicono.

"Ora sappiamo finalmente cosa è reale, cosa è routine".Gli autori croati Robert Perišić e Vlado Bulić li guardano e sogghignano. “Potrebbero essere usciti da una delle nostre storie”. Inizia così la nostra conversazione-odissea di circa tre ore sulla scena letteraria locale nel giardino del museo archeologico di Zagabria. La produzione prosastica di questa giovane generazione di autori del dopoguerra è cruda, quasi sempre sono la violenza, la droga e il sesso i temi della quotidianità croata in cui sono impigliati i personaggi. Essi esistono, vegetano alla Bukowski in un mondo che sembra sfuggire loro di mano. Troppo rapidi sono stati i mutamenti, troppo vividi i ricordi di una guerra che continua a tessere l’imprescindibile sotto-testo della letteratura presente. “Sei condannato a vivere questa vita. Una follia continua. Sei condannato all’attesa. La follia è ovunque – e io pure”, dice il protagonista della short story di Robert, “Nessun Dio a Susegrad”, che è stato poi il titolo, nel 2008, di una raccolta in lingua tedesca di racconti brevi della nuova leva della narrativa croata.

Letteratura di strada e neo-realismo

E'ancora difficile per gli autori croati guadagnare abbastanza per vivere. Robert e Wado lavorano anche come giornalisti e scenaristi.Quando si cerca di descrivere la letteratura contemporanea in Croazia, forse la cosa più semplice da dire è che ha spostato la propria attenzione sulla strada: a una prima occhiata le strade di Zagabria sembrano essere quelle di una qualsiasi capitale europea. Ma l’apparenza inganna. E’ proprio lì che si odono i dialoghi a volte banali, lo slang del croato medio, che cerca di mettere ordine nella propria vita. Il poeta, blogger e autore Vlado Bulić, la cui romanzo Cyber-Punk Journey Into the Heart of Croatian Dream (2006) in Croazia ha destato grande scalpore, ha avuto il suo momento di gloria dopo la lettura della raccolta di racconti brevi di Perišić, You Can Spit On The One Who’ll Ask For Us (1999). “Per me il libro di Robert è stato il primo che è davvero riuscito a cogliere ciò che accade sulle nostre strade”.

Lo stile letterario noto con il nome di Neo-realismo, nato negli anni Novanta, si caratterizza soprattutto per un aspetto: la presenza di più livelli di realtà, che non consentono più di identificare chiaramente realtà e finzione. Vlado per esempio ha creato il personaggio fittizio Denis Lalić, che è sia un celebre blogger sul portale web www.index.hr che il protagonista del suo romanzo, nonché ‘autore’ della blog-collection (un'antologia di post sui blog), Pušiona ('Blowhole', 2006). La stessa produzione prosastica di Vlados attraversa la quotidianità reale, il cyberspazio e vari stati di ebbrezza – su questo non c’è dubbio, anche perché i suoi personaggi sono sotto l'effetto di spinelli per la maggior parte del tempo.

“Per la nostra letteratura è importante mostrare quanto sia facile falsificare la realtà” spiega il giovane editore Ivan Sršen, il quale nel 2007 ha fondato l’agenzia letteraria Sandorf , che rappresenta i lavori provenienti dalla ex-Jugoslavia nel mondo. “La nostra generazione, che ha vissuto la guerra durante l’infanzia, deve trovare delle spiegazioni. Ci siamo trovati ad essere scaraventati da una realtà collettivistica in tutte queste realtà individuali ed ora cerchiamo una chiave d’interpretazione, mentre mille cambiamenti passano accanto a folle velocità.”

"Finché vivremo le conseguenze del passato, saranno presenti anche in letteratura"Anche il romanzo d’esordio di Olja Savičević, Addio, Cowboys!, gioca con la realtà alternativa di uno spaghetti-western, dice Robert riferendosi alla sua collega originaria di Spalato. L’autrice, classe 1974, racconta nel suo romanzo le difficoltà che si incontrano nel passaggio all’età adulta in un sobborgo della Dalmazia, e la crisi d'identità di una studentessa universitaria (Dada) dopo il suicidio del fratello. “Per alcuni autori si tratta di Neo-realismo o di un realismo magico, io preferisco definire il mio lavoro magia realistica – scrivo di cose normalissime in modo tale da farle sembrare irrealistiche e fantastiche. Perché? Perché la realtà ha sempre superato la finzione in termini di crudeltà e impossibilità!”

