Cultura

La memoria a fumetti: Primo Levi secondo Pietro Scarnera

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 09 febbraio 2016

Una stella tranquilla di Pietro Scarnera ha vinto il Premio Rivelazione 2016 al Festival di Angoulême. Una grande sorpresa per tutti, per l'autore in primis. La sua graphic novel è un "ritratto sentimentale" e rispettoso di Primo Levi, narrato sullo sfondo di una Torino in continua evoluzione.

Pietro Scarnera, fumettista di origini torinesi ma operativo a Bologna, assomiglia molto al Primo Levi che ritrae nella sua ultima graphic novel, Una stella tranquilla (Comma 22): riservato ed estremamente gentile. Abbiamo parlato con l'autore della genesi di questo suo secondo volume (che segue Diario di un addio); di giornalismo a fumetti; e del "Premio Rivelazione 2016", appena vinto al Festiva di Angoulême, in Francia, dove ogni anno si riunisce il gotha del fumetto europeo

cafébabel: La tua opera traccia un ritratto sentimentale di Primo Levi, ma si concentra soprattutto sulla vita pubblica, sulla sua carriera divisa tra la chimica e la scrittura. Perché questa decisione?

Pietro Scarnera: Ho letto diverse biografie su Primo Levi e mi hanno sempre fatto un strano effetto. Sono opere molto corpose (la più completa non è ancora stata pubblicata in Italia, è scritta dall’inglese Ian Thomson), spesso frutto di un lungo lavoro di ricerca. Ma paradossalmente in queste biografie non si ha l’impressione di incontrare Primo Levi. Quindi io ho provato a fare qualcosa di opposto, una lettura "in diagonale", come ha scritto Marco Belpoliti. In Una stella tranquilla ho usato solo episodi che Levi aveva già raccontato nei suoi libri e nelle interviste. Ho fatto una sorta di collage testuale, tentando di restituire il Primo Levi che io ho amato, quello che emerge dai suoi libri. È come se avessi rimesso ordine nel modo in cui Levi stesso si è raccontato. Penso che si sia fatta a lungo confusione tra la persona-Levi e il personaggio-Levi, tra l’uomo e lo scrittore. Io non sono molto interessato alla sua sfera privata, anche perché quello che c’era di rilevante da dire sulla sua vita, Levi stesso l’aveva già scritto, secondo me. In più era una persona molto riservata, e io volevo assolutamente rispettarlo.

cafébabel: Che cosa ha da dire Levi ai più giovani, ai "figli dei figli", per citare le sue parole?

Pietro Scarnera: Io penso che I sommersi e i salvati, il suo ultimo libro, un saggio che raccoglie 40 anni di studio e riflessione sul lager, sia una lettura fondamentale. Oggi la memoria dello sterminio si è "istituzionalizzata", in un certo senso. Questo è un bene ma è anche un pericolo: si rischia di dividere tutto in bianco e nero, in buoni e cattivi. Quello che ci dice Levi è che il pericolo non viene solo dall’esterno, ma anche dall’interno, da noi stessi in quanto esseri umani. I nazisti non erano mostri, erano fatti "della nostra stessa pasta", e soprattutto chi ha fatto finta di non sapere e non vedere, chi non si è opposto, erano persone come noi. A me viene abbastanza naturale pensare al modo in cui trattiamo i migranti: ignoriamo una strage che avviene ogni giorno ai nostri confini, nei nostri mari, e siamo stati pronti a costruire strutture come i CIE (Centri di identificazione ed espulsione, n.d.r.), dove sei detenuto perché non hai un documento, non perché hai commesso un crimine. L’indifferenza generale, e in alcuni casi l’odio, che circonda i migranti, sono segnali molto preoccupanti.

cafébabel: Che differenze intercorrono tra il modo di concepire il fumetto in Italia e in Francia? Pensi, per esempio, che il tuo lavoro sarebbe valorizzato e premiato allo stesso modo anche qui?

Pietro Scarnera: Sono abbastanza soddisfatto del modo in cui Una stella tranquilla è stato accolto in Italia, soprattutto nelle "cerchie" che mi interessavano: i lettori di Primo Levi e gli studiosi di Primo Levi. La Francia ha un mercato più grande, che ho appena iniziato a scoprire in realtà (non ero mai stato neanche a Parigi!). Ricevere il premio mi ha fatto piacere, naturalmente, e devo ancora capire bene cosa vuol dire… ma non si fa un libro così per vincere un premio. Mi interessa che Una stella tranquilla sia letto, che arrivi al maggior numero possibile di persone, perché secondo me dice delle cose importanti, che sono poi quelle che ha detto Primo Levi.

cafébabel: La scelta dell’autore di entrare effettivamente nella narrazione si colloca in un preciso modo di fare fumetto (come Maus o Palestine) e anche giornalismo. Tu fai parte della redazione di Graphic News: come pensi che il fumetto possa contribuire a fare informazione?

Pietro Scarnera: È quello che stiamo tentando di scoprire! Il sito Graphic News nasce come una sperimentazione doppia: cerchiamo di capire cosa si può fare nel giornalismo a fumetti e allo stesso tempo cosa si può fare col fumetto digitale. Il fumetto ha un suo linguaggio specifico, come il cinema o la fotografia, e può dare un punto di vista diverso sulle cose. Il fatto di inserirsi in prima persona nella narrazione sembra funzionare, forse perché il disegno, lo stile dell’autore, sono già qualcosa di molto personale: forse nel fumetto non c’è molto spazio per l’oggettività.

cafébabel: La città di Torino ha un ruolo centrale nella narrazione: non è solo sfondo, ma essa stessa è un personaggio e si evolve dalla città grigia e industriale a quella vivace di oggi. Qual è il ruolo della città nel libro? Che cosa ti lega ad essa?

Pietro Scarnera: È la città in cui sono nato e in parte cresciuto. È una città che amo molto, sopratutto perché è cambiata così tanto nel corso degli anni. Visto che la storia che racconto in Una stella tranquilla va dal dopoguerra ai giorni nostri, ne ho approfittato per mostrare questo cambiamento. Ai fini della narrazione, parlare di Torino serviva a spiegare il contesto in cui Levi si muoveva, e serviva anche a rendere il confronto tra generazioni che anima tutto il libro: i due ragazzi (di cui uno è il mio alter-ego), che attraversano Torino cercando le tracce di Levi, si muovono spesso nei quartieri di periferia (Lingotto e Mirafiori, dove ho abitato io stesso), mentre la Torino di Levi è quella del centro.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Milano.