Cultura

Istanbul, il divieto è servito. Vietato sedersi fuori dai bar

Articolo pubblicato il 22 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 22 ottobre 2012
Beyoglu, una delle aree più frequentate di Istanbul, tra Taksim e le acque del Corno d'Oro, giugno 2011. Il consiglio locale impone ai bar e ai caffè di rimuovere tutti i tavoli all’aperto. Un anno dopo, il divieto diventa permanente. La proprietaria di un bar, che vuole rimanere anonima, ci racconta la sua storia. E ci omaggia svelandoci la ricetta di un cocktail.

Le strade brulicano di ragazzi a Beyoglu, quartiere alla moda di Istanbul, dove Sera, trent'anni, ci aspetta fuori da un piccolo bar nei pressi del Babylon Istanbul, celebre sala concerti, sorseggiando un drink per rinfrescarsi dal caldo che soffoca la città. L'atmosfera sembra quella di un film di Spike Lee di fine anni Ottanta: Sera è tutta vestita di nero, indossa un paio di scaldamuscoli, i capelli raccolti, ed è circondata dagli amici e dallo staff del suo bar, che si affaccenda intorno al bancone. Proprio come nei film di Spike Lee, la scena è piena di riferimenti politici, ma in questo caso nessun accenno al razzismo né alla povertà. Eppure, “Lo sai che quello che sto facendo ora è illegale?”, dice Sera, guardandosi attorno con sospetto: è seduta su uno sgabello fuori dal bar che gestisce da otto anni. Se per la terza volta viene colta in fragrante, ci scappa una multa all'istante.

Sera chiede di restare anonima - anche per proteggere il nome del bar - per non avere problemi con l’amministrazione locale, che collabora con la polizia. La decisione di colpire i locali pubblici, per mettere fine a quello che è stato definito dal sindaco un “attacco allo spazio comune” di Beyoglu, sembra quasi una leggenda metropolitana: tutto è iniziato con la visita del primo ministro turco  alla sede della confraternita dei Mevlevi (i dervisci rotanti. Solo nel 2012 sono sorte più di 60 scuole gestite dai dervisci, nel tentativo di aumentare il sentimento religioso nelle nuove generazioni). Le strette strade di Beyoglu sono famose per essere sempre popolate da festaioli in vena di bevute e, in quell’occasione, uno di loro ha avuto la malaugurata idea di brindare a Recep Tayyip Erdogan, proprio mentre il leader, fervido musulmano, attraversava la strada con scorta al seguito. Erdogan non ha tollerato l'affronto fuoriprogramma e ha ordinato al sindaco di Istanbul, Ahmet Misbah Demircan, di porre immediatamente rimedio alla situazione.

Ho ricevuto una lettera l’ultima settimana del luglio 2011”, continua Sera. “Mi revocavano il permesso di mettere tavoli e sedie all’esterno del locale: dicevano che era scaduto”. In un mese, le entrate del bar sono diminuite da 120.000 lire turche a 10.000, una perdita su cui ha inciso anche il divieto di bere durante il mese del Ramadan. “Il proprietario del locale è stato comprensivo: mi ha dimezzato l’affitto e azzerato le spese per le tasse. Gli affari cominciano a migliorare, anche se lentamente: prima, una sera in settimana un incasso di 2.000 lire era quasi scarso, mentre ora siamo fortunati se ne facciamo 600”.

I tavolini sono permessi solo negli spazi costruiti appositamente, previo pagamento.

Il bar di Sera, un vecchio negozio di ortofrutta nel cuore di un quartiere un tempo tristemente celebre per il consumo di droga, ora è fonte di sospetto tra i residenti. A cinque minuti di distanza da qui, anche i tavolini all’aperto dello storico locale Galata Tower sono stati rimossi su ordine dell’amministrazione. Le conseguenze economiche hanno cambiato lo spirito del quartiere: ora gli affari - e con loro i clienti - si sono spostati verso le zone di Besiktas, Bebek e Nisantisi. Di seguito, un assaggio di quello che si perdono a Beyoglu, un cocktail della casa offerto da Sera:

Ricetta: Limonata di Lynchburg

- 1 parte di whisky Jack Daniel's

- 1 parte di Sweet and Sour

- 1 parte di Cointreau

- 4 parti di Sprite

Foto: Lynchburg Lemonade (cc) weno/ Fernando Weno/ weno.com.br/; Now this is a terrace (cc) illustir/ Alper Çuğun/ alper.nl/dingen; Istanbul cafè with woman © NS; Lynchburg Lemonade (cc) Vanessa (EY)/ Vanessa Chettleburgh/flickr