Cultura

La mascolinità al cinema: Bond ha le ore contate

Articolo pubblicato il 20 novembre 2012
Articolo pubblicato il 20 novembre 2012
I media ci dicono da anni che i nostri uomini sono depressi. Essere macho non è più ‘in’ – ma quali sono le altre opzioni? L'opera prima del regista Jan Ole Gerster traccia un nuovo modello di mascolinità per l’uomo del 2012.

"Oh Boy" è la storia di un giorno nella vita di Niko Fischer (interpretato da Tom Schilling): 20 anni o giù di lì, al verde e non sa dove andare. Il premiato film tedesco offre un ritratto più che negativo della mascolinità. Tradizionalmente, l'essere "maschio" è stato identificato in una dicotomia dove l'uomo è il lato forte, attivo e razionale, in contrapposizione alla femminilità, debole, passiva ed emotiva. Di recente, tuttavia, sugli schermi, il profilo dei protagonisti maschili non è più tratteggiato in rapporto alle fidanzate e alle sorelle, ma in contrapposizione alla figura del padre (un primo esempio è il classico britannico ‘’Billy Elliott’’, 2000).

Di chi è il problema?

In "Oh Boy", Niko trova se stesso scontrandosi con la mascolinità degli uomini in cui si imbatte: il padre, un imprenditore ambizioso e giocatore di golf; il vicino, noncurante degli affetti, che passa il tempo giocando a calcetto contro se stesso; gli zoticoni nelle strade che lanciano occhiate, e non solo, eloquenti alla ragazza che gli ha rubato il cuore. Niko non riesce ad adattarsi a nessuna di queste categorie. Ha lasciato l’università un paio di anni prima, gli manca la guida del padre, cade nel baratro dell’alcol e si accontenta dell’amicizia, se così possiamo chiamarla, a buon mercato dei suoi vicini.

Il risultato è un senso di isolamento: "hai mai avuto l'impressione che tutti intorno a te sembrino strani?", chiede nel film. "E più lo pensi, più realizzi che non sono gli altri ma sei tu il problema?". L’isolamento viene quasi auto imposto, millantando una certa ironia e un'ostentata indifferenza verso gli altri. Soprattutto quando finisce la storia con la sua ragazza. Questo isolamento ricorda quello di Tommaso, il protagonista del film italiano ‘‘Mine vaganti’’ (2010), che, incapace di spiegare i suoi desideri alla sua famiglia, trova se stesso in una bugia.

Il passivo, il nuovo anti-eroe

Il problema del padre di Niko con suo figlio è la passività. I veri uomini ‘fanno’ le cose, giusto? Il principe salva la principessa dalla strega cattiva, il cacciatore dell’età della pietra trova cibo per la famiglia e James Bond salva il mondo (è il suo 50° anniversario cinematografico, dopo tutto). Ma Niko non può imporre a se stesso di fare qualcosa. Lo stile quasi impressionista di ‘’Oh Boy’’ riflette lo stile di vita di un giovane uomo che girovaga da senza una meta, che non prende decisioni e non ha obiettivi. Come osserva l’attore Tom Schilling: "Il nostro mondo è sempre sul punto di far fare alla gente qualcosa o di farla diventare qualcuno. Così, restando passivo e fluttuante, Niko è quasi coraggioso, in qualche modo. La gente discute, si chiede se Niko è un idiota, un fannullone o un sognatore. Non è un Bruce Willis che salva il mondo!". Sembra quasi casuale che Niko abbia una patente di guida revocata all’inizio del film: questo è un uomo che abbandona il suo sedile da guidatore e lo lascia a qualcun altro facendo una sterzata. Invece di fare, lui passa il tempo, come dice suo padre, "contemplando".

Tuttavia, la visione della mascolinità di ‘‘Oh boy’’ ci lascia un po' di speranza alla fine. Niko è decisamente più simpatico (ed emotivamente capace) degli altri personaggi maschili nel film. La redenzione arriva sotto forma di due incontri con due personaggi, solitari quasi quanto lui, lasciando intendere che la corazza di Niko e il suo distacco si possono vincere e che, anche se ancora non sa dove sta andando, beh, non c'è niente di male. L'importanza alla fine sembra nascondersi nelle piccole cose della vita: le sedie comode, la bicicletta, una tazza di caffè.

L’uomo del 2012 non è tanto preoccupato della mascolinità.

L’uomo del 2012 non è tanto preoccupato della mascolinità. Commette degli errori, ma sono i suoi errori. Niente a che vedere con l’onda di film britannici in voga negli anni Novanta, come "Full Monty". I protagonisti combattono per lasciarsi coinvolgere da qualcosa considerato finora come prettamente femminile, cioè le emozioni. E se anche questa battaglia alla fine viene vinta, tutta la loro esistenza subisce una vera e propria crisi di identità. L’uomo del 2012 ha altri problemi. Raggiunge, più o meno, un compromesso con il suo io. Ora deve solo comprendere dove sta andando.

Non tutti i film fanno di tutto per avere una nuova forma di mascolinità. L’uscita dell’ultimo film di James Bond ‘‘Skyfall’’ mostra l’ultimo eroe britannico, macho così com’è, e come è sempre stato, anche se il nostro Bond sembra essere stanco della solita vecchia routine. Ha sorpreso tutti rivelando un'abilità un po' traballante, e perfino una tendenza quasi omosessuale, nella scena con il co-protagonista Javier Bardem.

Gli uomini e le donne potranno anche non cambiare, ma la società sì. Alcuni fan si sono lamentati del fatto che Bond trascorre troppo tempo con l’aria abbattuta nel film. Forse dovrebbe prendere esempio da Niko.

Foto: Oh Boy ©X-Verleih, Skyfall ©Sony Pictures, Video (cc)xverleih/YouTube