Cultura

Innovazione a Istanbul: social media e imprenditori

Articolo pubblicato il 10 settembre 2012
Articolo pubblicato il 10 settembre 2012
In Turchia, paese al terzo posto per il numero di iscrizioni a Facebook, parole come "bionda" sono vietate nei nomi di dominio mentre, dopo mezzanotte, i twitter scorrono con sonetti d'amore 2.0. Il paese sta affrontando un cambiamento paradossale. Giovani imprenditori di Istanbul usano questi limitati strumenti online per offrire idee fresche a una società, per molti aspetti, ancora "offline".

Il profumo proveniente dalle bancarelle del mercato del pesce di Karakoy raggiunge la banchina, dove il cameriere si lamenta che non ci sia del caffè turco ad accompagnare la vista sensazionale del Corno d'Oro. "Non è immaginazione", sorride lo studente di pubblicità Engin Onder, 20 anni. Costui è membro dell'Istituto di menti creative di Istanbul (Yaratici Fikirler Enstitusu, ICM): un gruppo di ventenni che, all’ombra dei professionisti della creatività, "ha portato allo scoperto i social media", nelle ultime due settimane. La loro iniziativa di citizen journalism, '140journos', ha dato vita a un dibattito su twitter: #noall'energianucleare versus #sìall'energianucleare, in diretta da un famoso monumento, la torre di Galata. Questo dibattito ha segnato in modo indelebile l’utilizzo delle strade di Istanbul. Il luogo simbolo delle proteste represse con la forza, a causa dalle leggi generiche sul terrorismo, è diventato il 30 giugno un forum pubblico: tutto questo grazie ai social media.

#massacremedia: forzare i limiti

'Tahrir è stata una sveglia per chiunque", riferisce il giornalista Ahu Ozyurt, che ha moderato il dibattito sotto la torre di Galata. Abbiamo rivisto assieme i titoli delle notizie, da una terrazza sul tetto vicino alla centrale piazza Taksim: l'editor al palazzo Topkapi; le spose bambine; un professore rilasciato dopo la prigionia; ilprimo ministro. Nessun segno delle proteste curde. I giornalisti turchi esercitano apertamente l'autocensura per evitare di essere evirati, condannati o messi in prigione. Ozyurt, un blogger al Gazeteport.com - sito di informazione indipendente - crede nell'esistenza di un fenomeno generazionale limitato al canale mainstream. La situazione potrebbe cambiare se i cittadini, come gli imprenditori dei social media, "forzassero i limiti, un poco di più" soprattutto in Turchia, dove la metà dei 75 milioni di abitanti è sotto la soglia dei 30 anni.

La fotografia è stata scatatta fuori da una banca, dove i ragazzi usano una stanza per il loro lavoro. Ci troviamo a Beyoglu, un luogo dove il consumo di alcool in strada è vietato.

A Karakoy, Onder schiva sapientemente le onde che si infrangono contro la banchina, schizzando di continuo vicino ai nostri piedi. "Abbiamo il potere di generare notizie in tempo reale e dal vivo. Dobbiamo farlo a partire dagli spazi pubblici, da cui non si sente nessuna voce reale. Solo così nasce il giornalismo", dice Engin. Avviato nel 2010, questo gruppo di sperimentatori porta le sue idee, in pieno sviluppo, al di fuori dei confini delle classi universitarie. Onder, Safa Soydan e Ogulcan Ekiz (i link rimandano ai loro profili Twitter) hanno sviluppato ICM mentre scrivevano sui loro blog, in diretta dalle conferenze sulla primavera araba, durante il loro periodo universitario negli Stati Uniti. Il silenzio dei media sul massacro di Uludere, in territorio curdo, a dicembre 2011, è il termine di paragone con la tempesta di twitter, che loro stessi hanno seguito da Washington.

Il figlio di Erdoğan è stato attivo durante le elezioni del 2011, secondo quanto riportato da Ahu Ozyurt.Ma l'autocensura nel mainstream può estendersi anche ai social media. "In Turchia l’interesse dei social media è passato dalle celebrità dello spettacolo alla politica, ma ancora non si possono twittare le notizie curde", aggiunge Ahu, che dice di non poter definire il massacro di Uludere "un punto di svolta per i media turchi". "Abbiamo scoperto la notizia su twitter alle 4:00; il comunicato ufficiale è stato diffuso alle 20:00. Sono morte 34 persone. Per twitter – quello sì - è stata la svolta. Il governo ha cominciato a prestarci attenzione. Ma i social media ci portano indietro, alla discussione da bar. Non credo che il governo voglia censurarli (sebbene ad agosto 2012 si vociferava sul fatto che il governo progettasse di rendere Twitter e Facebook "indisponibili per un tempo indeterminato"). Le persone si servono di Twitter soprattutto per le notizie ‘leggere'".

