Cultura

Jacek Woźniak: «La satira? Un cuscinetto tra le autorità e la società»

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 24 febbraio 2015

Quando  l'artista e giornalista Jacek Wozniak si trasferisce a Parigi, nel 1982, la carriera di Jean Cabut, icona della satira a fumetti francese, è al suo apice. Gli artisti stringono presto amicizia e, tra le altre cose, danno vita alla collana Les Impubliables. Allora non potevano immaginare che il 7 gennaio 2015 Cabut sarebbe stato ucciso nella redazione di Charlie Hebdo nel nome di Allah.

Incontro Jacek Wozniak al Marais, storico distretto di Parigi, vicino al suo studio e alla redazione del settimanale satirico Le Canard enchainé. Sono agitata per l'incontro con quello che immagino un artista borioso ed eccentrico: dopotutto, la sua è una vita  piena di successi.

Ha pubblicato su testate come Le MondeLibération e Le Canard enchaîné, per non parlare delle foto, dei poster e delle immagini su CD, apprezzati in tutto il mondo. C'è poi la sua collaborazione con gente come Manu Chao e Archie Sheep. Con mia sorpresa, tuttavia, Woźniak risulta essere una persona estremamente modesta e disponibile. Mi accoglie con un «chiamami Jack» sebbene, data l'età, potrei benissimo essere sua figlia. Per un attimo mi chiedo se le cose sarebbero andate così anche se ci fossimo incontrati in Polonia.

Cabu non c'è più

La Polonia lasciata da Woźniak era un paese ostile agli artisti indipendenti: ovunque si respirava un'aria di censura e di propaganda. L'artista ha trovato il suo rifugio in Francia, dove il pubblico ha apprezzato il suo stile originale, che richiama i lavori di Joan Miro, Wasilij Kandinski e altri. La semplicità e l'espressività dei suoi quadri hanno creato un mezzo capace di far riecheggiare e di diffondere in modo chiaro i suoi contenuti satirici. Il mondo di  Jacek Woźniak è pieno di colore ed energia.

Ed è stato proprio questo colore a far nascere l'amicizia tra lui e Jean Cabut, meglio conosciuto come 'Cabu'. «Coloravo i suoi disegni, dato che lui non si preoccupava della colorazione - ricorda Woźniak - e usava pastelli per bambini: questo era Cabu. I primi disegni su cui ho lavorato sono stati quelli per 'Club Dorothée', la trasmissione che ha dato la popolarità a Cabu».

Con la morte di Cabut, nell'attentato di Charlie Hebdo, i francesi si sono come sentiti privati di una parte della propria infanzia: l'ultimo artista della vignetta ha avuto un ruolo importante nella loro crescita. «Non ho realizzato che fosse morto fino a una settimana dopo la tragedia - dice  Woźniak, che aggiunge - quello che trovo interessante è che i fratelli Kouachi sono nati in Francia e potrebbero anche averlo visto 'Club Dorothée'. Deve essere successo qualcosa. C'è chi dice che la prigione cambi gli uomini».

Il nostro incontro avviene due settimane dopo gli attacchi: la Francia è ancora in lutto e il mondo comincia a soccombere a un sentimento islamofobo portato avanti dai discorsi populisti di partiti politici come il Front National o l'UKIP. Intanto il movimento Pegida sta strisciando fuori da Dresda (Germania), sbraitando slogan razzisti. Secondo Woźniak, tuttavia, la necessità di una risposta contro il terrorismo non dovrebbe essere usata per giustificare e reprimere, in quanto tocca una sfera complicata e riservata. «Non abbiamo accesso a molte informazioni, ma è chiaro che questi sono giochi economici. La religione ricopre il ruolo di guida, mentre la politica non ha niente da dire» continua l'artista.

E poiché questa sfera deve rimanere il più possibilmente riservata, i sistemi educativi nel mondo se ne occupano sempre di meno, con l'obiettivo di crescere individui dotati di determinate capacità. «Oggi ai bambini non viene insegnato ad opporsi: viene insegnato loro solo come fare soldi, niente più» dice Woźniak, criticando senza mezzi termini l'influenza del capitalismo nell'educazione. «L'educazione europea è un sistema falso, ha perso la sua ragion d'essere tanti anni fa. Ai giovani d'oggi non viene insegnata la tolleranza, ma solo come passare gli esami» continua.

