Cultura

La scuola multilingue di Vienna: crescere parlando tedesco, slovacco e ceco

Articolo pubblicato il 05 agosto 2015
Articolo pubblicato il 05 agosto 2015

Vienna è stata una città multiculturale secoli prima che il termine fosse persino inventato. Ancora oggi ospita decine di nazionalità diverse. Alcune di esse si sono installate solo di recente, ma l'origine di molte comunità (come quella ceca e slovacca) risale all'epoca dell'Impero asburgico. Siamo stati nella scuola multilingue Komenský per capire come funziona oggi.

Le sorti delle comunità ceca e slovacca della Capitale austriaca hanno avuto diversi alti e bassi. Oggi queste comunità sono formate sia dai "vecchi coloni" che da stranieri di recente immigrazione, che si sono trasferiti a Vienna dopo l'apertura del mercato del lavoro anche ai cittadini dei nuovi Stati dell'UE.

Nonostante questi gruppi abbiano origini profondamente differenti, essi conservano ancora alcuni elementi che li uniscono, uno su tutti il desiderio di far crescere i propri figli con la consapevolezza delle proprie radici. Una delle possibilità per riuscirci è mandarli alla scuola ceca e slovacca diretta dalla Associazione Komenský, fondata nel 1872 per dare ai cechi locali l'opportunità di studiare nella propria madrelingua. All'epoca, a Vienna erano in 200 mila a parlare ceco e slovacco come prima lingua.

Una scuola, più lingue: per prepararsi al meglio

Il Presidente dell'associazione, Karl Hanzl, afferma che, mentre in passato lo scopo principale della scuola era preservare l'identità nazionale, oggi l'obiettivo è l'educazione di bambini poliglotti. «In questo contesto economico, è prezioso e vantaggioso saper parlare anche tedesco, ceco, slovacco e ungherese, oltre all'universale inglese,» aggiunge, spiegando un altro aspetto significativo dell'educare bambini in più di una lingua.

Al momento, i corsi attivati dalla Komenský sono frequentati da circa 500 bambini, distribuiti in più classi di apprendimento. Secondo Hanzl, circa l'80% sono cittadini austriaci, due terzi sono di etnia ceca e un terzo di etnia slovacca. All'età di due anni si può iniziare a frequentare l'asilo, per poi finire a 18 anni, dopo aver superato gli esami finali della scuola superiore (Realgymnasium).

Quando abbiamo visitato la scuola, abbiamo chiesto come i suoi insegnamenti si rapportino, a livello pratico, con il sistema scolastico nazionale. Ovviamente, tutte le scuole seguono il percorso di studi austriaco e usano libri di testo in tedesco. Storicamente il processo educativo avveniva in ceco e tedesco, ma all'inizio degli anni '90 è stato aggiunto lo slovacco, rendendo l'insegnamento  fondamentalmente trilingue. «All'inizio del percorso di studi, i genitori decidono insieme agli insegnanti la lingua in cui i bambini verranno "alfabetizzati". Questo significa che impareranno a leggere e scrivere nella loro lingua "forte". E durante i primi due anni di istruzione, la loro conoscenza dell'altra lingua dovrebbe raggiungere lo stesso livello» dice Karl Hanzl.

La preside della scuola primaria, Marcela Ofner, ci racconta che gli insegnanti tengono le lezioni di tutte le materie in due o tre lingue, ad eccezione delle ore di tedesco e inglese: «I docenti, che al 98% sono cechi o slovacchi, passano dal tedesco al ceco. Se un bambino non capisce, lo spiegano in tedesco. Tutto è mischiato. I bambini prendono appunti sia in ceco sia in tedesco e, quelli slovacchi, in slovacco e tedesco». Dice che il sistema funziona bene: gli studenti ci sono abituati. Cambiano persino lingua mentre parlano tra di loro, senza che ai bambini causi alcun problema.

Una formazione completa e stimolante

La preside Ofner fa notare che gli alunni slovacchi imparano velocemente e dopo un anno parlano slovacco, ceco e tedesco; mentre i bambini cechi hanno una buona comprensione passiva dello slovacco, ma la lingua ceca è predominante. Secondo lei, essere poliglotta oggi costituisce una ricchezza in un mondo che si sta aprendo sempre di più, per questo motivo è davvero un valore aggiunto crescere in un ambiente simile. La scuola fornisce ai bambini molto più di due o tre lingue, insegna anche la cultura, la storia, la geografia e le tradizioni dei rispettivi Paesi. «Non sarebbero in grado di apprendere tutto questo solamente parlando con i genitori a casa,» evidenzia la preside della scuola primaria Komenský

Purtroppo, durante la nostra visita non abbiamo avuto modo di partecipare ad una lezione bilingue, ma solo ad una lezione di tedesco. Vedere come fossero partecipi i bambini è stato sorprendente. Sospettavamo che si stessero mettendo in mostra perché li stavamo osservando, ma l'insegnante, una delle poche che non parla ceco o slovacco, ci ha detto che, anzi, era un comportamento normale.

Abbiamo parlato con alcuni allievi di terza elementare. Peter ci ha raccontato che quando si è trasferito a Vienna con i genitori, quattro anni fa, non parlava tedesco: «Ora sono al terzo anno e abbiamo un'insegnante germanofona, così riesco a migliorare il mio tedesco». I bambini sembravano divertirsi davvero a scuola, nonostante ammettano di preferire i giorni senza i compiti da fare a casa.

Le scuole Komenský sono un buon esempio di come le istituzioni per le minoranze etniche non creino necessariamente ghetti culturali ma, al contrario, arricchiscano i bambini, offrendo loro la possibilità di attingere a pieno dalle diverse culture in cui stanno crescendo.