Cultura

Jackass in versione serba: i cascatori del giovane cinema di Belgrado

Articolo pubblicato il 15 giugno 2012
Articolo pubblicato il 15 giugno 2012
Stop con il romanticismo e la guerra. Un gruppo di registi volta la pagina della scena cinematografica serba e punta all'effetto sorpresa, come Tilva Roš e Clip.

Lo scandalo che all'inizio di questo anno ha portato il cinema serbo sui titoli di molti giornali possedeva un mix perfetto: un gruppo di politici nazionalisti, teorie del complotto diffamatorie e una star hollywoodiana in causa. Ad accendere la miccia sono state le reazioni al film di Angelina Jolie "In the Land of Blood and Honey", una storia d'amore ambientata durante la guerra in Bosnia, dalla quale i serbi uscirono tutt'altro che vincitori.

"I nazionalisti vogliono che il film non sia distribuito nelle sale", è stato il titolo della Süddeutsche Zeitung; “Angelina Jolie è stata minacciata dopo la prima del film", ha scritto l'inglese Guardian. Un'immagine abominevole quella della stampa europea sulla libertà di pensiero e artistica della Serbia. Che alcuni estremisti avessero chiesto il divieto di trasmettere il film della Jolie, e che poi settimane dopo sia stato comunque proiettato, non interessava proprio a nessuno. Il confronto critico sul cinema non è accettato in Serbia: questa è stata l'impressione trasmessa all'estero sul paese balcanico riguardo alla sua scena cinematografica. Il nuovo cinema serbo fa fuori tutti questi stereotipi. Il cinema sta sbocciando e cerca un confronto con la critica alla società. I giovani registi non si fanno problemi riguardo all'immagine che possono dare i propri film sul paese, che si tratti di sesso o violenza. Per loro è un segno di libertà artistica.

Lo skate film Tilva Roš cavalca la scena cinematografica serba

Regista e produttore."Se si pensa alla Svizzera, vengono in mente banche e cioccolata. Se si pensa alla Serbia, vengono in mente la guerra, lo sport e i film. Se c'è una cosa che sappiamo veramente fare, quella è il cinema". Uroš Tomić, di Belgrado, è regista e produttore. L'inverno scorso il 31enne ha prodotto il suo primo film, che gli intenditori considerano come punto di svolta del cinema: Tilva Roš di Nikola Ležaić. Giovani serbi imitano la serie americana Jackass spingendosi ai confini delle possibilità fisiche e psichiche. Dopo la prima e il riconoscimento al rinomato Film Festival internazionale di Locarno, sono seguite nove premiazioni e la nomina all’European Film Awards 2012.

Cinque anni fa Uroš Tomić ha fondato, con due colleghi, la casa del cinema Kiselo Dete ("il bambino triste/piagnucoloso"). Il successo di Tilva Roš ha incoraggiato molti altri giovani registi a intraprendere la strada della produzione indipendente. La nuova varietà di progetti e aziende è anche una reazione agli anni del dopoguerra, durante i quali quasi tutti i film erano prodotti da cinque o sei case di produzione.

Ogni film è una battaglia

Questi giovani registi hanno vissuto gli anni della guerra e il loro animo è condizionato da un paese che non trova pace, come spiega la documentarista Mila Turajlić. Invece di rimanere fermi e in isolamento hanno trovato un modo per esprimersi. "Questi film tentano di sollevare un dibattito pubblico che ancor oggi manca in Serbia!".

Mila Turajlić siede tra treppiedi fuori uso di un canale televisivo al 22esimo piano, con una vista favolosa sulla città. Unico ricordo della guerra è l'edificio militare bombardato. Dopo la guerra i registi non hanno più ricevuto finanziamenti dall'estero. La Serbia era sotto sanzione. La 33enne sa quanto è dura ancora per il cinema. "Ogni film prodotto in Serbia è una vera e proprio battaglia", racconta Mila. "Non esistono forme di finanziamento come ad esempio in Francia o in Germania. Bisogna inventarsi l'impossibile per realizzare un film".

Il suo film documentario del 2010, Cinema Komunisto, tratta dell'ascesa e poi del declino dell'industria cinematografica jugoslava. È il primo film documentario, trasmesso nei cinema serbi, a essere stato presentato in oltre 40 Festival internazionali e a ricevere nove premi

Nonostante il considerevole successo, l'industria cinematografica serba accusa come non mai i colpi della mancanza di finanziamenti. Le produzioni a budget contenuto si protraggono per mesi, se non per anni. Milan Stojanović in questo momento sta producendo il film Barbarians sulla violenza dei giovani tifosi di calcio. Due mesi fa ha dovuto interrompere le riprese perché i finanziamenti erano stati bloccati durante le elezioni in Serbia.

Ora, dopo 20 anni, una legge dovrebbe finalmente cambiare la prospettiva. I sussidi dovrebbero aumentare di cinque volte, e permettere l'entrata nella rosa del cinema europeo. Ciononostante molti rimangono scettici. Maja Miloš ha affermato: "le leggi sono ben fatte e dovrebbero aiutare i giovani registi, ma quando e come verranno messe in pratica rimane ancora ignoto". 

Il film Clip non poteva essere realizzato in Europa

Da mesi Maja Miloš è totalmente occupata con il suo primo lungometraggio Clip. Con voce profonda e labbra rosse, la 29enne parla del successo serbo di questo anno. Clip si è portato a casa, al Festival di Rotterdam, ben due premi. Il film parla di giovani appassionati di riprese, mentre eccedono con l'alcool o il sesso. Nonostante le scene forti e l'aggressività, Clip è per Maja Miloš un film sull'amore e sulla Serbia. E qui vuole rimanere: "Girare un film come Clip, così radicale, così come io ho fatto, non sarebbe stato possibile in Europa occidentale o comunque sarebbe stato difficile. Non avevo un budget, ma avevo una cosa più importante qui in Serbia, la libertà".

La nuova generazione deve tuttavia ancora scontrarsi con la censura dei progetti cinematografici che in Serbia si confrontano con temi di critica sociale. I film provocatori hanno avuto un finanziamento dal governo. Ciò non vale per tutti i film che attaccano il governo stesso. "Quando si vuole fare un film che parli dell'assassinio del primo ministro [Zoran Djindjic; N.d.R.], allora diventa molto più difficile!", afferma Mila Turajlić.

Tuttavia sono tutti ottimisti. I cinque o sei grandi nomi, che ora iniziano a girare film, saranno conosciuti fra dieci anni. Che l'ingresso nell'Unione Europea possa cambiare qualcosa, non è ancora chiaro a Belgrado. "Chissà se l'UE ci sarà ancora quando noi potremo entrare", sorride compiaciuto Uroš Tomić.

Quest'articolo fa parte di una serie di reportage sui Balcani realizzati da cafebabel.com tra il 2011 e il 2012, un progetto co-finanziato dalla Commissione Europea con il sostegno della Fondazione Allianz Kulturstiftung.

Foto di copertina: Tilva Roš ©Filmhouse Kiselo Dete; Prod. Tilva Roš ©Filmhouse Kiselo Dete, Uroš Tomić di ©Franziska Hessberger; Video: TILVA ROŠ (cc)filmhousekiselodete/YouTube; Cinema Komunisto Trailer (cc)svashtara/YouTube; Clip (cc)dyldog75/YouTube