Cultura

Jean-Luc Debattice, il traghettatore di parole

Articolo pubblicato il 12 luglio 2013
Articolo pubblicato il 12 luglio 2013

Incontro Jean-Luc Debattice nel foyer del Centre-Wallonie Bruxelles di fronte al Centre Pompidou di Parigi. Silenzioso, almeno durante le presentazioni di circostanza, lo scrittore belga si rivela un fiume in piena di racconti, passeggiate narrative e memorie letterarie.

non chiamatelo narratore

Originario di Liegi, Jean-Luc Debattice è a Parigi da 34 anni. “Sono venuto qui perché l’ho voluto io”, precisa sorridendo, "nessuna necessità di emigrare". Attore, cantante, performer, ma soprattutto lettore, Debattice si è di recente esibito in un reading, portando in scena un florilegio di testi per l’ultima edizione del festival dedicato alle Letterature d’Europa, il cui tema è stato il sogno, con le sue chimere. 

Da navigato attore di teatro, conosce bene la differenza tra lettura e spettacolo. “In teatro, c’è un personaggio solo davanti a un buco nero”, spiega, “vige la separazione tra pubblico e attori, pretesa dalla convenzione teatrale, mentre quando si legge un testo non esiste la messa in scena, si ignorano le note di regia”. Tuttavia, precisa, “ogni lettura è frutto di un’intensa preparazione, io non improvviso mai”, ricamando nell’aria, quasi per illustrare l’intelaiatura di un testo.

Da novello traghettatore di testi, si definisce non un narratore bensì un portavoce dell’autore. “Ho un principio”, spiega, “essere sempre dietro il testo, non davanti, preservare il ruolo più importante per l’autore”. Non offuscare l’essenza della parola scritta sembra essere il suo principale obiettivo, “al contrario di molti che mascherano il testo e fanno della lettura una performance personale”.

passeggiate nei boschi narrativi

Come un ritrattista del Rinascimento, Jean-Luc lavora spesso su commissione. Non sono pochi gli autori che gli hanno affidato un testo, nella speranza di riascoltarlo animato dallo slancio poetico che invade le sue performance. “La parola letta è estremamente importante”, afferma con chiarezza, “è una parola scritta e restituita, un regalo al pubblico”.

Nomade letterario, Debattice vaga nei boschi narrativi e nei sentieri letterari, nello spazio e nel tempo della letteratura, alla ricerca di nuove coordinate della parola, di forme inedite del linguaggio. “È come se riuscissi a impregnarmi dell’essenza di un paese attraverso la lettura”, afferma, “non sono un grande viaggiatore, ma riesco a viaggiare con l’immaginazione e i libri, sono loro che mi hanno condotto lungo tutti i paesi che ho visitato”. Dall'Argentina di Borges alle scene dei vecchi cabaret di Montmartre. Debattice, infatti, sembra sia riuscito anche a viaggiare nel tempo, bussando alla porta dello Chat Noir, storico cabaret parigino, ritrovandosi fianco a fianco con gli antichi cantori della capitale, da Aristide Bruant a Erik Satie e Claude Debussy

di folli letterari e letteralmente folli

Amante della parola scritta, virtuoso della lingua, Debattice non poteva non essere tra gli adepti dell’Oulipo, letteralmente Ouvroir de Littérature Potentielle, Laboratorio di Letteratura Potenziale. Il gioco di parole ha, infatti, un ruolo significativo nel suo lavoro, soprattutto in “Florilège des foux”, un’opera “per i folli letterari e per i letteralmente folli”, e in “Avanti Oulipo!”, di prossima pubblicazione.

Il primo obiettivo è quello di raccontare un movimento generatosi intorno a una letteratura del limite”, spiega, “una sorta di sfida”. Jean-Luc pensa ai testi di Georges Perec, tra i capostipiti dell’Oulipo in Francia, in particolare a “La Disparition” (1969), romanzo scritto senza utilizzare la lettera ‘e’ e a “Les Revenentes”, libro in cui l’unica vocale è, invece, solo la ‘e’. “Sono testi la cui lettura non è abbastanza per rendere la particolarità del linguaggio”, spiega, “potrei leggere un intero passaggio dei romanzi di Perec senza che nessuno si accorga della mancanza di una vocale”. 

Ho una tendenza alla sovversione”, dichiara Jean-Luc, “tutto quello che è folle, marginale, anarchico, mi incuriosisce e mi attrae”. La sua è una battaglia personale contro la tendenza alla sicurezza a tutti i costi. “la sicurezza è diventata un rifugio per le arti”, spiega, “nel teatro, nella letteratura, gli autori preferiscono non rischiare mettendo in piedi opere dal consenso facile, per assecondare la platea, perché è sempre più difficile creare un’adesione da parte del pubblico”.

Adesso lavoro sui pirati”, annuncia Jean-Luc, che, di recente, si è imbattuto nei diari di storici bucanieri e in un florilegio di canzoni corsare. Leggendari pirati francesi, come Henry de Monfreid e Ambroise Louis Garneray, che hanno affidato le loro memorie di traversate e disavventure a precarie pagine di diario. La travesata continua. "E devo ancora scegliere la prossima destinazione".

Ci salutiamo con una stretta di mano, in un silenzioso foyer di teatro che nel giro di un'ora ha fatto da scenografia a peripezie letterarie e follie linguistiche, e ci auguriamo di rivederci al prossimo viaggio letterario.