Cultura

La masturbazione in tutte le lingue: una guida di Cafèbabel

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2017
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2017

Per alcuni, San Valentino può essere una festa crudele. Poi arriva il 15 febbraio, San Faustino e la festa dei single. Ma la masturbazione riguarda tutti. Alla fine non c’è amore più importante che l’amore per se stessi.

Siamo fra adulti, diciamolo senza paura: tutti si masturbano. È una sanissima abitudine, sebbene introdurre candidamente l’argomento in una conversazione sia ancora considerato rischioso. Per fortuna, quasi ogni lingua ha le sue frasi in codice per parlare dell’argomento, e alcune sono parecchio bizzarre e fantasiose.

In materia di masturbazione, ci sono delle tendenze che trascendono le lingue. La masturbazione maschile, in particolare, molto spesso è descritta come un atto stranamente violento. Gli inglesi strozzano il vescovo ("choking the bishop"), mentre i tedeschi preferiscono strozzare un malcapitato di nome Jürgen ("Jürgen würgen"). Diverse espressioni polacche per quella che potrebbe anche essere chiamata una menata sembrano insistere sul desiderio di picchiare qualcosa o qualcuno, che sia "walić konia" (un cavallo), o "walić szkopa po kasku" (un soldato tedesco sul casco, probabilmente per l’aspetto delle uniformi tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale), o ancora "trzepać kapucyna" (un monaco). Quest’ultima espressione potrebbe risultare strana se si pensa al paese di stragrande maggioranza cattolica, ma una "kapucyna" (un cappuccino) è anche un genere di scimmia, per cui la frase potrebbe avere un’origine simile all’inglese "spanking the monkey" (sculacciare la scimmia).

Senza stupire nessuno, i francesi pensano al cibo: da quelle parti puoi sia "toucher la nouille" (toccare lo spaghetto), sia "chatouiller le poireau" (stuzzicare il porro). Allo stesso tempo, gli italiani si danno agli attrezzi: si fanno una sega (che, se ci si pensa bene, ha l’aria di essere doloroso), o lucidano il manico. In Spagna sembrano conoscere l’amica dell’italiana "Federica", che si chiama "Manuela" e si intrattiene in visite immaginarie.

Ahimé la masturbazione femminile resta ancora di più un taboo, il che spiega la scarsa varietà di eufemismi. Ma ci sono delle opzioni interessanti: le svedesi, ad esempio, hanno coniato il meraviglioso termine "klittra", un mix delle parole "clitoride" e "glitter". In Italia lo chiamano ditalino, che ha un che di evocativo: dopotutto, si usano le dita. Le inglesi possono dire che titillano il fagiolo ("flicking the bean"), mentre in Germania lucidano la perla ("sich die Perle putzen").

Ora non resta che chiudere gli occhi e pensare all’Inghilterra. O alla Polonia. O al cibo, o perfino a Manuela.