Violenza: il teatro scende in strada

Violenza e crudeltà sono temi di cui si occupa il giovane duo teatrale composto da Anica Tomić/Jelena Kovačić nello spettacolo This could be my street, in scena allo Zagreb Youth Theatre (ZKM). Anche qui l’attenzione è rivolta alla strada, "lì di fuori, dove c'è la vera gente!". La stridula performance delle due donne di teatro, amiche dai tempi dell’università, mette in scena il caso del giovane Luka Ritz, picchiato a morte mentre si trovava a una fermata dell’autobus di Zagabria nel 2008. In contrasto con la letteratura, che vuol mostrare, Anica e Jelena vogliono scuotere, e questo non solo con una musica assordante: “In Croazia c’è una tendenza per cui sono tutti o colpevoli o innocenti”, spiega Jelena, mentre Anica, agli ultimi mesi di gravidanza, si concede una sigaretta light nel foyer del teatro. “Noi vogliamo dire che tutti voi siete responsabili”.

Come nella letteratura, anche sul palco si mescolano più realtà. La fidanzata di Luka, Lara Lalic, recita nello spettacolo, i cui attori sono privi di un nome e rivestono solo delle funzioni sociali. Anche i genitori di Luka oggi sono seduti tra il pubblico. Nel bel mezzo dello spettacolo c’è una scena di una violenza distruttiva, in cui tutti gli attori – dal rocker con la cresta verte all’insegnante, passando per il giornalista – sfasciano i materiali di scena con in sottofondo una musica frastornante. All’inizio gli spettatori del pubblico, impietriti e come paralizzati, sarebbero stati talmente scioccati da far sì che ora, dopo ogni rappresentazione, sia possibile parlare con uno psicologo di teatro. “La storia del nostro Paese e del suo popolo è troppo spesso affrontata in modo passivo. Noi vogliamo che le persone reagiscano, che ci dicano 'Ne abbiamo abbastanza di questo governo e di tutte queste stronzate' ”, dice Anica energicamente.

Anica & Jelena: "Nella nostra regione nessuno ci ha mai insegnato che abbiamo diritto ad esprimere le nostre opinioni".

Che sia tempo di ribellarsi, lo sottolinea anche Olja Savičević al termine del suo romanzo. Le conseguenze del passato bellico del Paese, ancora recente, sono onnipresenti tutt’oggi. Tuttavia Robert Perišić lamenta anche che ad ‘Ovest’ vi sono determinate aspettative nei confronti degli scrittori provenienti dall’area balcanica, tali per cui la guerra dev’essere sempre nel cuore dei romanzi.

Tuttavia nell’industria culturale croata, secondo Olja, ci sarebbe stato un chiaro spostamento verso i temi sociali. “La Croazia di oggi è una terra che sperimenta il passaggio verso un capitalismo selvaggio: è corrotta, è stata depredata e governata da un pugno di uomini potenti - molti di loro parassiti che hanno sfruttato la situazione di guerra a proprio vantaggio – i quali si sono arricchiti derubando la povera gente. I cittadini oggi sono in massima parte poveri, demoralizzati e privati dei loro diritti. Per questo scendono in piazza. Quando, un anno fa, ho terminato il mio libro, mi è stato chiaro che tutto sarebbe dovuto sfociare in una massiccia protesta. Proporre i grandi temi nelle piccole storie personali. Questo è il massimo che la letteratura al momento può fare, ed è il minimo che deve fare.”

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e in Turchia. Più informazioni su Orient Express Reporter.

Fotos: Boring Routine (cc) Lauba House/flickr; Robert ©Sandorf; Bücher und Straßen (cc)roksoslav/flickr; Vlado ©Sandorf; Olja ©Andrija Zelmanović; Anica Tomić/Jelena Kovačić "This could be my street" ©ZKM