Cultura

Istanbul: il Museo dell'Innocenza di Orhan Pamuk

Articolo pubblicato il 28 maggio 2015
Articolo pubblicato il 28 maggio 2015

Per questo suo particolare museo, lo scrittore turco Orhan Pamuk ha scelto esattamente una casa dal colore scarlatto del XIX Secolo. Esploriamo questa magnifica costruzione, situata nel quartiere di Çukurcuma, Istanbul, proprio a metà di una strada traboccante di negozi d'antiquariato.

Una delle prime cose che colpisce maggiormente, all'interno del Museo dell'Innocenza creato da Pamuk e basato sul suo omonimo romanzo, è l'enorme orologio a pendolo appeso a metà tra il secondo e il terzo piano dell'edificio. Questa ticchettante spada di Damocle, inoltre, è sovrastata da un'ampia varietà di oggetti, ognuno dei quali racconta la sua storia, tanto inventata quanto concreta nella sua materia. La collezione, nel complesso, si compone di un migliaio di oggetti.

La strututra è stata creata da Pamuk stesso, e pagata con l'ammontare del Premio Nobel vinto dallo scrittore con il romanzo Neve. Si dice che Pamuk abbia avuto l'idea per questo progetto negli anni Ottanta, in seguito a una cena assieme all'ultimo Principe della Dinastia Ottomana (finito in esilio all'indomani della proclamazione della Repubblica di Turchia). A quanto pare, durante il suo esilio, il Principe è stato il direttore del Museo, e, al tempo della cena con lo scrittore, stava riflettendo su quali progetti intraprendere a Istanbul. Qualcuno, a riguardo, ha scherzato sul fatto che avrebbe potuto diventare una guida al museo del Palazzo Reale. Questa ironica sottolineatura deve aver alimentato l'ispirazione di Pamuk riguardo l'idea di un uomo che interpreta la guida della sua stessa vita e del suo stesso destino, guidando da lontano i visitatori attraverso quella che un tempo è stata la sua casa. Prima di entrare all'interno del museo alla ricerca di un'ispirazione per i compiti a casa, vediamo parecchi studenti turchi intenti a fumare (Pamuk, al momento, non si è ancora guadagnato il suo spazio nel canone letterario turco, anche se i suoi libri, poco alla volta, stanno facendo la loro apparizione nei programmi scolastici). Gli studenti hanno più o meno 15 anni e, quando si parla di Pamuk, ridono ironicamente. Parlano di come, in Turchia, sia difficilmente accettato tra i più anziani a causa delle sue idee liberali.

In passato, lo scrittore 62enne è stato addirittura citato in giudizio da parte di cinque connazionali, reo di aver insultato lo Stato rilasciando una dichiarazione ai media svizzeri in relazione alla delicata questione del massacro degli Armeni ai tempi dell'Impero Ottomano. Massacro che, da molti, è stato definito "genocidio". Nel 2006 Pamuk è stato assolto. Ciononostante la Corte d'Appello ha riaperto il caso e multato lo scrittore per 6.000 lire turche. Pamuk, personaggio pubblico fortemente discusso, riflette una Turchia in chiave moderna, anche se la sua natura caleidoscopica rientra a fatica sia nel suo romanzo sia nel suo museo.

I recenti eventi pubblici ne sono un esempio; a seguito delle proteste di Piazza Taksim, l'atmosfera era molto tesa. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan è intervenuto parlando del ruolo delle donne, e al momento c'è persino un dibattito riguardo alla proposta di separare uomini e donne nell'uso dei mezzi pubblici. Queste problematiche, all'interno dell'opera di Pamuk, compaiono sia in maniera diretta sia indiretta. Nel suo romanzo, le donne della moderna Turchia pagano il prezzo della loro 'condizione di libertà' quando impegnate in una relazione indipendente o che precede il matrimonio.                     Il museo dell'Innocenza è uno dei migliori lavori di Pamuk: egli infatti ha speso una gran parte della sua vita seduto su una sedia a scrivere e concretizzare idee nate dalla sua riflessione, creando inoltre il suo manifesto riguardo a cosa dovrebbe rappresentare, in futuro, questo museo. Alla base delle sue idee c'è la forza propria di ogni destino individuale che, di per sé, merita di essere parte di un museo. Dei cinque piani che compongono il museo, quattro sono composti da numerose vetrine, a cui è stato dato lo stesso nome dei capitoli del romanzo. Secondo la visione di Pamuk, una persona non deve per forza leggere il romanzo per poter 'leggere' il museo. Questo ci dice molto sulla città di Istanbul, specialmente sui 30 anni che vanno dal 1970 al 2000. La collezione del museo, inoltre, è ricca di fotografie che mostrano la vita dell'elite turca, personificata, all'interno del romanzo, dal ricco commerciante protagonista della narrazione: Kemal. Füsun invece, lontano cugino di Kemal, appartiene alla classe media.

All'ingresso del museo, si possono osservare tutti gli elementi della quotidianità di Istanbul: utensili, orecchini di perle, rossetti (che Kemal ha sottratto dal bagno di suo cugino Füsun, già sposato), un vestito dal colore scarlatto e molti oggetti che evocano l'amore di Kemal. Attraverso questi oggetti, Pamuk punta a mostrare che le storie dei singoli possono essere molto più interessanti, e di certo non meno importanti, rispetto alla rappresentazione della storia nazionale. «Vi prego, riflettete sul mio dilemma» si legge in uno dei messaggi di Kemal.                                                                                                                   «Questo museo è tra i più sinceri» afferma invece Katherina, una studentessa greca di antropologia che parla in maniera molto composta, enfatizzando come, al momento di essere analizzate, le collezioni del museo siano essenzialmente illimitate. «Tutto il museo - aggiunge Katherina - punta a raccontare una particolare storia, molto spesso inventata, e nonostante il museo sia di fatto una finzione narrativa, allo stesso tempo è estremamente reale».  Katherina inoltre sottolinea la capacità del museo di mostrare come felicità e tristezza siano per le persone concetti altamente soggettivi, ben diversi dall'oggettività di una targa posizionata all'ultimo piano che mira a ricreare una stanza abitata da Kemel: «Voglio che ognuno sappia che ho vissuto una vita felice».