Quali sono i rapporti, quindi, tra l'educazione, la crescita e la libertà nella società democratica odierna? «Al funerale di  Tignous, Taubira [il ministro francese della Giustizia, ndr] ha detto che abbiamo l'impressione di aver ormai ottenuto tutto, inclusa la libertà di espressione. Ma la libertà non è qualcosa che si ottiene una volta per tutte: è un processo che deve essere sostenuto» spiega l'artista.

Non si tratta di religione, ma di denaro

Anche se vive a Parigi da 33 anni, Jacek Woźniak  torna regolarmente in Polonia, paese che egli crede aver preso la strada sbagliata alimentando il capitalismo assetato di sangue, che sta trasformando i polacchi in un esercito di consumatori conformisti. «I cambiamenti che abbiamo voluto introdurre non erano questi» dice. Allo stesso tempo si trova d'accordo sul fatto che la Polonia non sia l'unico paese a essere intrappolato nella morsa del profitto. «Il consumismo e la religione sono due forme di manipolazione. Quella religiosa è anche una forma di controllo mentale. Quando controlli un gruppo di persone, quando qualcosa come l'Isis (che ha greggio in abbondanza) prende vita, allora non è una questione di religione, ma di denaro».

Quanto sia importante il denaro ve lo possono dire i politici che si sono fatti fotografare alla marcia repubblicana dell'11 gennaio. Più di un milione e mezzo di persone hanno occupato le strade di Parigi, in tributo alle vittime degli attacchi e per condannare l'attentato alla libertà di espressione. «La libertà di espressione non è una libertà parziale» dice Woźniak, che ricorda ancora il tempo in cui, nella sua Polonia, era impegnato nel Solidarność (sindacato autonomo dei lavoratori polacco, ndt.) e scriveva per i giornali satirici Polytyka e Wryj, quest'ultimo fondato da Woźniak stesso. «Quando lavoravo per Polityka e Życie, ogni rivista aveva il proprio censore».

Nella Francia nel 1982, ovvero all'arrivo di Woźniak, di censori non ce n'era nemmeno uno: erano stati rimpiazzati dall'autocensura imposta dalla clientela e dal capitalismo. «Nessuno dei giornali voleva pubblicare le vignette con il Papa: sarebbe stato semplicemente inappropriato - ricorda - e poi c'erano gli inserzionisti pubblicitari. Bouygues (gigante francese nell'industria immobiliare e della comunicazione, ndr) non avrebbe riso vedendole in un giornale dove aveva acquistato una pagina».

A ogni corte il suo giullare

Possiamo quindi dire che in Europa si può ridere di tutto? Come affrontare la questione della blasfemia in società multiculturali e multireligiose? «In questo tipo di società, se ci si inizia a preoccupare di tutti e tutto, non si ottiene niente. Si finisce per risultare solo molto appropriati e molto falsi: in poche parole, finti» afferma Woźniak. «I conflitti devono avvenire affinché si possa andare avanti. Uno scambio di opinioni può generare l'idea che, forse, non solo la persona con il potere e il denare è nel giusto».

In una società progressista l'opposizione, la presa in giro, la caricatura, la commedia e il grottesco sono elementi chiave per la costruzione di una costruttiva capacità critica. «La satira fa da cuscinetto tra le autorità e la società - spiega  Woźniak - ammortizza lo shock. Se i papi cattolici e i teologi islamici avessero i propri giullari, non ci sarebbero né problemi, né tragedie».

Sebbene sia difficile non condividere le conclusioni di  Woźniak, è lecito chiedersi se il ragionamento lucido e logico abbia mai incrociato le strade dei fanatici religiosi accecati dalla guerra santa. La comprensione e la solidarietà placano le nostre paure riguardo a ciò che potrebbe accadere, ma sono in grado di prevenirlo? Abbiamo ancora impressi nella mente quei kalashnikov puntati su penne disarmate, ultimo simbolo dell'inuguaglianza che contraddistingue questa battaglia schizofrenica.