Cultura

La televisione pubblica in crisi, quo vadis?

Articolo pubblicato il 18 novembre 2008
Articolo pubblicato il 18 novembre 2008
Le emittenti pubbliche si trovano in questo momento al centro di un dibattito paneuropeo che tocca, tra le altre, ARD, BBC France Télevision e Rai. Vengono tutte rimproverate di mandare in onda programmi scadenti e di basso livello, nonostante il costo esorbitante del canone televisivo.

Un ammasso di “sciocchezze” alla Tv tedesca

Standing Ovation. Il piccolo vecchio uomo viene accompagnato sul palcoscenico. Con fare misurato inizia il suo discorso. Ebbene sì, la famosa “r” arrotata fuoriesce dalle sue labbra e l’indice, che tutti temono, fa già sentire il suo peso nell’aria. Il pubblico continua a ridere. È l’11 ottobre 2008, il critico letterario più famoso della Germania, Marcel Reich-Ranicki, cavalca il palcoscenico, ospite di un famoso gala che celebra i successi dell'anno e in occasione del quale è chiamato a ricevere un premio alla carriera, il Deutscher Fernsehpreis (una sorta di Telegatto). «No, grazie, questo premio non lo posso accettare. Dopo tutte le cretinate alle quali ho assistito stasera, onestamente non credo di far parte della compagnia», ha dichiarato. I direttori siedono in prima fila e ridono confusi per le telecamere. Il giorno successivo scoppia il dibattito sulla qualità della televisione che divampa su tutti i canali. Improvvisamente, tutti vorrebbero sapere che cosa è successo con la televisione e guardano con fare interrogativo canali come ARD (Consorzio della radiodiffusione pubblica della Repubblica Federale Tedesca) e ZDF (seconda televisione tedesca), dato che queste emittenti avrebbero la vocazione alla diffusione dell’informazione e della cultura. Per entrambe si pone il problema degli ascolti: i giovani le evitano di sana pianta. L’età media degli spettatori che seguono questi canali, infatti, si aggira intorno ai 65 anni. E non c’è da meravigliarsi, in prima serata vengono trasmessi principalmente film “rosa” tratti dai romanzi di Rosamunde Pilcher e spettacoli di intrattenimento di musica popolare. Le trasmissioni politiche vengono, invece, confinate a tarda serata, mentre si cerca di riempire i vuoti mancanti con forme d’intrattenimento superficiali come telenovela e spettacoli a quiz.

Ma non è un problema esclusivamente tedesco. Dall’introduzione negli anni Ottanta del sistema duale del settore radiotelevisivo, le emittenti pubbliche si trovano a dover competere in tutta Europa con i canali privati. Le emittenti pubbliche sono costrette a giustificare maggiormente i peggiori rendimenti e si finanziano prevalentemente con il canone. Mentre i privati si accaparrano i più giovani con spettacoli a quiz, talkshow, reality e serie americane, le emittenti pubbliche si trovano di fronte all’eterno conflitto: compito educativo o boom di ascolti?

L’affare “Sachsgate” alla BBC: volgarità in diretta

La madre di tutte le emittenti pubbliche, la BBC inglese, in questa caccia ai più giovani, ha segnato un autogol. Lo scandalo del momento: il cosiddetto affare “Sachsgate”. Jonathan Ross, la star televisiva più pagata in Gran Bretagna e Russel Brand, presentatore giovanile dal fare provocatorio, in una trasmissione della BBC hanno chiamato più volte telefonicamente l’anziano attore 78enne Andrew Sachs, ripetendo parolacce e allusioni pesanti. Le battutacce, estremamente volgari, sono rimaste registrate sulla sua segreteria telefonica. I responsabili non hanno replicato nulla, riconoscendo la gravità dello scherzo. Questo episodio ha scatenato un inferno nell’opinione pubblica al termine della trasmissione: la BBC rappresenterebbe in Inghilterra il marchio di giornalismo serio. Inoltre costa ai contribuenti la modica cifra di 3,5 miliardi di sterline all’anno per il canone. La costatazione più amara? Per motivi di costi la BBC è stata costretta a tagliare alcune centinaia di posti di lavoro, anche se per il prolungamento del contratto di Jonathan Ross fino al 2010, l’emittente ha sborsato una cifra pari a 18 milioni di sterline e ha incrementato il reddito dei suoi dirigenti del 17%. Anche nel 2007 la BBC era già incappata in alcuni errori grossolani: il trailer realizzato sottoforma di documentario per raccontare la carriera della regina era stato montato e trasmesso erroneamente e le telefonate erano state manipolate volutamente. La BBC ha chiesto scusa pubblicamente alla regina e ha pagato una multa per la “manipolazione”. Dopo lo scandalo Sachsgate, gli oppositori del canone dispongono di molte munizioni.

Sarko elimina la pubblicità su France Télévisions

Per prevenire problemi e accaparrarsi l’audience – questa a quanto pare la motivazione ufficiale – il Presidente francese Nicolas Sarkozy a gennaio ha annunciato una riforma delle emittenti pubbliche del gruppo France Télévisions. Per cominciare: gli spot pubblicitari verranno gradualmente soppressi. Dal 2009 la pubblicità verrà interrotta soltanto dopo le venti, mentre dal 2011 sparirà completamente. Mentre France Télévisons dovrà sostenere 450 milioni di euro di perdite di introiti pubblicitari, i canali privati potranno addirittura inserire un maggiore numero di spot e interrompere con più frequenza la trasmissione dei film. La torta pubblicitaria viene ora ripartita nuovamente: un Natale privilegiato per i potenti amici mediatici di Sarkozy. Secondo: Sarkozy nomina i capi delle emittenti statali. Il Presidente non ci vede niente di riprovevole, del resto “anche” in una grande azienda l’azionista principale decide chi deve stare al vertice. «Tutte sciocchezze», affermano i critici, Sarkozy ha fatto tutto questo per portare i media dalla sua parte, tanto che l’opposizione teme una televisione di stato. Francois Bayrou, Presidente del partito MoDem, ha definito la riforma come una «regressione senza precedenti».

Berlusconi: sovrano della RAI

In Francia uno scandalo, in Italia quasi tradizione: politica e media qui già da molto tempo sono strapazzati. Già dal 2004, il Parlamento europeo ha criticato duramente la posizione dominante di Berlusconi definendola come una «combinazione alquanto singolare di potenza economica, politica e mediatica». Il Presidente del Consiglio possiede il gruppo Mediaset e, visto il ruolo che ricopre, esercita anche una forte influenza sulla RAI. Nel complesso i due gruppi rappresentano il 90% del mercato della televisione italiana. Il vertice della RAI è presieduto da un consiglio di amministrazione costituito da nove dirigenti che, tuttavia, viene nominato da una commissione di vigilanza parlamentare e dal Ministro delle Finanze. Dalla sua rielezione, nel maggio 2008, Berlusconi non è riuscito a nominare un nuovo Presidente del consiglio di vigilanza. Il Presidente si trova ora in un vicolo cieco con l’opposizione. Per motivi di frustrazione, leggiamo che il premier avrebbe detto agli industriali: «Come fate ad accettare che la Rai – che vive anche grazie alla vostra pubblicità – inserisca i vostri spot in programmi dove si diffondono solo panico e sfiducia». Il segretario nazionale dell'Unione Sindacale Giornalisti Rai, Carlo Verna, ha definito questo come «un vergognoso e irresponsabile» tentativo di peggiorare la situazione finanziaria delle emittenti pubbliche. L’indipendenza della RAI rimane tuttora un punto interrogativo.

La foto nell'articolo è di David Tett.