Cultura

La traduzione: moneta di scambio o lingua comune?

Articolo pubblicato il 13 novembre 2013
Articolo pubblicato il 13 novembre 2013

Ogni anno l'Ue spende circa 300 milioni di euro per le traduzioni di atti, documenti e trattati vari. Ma chi si occupa di rendere accessibili i testi letterari originali in tutte le lingue europee?

Ci siamo mai chiesti se l'Ue, portavoce di una cultura condivisa, si impegni realmente a promuovere gli scambi culturali? La Società Europea degli Autori (SEA) risponderebbe con scetticismo a questa domanda. Non si può non notare infatti, che la percentuale di libri tradotti da una lingua europea all'altra rimane piuttosto bassa. In occasione di un dibattito sul tema "Arte e lingua", tenutosi lo scorso maggio 2013 presso la fondazione franco-tedesco-polacca Genshagen (nei pressi di Berlino, nda.), il direttore della SEA, Camille de Toledo, ha mostrato un atteggiamento negativo. Perché? Nell'era delle traduzioni digitali e di Google Traduttore (sic!), assistiamo alla perdita dell'identità dell'autore. Uno degli obiettivi della SEA è quello di incentivare la creazione di un "centro letterario" indipendente a disposizione dell'Ue. Secondo Camille de Toledo, si tratta di "costruire una piattaforma tecnologica che eviti che tutto il valore non negoziabile e intangibile dei testi, delle traduzioni, dei messaggi e delle corrispondenze vada perduto a causa della tecnologia: strumento inconsapevole che non si preoccupa di rispettare l'identità e l'unicità del testo".

UNO SLANCIo AGLI SCAMBI CULTURALI

L'Ue funziona grazie alle traduzioni, le quali sono essenziali sia per la gestione degli affari giuridici e di ordinaria amministrazione, sia per la stesura di bollettini ufficiali e di documenti affini. Nonostante si ritenga necessaria, utile e fruttuosa, la traduzione è, per natura, impersonale. Che siano trattati, atti o resoconti, i testi da tradurre spesso non rivendicano alcun autore. Ma dove si annida il problema? Secondo Camille de Toledo, sarebbe rischioso adottare questo metodo anche per i testi di autori letterari. L'Ue dovrebbe concentrarsi sulla traduzione di testi letterari rinnovando una politica di scambi basata sulla cultura, mettendo da parte una pratica traduttiva divenuta ormai quotidiana e usuale (quella degli atti ufficiali, appunto).

In tal senso, Camille de Toledo fa una distinzione fondamentale: da una parte abbiamo la traduzione in uso presso le istituzioni sovranazionali che mira alla comunicazione e che può essere definita "una dimensione fittizia"; dall'altra, abbiamo la traduzione letteraria, che, al contrario, appartiene a "una dimensione umana". Oggigiorno le risorse dell'Ue vengono convogliate verso un unico obiettivo: la comunicazione istituzionale. Secondo le società letterarie questa tendenza non incentiverebbe l'inter-culturalità europea. Camille de Toledo si chiede poi: "Su chi gravano gli alti costi della traduzione?"; inoltre, sottolinea che "i libri impiegano tempo per viaggiare da una nazione all'altra, per passare da una lingua all'altra". L'Unione europea è forse all'oscuro di questo problema culturale strettamente connesso alla lingua comune?

"IN EUROPA, L'UNICA LINGUA COMUne è LA TRADUZIONE"

Collocando la questione della traduzione nel contesto europeo e globale attuale, Camille de Toledo propone inoltre un'interpretazione interessante dell'attuale crisi identitaria dell'Ue: le tensioni sviluppatesi al suo interno sarebbero infatti legate a una mancata attenzione nei confronti della lingua. Il Direttore della SEA, ritenendo la traduzione una vera arte della mediazione, propone invece di "immaginare il cittadino europeo come un traduttore" e prende in prestito una frase di Umberto Eco per supportare la sua tesi: "L'unica lingua comune dell'Europa è la traduzione". Il traduttore deve essere mosso da un'intenzione e un desiderio di scrivere profondi che richiamino ed evochino quelli dell'autore. La traduzione è quindi un vero e proprio angolo letterario, un momento inevitabile in un'epoca in cui gli scambi economici, commerciali e culturali rappresentano il fulcro delle relazioni internazionali. La letteratura deve essere esportata nel mondo con la stessa facilità con cui beviamo un bicchiere d'acqua! È questa la sfida che si pone la SEA attraverso il progetto Finnegan, dal nome del protagonista dell'opera omonima di James Joyce, nella quale lo scrittore compone i suoi pensieri in più lingue; un'iniziativa che mira alla creazione di un patrimonio letterario europeo che riattivi la rete di autori e traduttori delle lingue dell'Ue, ufficiali e non.