#terremoto e community

A Cihangir, il famoso quartiere degli artisti a pochi passi da Taksim, un attivista twitter, Guray Gursel, spiega l'aumento delle vendite di smartphone nel paese con l’attivismo sui social media.

Con il nome di ‘Burus Vilis’, il musicista da bar diventato "fenomeno" grazie ai social media, Gursel conduce una trasmissione radio settimanale sui topics di tendenza.

I primi tre adesso sono #happybirthdayspongebob, #bigbanggroup, e #lookafteryourfreedom sulla settimana del festival musicale "One Love". Sponsorizzato dalla Efes, la sola marca di birra presente nel paese, per la prima volta al festival è stato bandito l’alcool. Questo è l’esempio perfetto e paradossale della Turchia contemporanea, un paese "offline", e della sua giovane voce "online". Vilis sottolinea l'importanza di Twitter per la società, descrivendo le operazioni di soccorso organizzate e “ritwittate” sul servizio di microblogging durante il terremoto di Van nel 2010, lo stesso anno in cui l'iPad è stato immesso sul mercato.

I 25 milioni di utenti turchi sono in rapido aumento, e rendono i social media delle vere community, come dimostra la start-up Zumbara. Aysegul Guzel, 29 anni, ha lasciato nell’ottobre 2010 il lavoro come consulente e impiegata di una grande catena di vendita al dettaglio per lavorare nel sito della banca del tempo, zumbara.com per l'appunto, ispirata ai "bancos del tiempo" di Barcellona, dove ha vissuto. Non c'è alcuna Silicon Roundabout (una strada dell'East London, dove hanno trovato terreno fertile numerose start-up, ndt) a Istanbul, ma stanotte siamo con una dozzina di persone al Netsquare event, "dove si utilizza la social technology per accellerare il cambiamento sociale".

Tazze vuote di té turco si allineano sulla finestra che dà sul Bosforo. "La banca del tempo è più flessibile dell'economia del baratto, poiché il costo del servizio dipende dal tempo di utilizzo", dice Guzel. "Ho notato che mancava la parte sulla social technology". Nel sud della Turchia sua nonna intende la banca del tempo come la rivisitazione in chiave 2.0 del rituale locale turco dell'imejhe (che si potrebbe comprendere come un aiuto, spontaneo e automatico, fra vicini di casa e parenti, per esempio nella preparazione delle feste di matrimonio, ndr); l'80% delle start-up turche è connesso alla cultura turca, ma Guzel ammette che, poiché lavora nell'economia alternativa, la sua missione viene spesso paragonata a un “movimento hippie”.

"C’è molta diffidenza nei confronti del volontariato sociale; è visto come una cosa rivoluzionaria", ammette Matthias Scheffelmeier, 28 anni, coordinatore locale del network globale di imprenditori sociali su Ashoka Turkey. La piattaforma changemakerxchange aiuta gli imprenditori, come Guzel, ad usare i i social media e gli altri strumenti disponibili per sviluppare e diffondere soluzioni ai problemi della loro società

"C’è molta diffidenza nei confronti del volontariato sociale; è visto come una cosa rivoluzionaria"

Come "journos", Onder &co. hanno trascorso il 2012 utilizzando Instagramm o Twitter per diffondere audio-interviste, che vanno dall'anniversario dell’omicidio di Hrant Dink al processo ancora in corso contro Oda TV. Nonostante i loro sforzi per mettere in luce le “bestie nere” del primo ministro Recep TayyipErdoğan - un uomo che, come riportato da Ahu Ozyurt sull'Huffington Post, ha accusato i giovani che sono andati al festival di Istanbul di "immoralità dilagante" - lavoreranno col suo ufficio su un'applicazione di turismo eno-gastronomico. "La gente fa foto di cibo di tutto il mondo, mentre quello turco è dimenticato", spiega Onder, mentre ci rivolgiamo al suo ambulante preferito, per un piatto di ceci, riso e fagioli bianchi, innaffiati da Ayran. Mi invita da Starbucks, in modo che il ragazzo possa ricaricare i vari congegni elettronici, scaricatisi durante la nostra chat. I giovani turchi erano considerati apolitici, dopo il colpo militare negli anni Ottanta (e il terzo nella breve storia del paese). Oggi sono i compagni degli oltre 100 giornalisti e 700 studenti (di cui la maggior parte curdi) in prigione, armati di smartphone, tablet e idee.

Questo articolo fa parte della quinta edizione del progetto di punta di cafebabel.com del 2012, la continuazione del reportage Orient Express Reporter che manda giornalisti balcani nell'Unione Europea e viceversa per un reciproco scambio di vedute. Un immenso ringraziamento a Burcu Baykurt e Derya Kaya.

Foto di copertina: © cortesia di yaraticifikirlerenstitusu.com; nel testo: © NS.