Cultura

Istanbul: l'eredità di Bisanzio, il futuro dell'Europa

Articolo pubblicato il 17 novembre 2010
Articolo pubblicato il 17 novembre 2010

La storia dell’Anatolia ha più strati dello stesso pianeta Terra: ittiti, assiri, greci e romani lasciarono qui le loro tracce; gli ultimi arrivati (dall’Asia centrale) sono i turchi, che oggi muovono lentamente verso l’Unione europea. Ma il suo territorio non fu forse parte un tempo di un’altra "unione europea", antica e ormai quasi dimenticata?

Dai libri e dalle vie di Istanbul, rivediamo insieme la possente eredità di questa terra. Quando arriva ad Istanbul, il visitatore si aspetta di trovarci bazar chiassosi, moschee e raggi di sole che attraversano tessuti di seta. Vuole fumare il narghilè e ascoltare antichi racconti narrati da anziani barbuti. La prima impressione però è senz’altro differente: anche qui la gente ha fretta di andare al lavoro, ci sono negozi enormi, automobili costose e decine di migliaia di visitatori come te, perciò in che modo si può rintracciare il sapore ottomano tra le code dei turisti? O meglio: come si può rintracciare il sapore europeo nascosto sotto quello ottomano?

Marinai, politica e materia grigia

L’Impero romano non crollò del tutto nel V secolo d.C, ma perse solamente la sua metà occidentale. Il resto rimase in piedi e sufficientemente in forma per durare un altro migliaio di anni attorno alla sua capitale: Costantinopoli, la città più ricca e popolosa del Medioevo e l’unica al mondo (ancora oggi) situata a cavallo tra due continenti: l’Europa e l’Asia. Fondata secoli prima da alcuni marinai greci, la metropoli bizantina si portava dietro una floridissima tradizione greco-romana alla quale veniva dato nuovo impulso da una forza giovane: il cristianesimo ortodosso.

Costruita nel VI secolo D.C. per mandato dell'imperatore Giustiniano, fu riconvertita in moschea dai turchi nel XV secolo. Ora è un museoLa storiografa britannica Judith Herrin, professoressa emerita del King’s College di Londra e autrice di Bisanzio: l’impero che rese possibile l’Europa moderna, riassume per cafebabel.com i cardini di quella che veniva anche chiamata Nuova Roma: «Una diplomazia che si sforzava di evitare la guerra; un impero internazionale, cosmopolita e multiculturale, relativamente tollerante nei confronti di lingue e religioni diverse, e una élite altamente istruita che copiava e commentava le vecchie opere greche, conservandole così per il mondo moderno».

Oggi tutta questa materia grigia raccoglie la polvere nei manuali specializzati; gli studenti turchi studiano soprattutto la storia ottomana, che comincia a partire dalla caduta di Costantinopoli avvenuta nel 1453 e che inoltre non è esente da strumentalizzazioni politiche; alcuni restauratori tra quelli consultati per questo pezzo (e che desiderano rimanere anonimi) affermano che il governo attuale, un governo islamico moderato, contrasta gli studi bizantini perché li vede come il ricordo di una vecchia inimicizia (Bisanzio arrestò per alcuni secoli l’avanzata musulmana verso l’Europa).Il suo Governo, islamista moderato, è in tensione con le correnti più laiche del paese

Retaggi del passato

Che cosa resta oggi di tutto questo? Lasciando da parte le cupole che sfidano la forza di gravità, le chiese riconvertite e i mosaici, dove sopravvivono le piccole usanze di un tempo?

Un autunno particolarmente freddo avvolge Istanbul; i suoi abitanti girano con maglioni spessi e cappotti e vanno più spesso all’hammam per rilassarsi ed eliminare le tossine. Ecco qui una diretta eredità dei bizantini. Judith Herrin infatti spiega: «I bizantini disponevano di bagni pubblici per gli uomini e per le donne, che utilizzavano anche a fini filantropici (come lavare i lebbrosi, ad esempio). Gli ottomani ereditarono molto dei bizantini, specialmente istituzioni caritative come gli orfanotrofi o le case per i poveri, anche se non tutte sopravvivono nella Turchia attuale».

E la cucina?

«La cucina è un'altra area di continuità tra passato e presente», continua la Herrin. «Non sappiamo esattamente come cucinavano i bizantini, però è evidente che utilizzavano molto olio di oliva, cipolla e vegetali, che continuano ad essere alla base della cucina turca».

Pita, carne e verdure. L'ennesima eredità bizantina?Particolari del genere si diffusero per tutta l’Europa; in Occidente dobbiamo ai bizantini qualcosa di tanto popolare come la forchetta, anche se furono gli slavi, sottoposti a una forte influenza, quelli che ricevettero di più: la religione ortodossa, l’alfabeto cirillico che oggi utilizzano russi, bulgari e serbi, l’usanza di concentrare il potere in una fortezza (in russo: kreml’) e la passione per gli intrighi politici (di centosette imperatori bizantini, solo trentaquattro morirono di morte naturale e sei in guerra).

Dal "bizantinismo" all'Europa

Il duro Medioevo occidentale, quello del feudalesimo e delle crociate, ci ha trasmesso il termine “bizantino” come sinonimo di sofisticazione inutile, di codardia, di cospirazioni motivate dal timore di dover sguainare la spada… Tuttavia questo è soltanto un'altra eco di una vecchia rivalità (o forse di una vecchia invidia): Costantinopoli era una città di una tale importanza che tutto il mondo si riferiva ad essa semplicemente come “la Città”; quando qualcuno era alla ricerca di fama, fortuna o rifugio era lì che si recava, "alla Città", che in antico greco si dice appunto “eis tin poli”: Istanbul.

Può darsi che da qui a cinque anni la Turchia faccia il suo ingresso nell’Unione europea. Le negoziazioni al riguardo sono lunghe e seccanti, la resistenza (opposta principalmente da Francia e Germania) è forte, così come lo scetticismo. Molti osservatori però lo considerano un fenomeno inevitabile. Sembra infatti che l’Unione europea e la Turchia si fonderanno come due gocce di mercurio per ripetere un progetto che già esisteva duemila anni fa, con però due novità, cioè una meno ricca eredità islamica e la forma: questa volta sono gli altri, che in realtà così tanto ci assomigliano, a chiederci di "conquistarli".

Foto: (cc)Collin Key/flickr; (cc)Christopher Chanc/flickr; (cc)World Economic Forum/flickr; (cc)Alex Kehr per gentile concessione di Flickr