Cultura

La casa più piccola del mondo

Articolo pubblicato il 09 agosto 2013
Articolo pubblicato il 09 agosto 2013

La Keret House è un'installazione artistica che permette ad artisti e intellettuali di passare un periodo di tempo a Varsavia per trarre ispirazione dalla capitale polacca. Intervista con Jakub Szczesny, ideatore del progetto.  

Un’installazione artistica nella forma di un “inserto”, che è stata ideata per riempire un minuscolo spazio compreso tra due edifici: da un lato un blocco di appartamenti del dopoguerra, dall’altro  uno stabile costruito addirittura prima degli anni quaranta. E’ questa la descrizione che si trova sul sito ufficiale della Keret House, situata all’incrocio di via Chłodnej e Żelaznej, a Varsavia: proprio dove una volta si trovava il ghetto ebraico. Nel suo punto di massima larghezza la casa misura 152 cm, nel punto più stretto soltanto 92. Il nome lo ha ereditato dal suo primo inquilino: Etgar Keret, uno scrittore israeliano di origine polacca. Dopo che ha lasciato l’appartamento, gli ideatori del progetto hanno messo a disposizione lo spazio per altri artisti e intellettuali contemporanei: sono loro i nuovi inquilini della “casa più piccola del mondo”. In questo modo hanno la possibilità di entrare in contatto con la storia e la cultura della città. Dato che la costruzione dell’appartamento è stata finanziata in parte con denaro pubblico, l’idea è che gli artisti si lascino ispirare dall’atmosfera della capitale polacca in cambio di dedicare ad essa le loro opere. Intervista con Jakub Szczsny, il creatore di questa piccola culla d’arte. 

Cafébabel: Jakub, perché hai scelto il nome in onore di Etgar, il primo inquilino della cosidetta “casa più piccola del mondo”?

Jakub: Prima della seconda guerra mondiale, i Keret non vivevano in via Chłodnej. Questa strada però fu il centro del ghetto ebraico e la madre di Etgar fu l'unica persona della famiglia a sopravvivere all'isolamento. La logica che sta dietro all'ingresso di Etgar nella casa ha a che fare con la storia di questo paese. Volevamo qualcuno che fosse in grado, metaforicamente, di rivitalizzare e riempire questo spazio: un vuoto che separa due distinti periodi storici e architettonici della città. Inoltre le sue origini polacche facevano al caso nostro; senza menzionare la fama di cui gode per i suoi brevi racconti: veicolano un senso di fatalismo e tristezza che mi è familiare.

Cafébabel: Come suggerisce il nome, il “1 Meter Marvel” brasiliano occupa uno spazio di un metro, mentre ad Antwerp esiste una casa che misura soltanto 2.4 metri di larghezza. Vi sentite in competizione con queste opere architettoniche?

Jakub: No. In realtà l’etichetta di “casa più piccola del mondo” deriva dall’articolo di un blogger americano. Non era nostra intenzione competere in questi termni. Già da piccolo ero interessato alle tipiche case giapponesi, chiamate “machiya”,  che vengono costruite su piccoli lembi di terreno. Amo le nicchie in cui ci si può estraniare dal mondo, posti in cui sia possibile dimenticare la frenesia e la stupidità della vita moderna. Allo stesso modo ero affascinato dal modo di fare aristocratico e dall’ermetismo naturalista che si manifestavano nei luoghi di contemplazione.

Cafébabel: La casa è mai stata disabitata? Quali altri artisti hanno vissuto qui fino a ora? Come hanno trovato lo stile di vita che vi si conduce?

Jakub: Dopo Etgar abbiamo ospitato due giornalisti americani e un giovane scrittore italiano, Valerio Millefoglie. Ogni inquilino può rimanere al massimo 21 giorni e da agosto inizia un nuovo “ciclo” di inquilini. La casa non è mai stata disabitata, anche perchè conduciamo delle visite guidate dell’appartamento. Fino a ora almeno 4.000 persone hanno visitato l’appartamento. Tutti gli inquilini hanno avuto un piacevole soggiorno e nessuno ha sofferto di attacchi di claustrofobia. Abbiamo notato che l’angustia dell’abitazione porta le persone a condividere di più i propri pensieri e, allo stesso tempo, a essere più introspettivi.

Cafébabel: Perché avete deciso di porre un limite d’età per chi voglia abitare nella Keret House (sotto ai 34 anni ndr.)?

Jakub: Dovreste chiederlo alla Fondazione polacca di Arte Moderna. Probabilmente ha a che fare con i piccoli inconvenienti che una vita del genere comporta: essere ingrado di usare un piccolo bagno di notte, scendere dal letto usando una scala ecc.. I limiti di spazio possono creare un po’ di problemi. Anche perché le persone sono abituate a uno stile di vita più “normale”: ogni aspetto di questa casa é strano e anomalo.

Cafébabel: La casa è un’installazione temporanea. Quando lascerà Varsavia?

Jakub: A fine 2014, dopo due anni di permanenza ci sposteremo. Chissà... magari l’amministrazione cittadina deciderà di finanziare il programma affinché la Keret House possa rimanere a Varsavia per più tempo. In realtà non so se avrebbe molto senso. Infatti abbiamo già avuto proposte di acquisto del progetto. Ci hanno chiesto il permesso per fare una scultura della casa per un belvedere del lago di Ginevra.

Cafébabel: Quali sono i vostri prossimi progetti? Continuerete a riempire gli spazi rimasti vuoti tra i vecchi palazzi di Varsavia?

Jakub: Abbiamo altre idee in corso di realizzazione. Stiamo progettando una casa labirinto nella città di Podkowa Leśna, al centro della Polonia, non lontano dalla capitale. Una famiglia di cinque persone ci andrà a vivere a fine agosto 2013. Poi, a metà settembre, lavoreremo al progetto Source of Love: si tratta della prosecuzione della costruzione di una serie di isole artificiali lungo il fiume Vistola. A metà ottobre invece installeremo un lampada “aureola” a Breslavia (quarta città polacca  per numero di abitanti ndr.) che illuminerà una piazza buia vicino a via Szewskiej . Infine ci sarà un’iniziativa chiamata Viewfinder a New York, ma non posso dirvi di più su questo progetto. Di sicuro sarà un autunno entusiasmante.  

Le foto della casa più piccola del mondo