Cultura

L'arte del flirt secondo un francese: in Germania non funziona

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 28 gennaio 2013
"Oggi non dimenticatevi le coccole", si legge sulla pagina Facebook di Zur Sache, Chérie, ultimo romanzo di Alain-Xavier Wurst, scrittore e giornalista francese di base in terra tedesca. In occasione del cinquantesimo anniversario del Trattato dell'Eliseo, diamo un'occhiata nei nidi d'amore franco-tedeschi con Wurst, autore del manuale d'amore di un francese in Germania.
A partire da marzo 2013, il suo libro sarà presentato anche sui palcoscenici svizzeri.

I racconti delle scappatelle con le donne tedesche di Alain-Xavier Wurst, nato a Parigi, non si discostano molto dal diario di un adolescente. Tutto sommato, il libriccino si rivela una lettura leggera e volutamente non pretenziosa, nonostante Wurst abbia destato l'attenzione mediatica con le sue "relazioni di ricerca". Questo non stupisce. L'autore sostiene, infatti, di aver individuato la causa del problema demografico della Germania. Stando a quanto scrive, i tedeschi hanno pochi bambini perché non conoscono l'arte del flirt. Lo stesso Wurst, di fronte ai limiti imposti dalla cultura tedesca, sembra avere non poche difficoltà a instaurare un rapporto con le donne e finisce per accusare la storia e la psicologia del popolo tedesco per i suoi fallimenti amorosi. Forse non è sorprendente che Wurst prenda più volte il benservito?

Lo scambio culturale tra i due vecchi rivali, non da ultimo attraverso la generazione Erasmus, ha permesso ai francesi e ai tedeschi di farsi una propria idea, gli uni degli altri. Non è stato solo Wurst ad intraprendere l'esplorazione dell'universo amoroso tedesco. Ormai da un po' di tempo sempre più studenti ogni semestre lasciano la madrepatria e partono all'estero per esplorare l'ignoto. Con tutti i sensi.

L' amore franco-tedesco funziona?

La domanda ha il suo perché. L'amicizia franco-tedesca ha un peso nella monogamia seriale dei tedeschi oppure tra concezioni culturali tanto diverse ogni stereotipo viene meno? Quanti tedeschi possono sostenere di aver vissuto una relazione con una francese o un francese? Wurst affronta il problema dalla base: fa il test dell'alce sui corteggiatori francesi in Germania e fa un resoconto della sua spedizione nelle camere da letto tedesche, campo di ricerca privilegiato per la sua "inchiesta".

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Ma qui si presenta il seguente dilemma. Wurst vuole conoscere la cultura tedesca. Già solo dal suo cognome, che ha ereditato dai nonni, si capisce che la sua famiglia ha radici anche in Germania. I suoi amici non riescono a capire il perché del suo interesse nei confronti delle donne tedesche. La loro idea della popolazione femminile vicina è più che comune in Francia: la donna tedesca sarebbe asessuata e non si depilerebbe. Non vuole avere rapporti, punto.

Tali generalizzazioni non lo soddisfano. La Germania non è solo l'arida terra dei benpensanti di cui ha sentito parlare nella sua infanzia. La passione, in tutti i sensi, di Wurst comincia quindi sull'autostrada. Con carichi pieni di diverse varietà di formaggio inizia la sua ricerca sull'amore, si ferma su una piazzola di sosta e offre a due bionde chiuse in una Golf formaggio e vino. Le due non accettano l'offerta culinaria ed è più che probabile che abbiano intravisto in Wurst un maniaco appena uscito da un istituto di prevenzione. Primo approccio fallito.

"Non sono certo una donnaccia"

Anche il successivo tentativo non sembra funzionare: con le migliori intenzioni Wurst consiglia alla sua compagna di studi, Nina, di indossare scarpe col tacco, perché quelle che porta ai piedi sarebbero un "insulto" al suo stile altrimenti ineccepibile. Nina risponde offesa che lei non è certo una donnaccia! Le donne tedesche non vogliono essere a tutti i costi dei sex symbol. La brusca critica di Wurst fa suonare in Nina un campanello d'allarme. Ci sono tanti altri modi di dimostrare il suo essere sexy.

Oggi la situazione sembra, almeno un po', cambiata. Molti francesi dicono che, per quanto riguarda il corteggiamento, le donne berlinesi sarebbero particolarmente audaci: non sarebbe più l'uomo a fare il primo passo, ma la signora. Tuttavia, è doveroso ricordare che in Germania gli uomini macho sono tendenzialmente malvisti e che alle donne tedesche non piace quando gli uomini monopolizzano la conversazione.

Spesso si riesce addirittura a immaginare l'irritazione della vittima alle avance di Wurst. In un caso lo scrittore, abituato ormai a flirtare con le donne tedesche, si ritiene confuso: il fatto che in Germania ci siano letti matrimoniali con una sorta di linea di separazione al centro dimostra come i tedeschi siano riservati persino a letto. Oggi i venticinquenni, sia francesi che tedeschi, preferiscono comprare i loro letti da un produttore di mobili svedese... In un altro caso, una conquista di Wurst interrompe improvvisamente il flirt per andare a lavarsi i denti! Di nuovo, Wurst intuisce la psicologia della donna tedesca e non esita a dichiarare che è lei ad aver bisogno di disciplina, persino durante il sesso.

Wurst e Werther

Agli uomini tedeschi Wurst diagnostica la sindrome di Werther, il personaggio sgorgato dall'estro di Goethe, disperatamente romantico e depresso per antonomasia. Secondo la firma francese, l'uomo tedesco sarebbe vittima di un concetto di moralità che gli vieterebbe di formulare pensieri impuri. La correttezza e il senso dell'organizzazione che rendono il popolo tedesco vincente in ambito economico semplicemente non funzionano in amore.

Le ipotesi di Wurst sono in parte molto divertenti e si spera che i tedeschi le prendano con umorismo, per quanto possano essere poco fondate. Anzi, che facciano prova di adattamento e autoironia! Con l'altro sesso è fondamentale!

Wurst sembra inciampare sulla sua stessa identità. Nell'incontro con lo straniero si vede apparentemente costretto a recitare lo stereotipo del tipico francese: amante del formaggio, conoscitore di vini, donnaiolo e via dicendo. Si chiama anche crisi d'identità. Perché, Wurst? Perché non adeguarsi alla terra che ti accoglie da anni? In fondo, forse, il libro parla di più della cultura francese che di quella tedesca.

Foto: copertina (cc)Annalisa Maffia/flickr; nel testo: Merkel e Hollande (cc)Eoghan OLionnain/flickr