Cultura

In Belgio il concorso della Regina

Articolo pubblicato il 29 maggio 2007
Articolo pubblicato il 29 maggio 2007
Tra maggio e giugno il prestigioso concorso musicale Regina Elisabetta riunirà a Bruxelles i più grandi talenti del mondo.

Fu un incontro avvenuto a inizio secolo tra l'allora sovrana del Belgio e il violinista Eugène Ysaye a dare inizio al Concorso della Regina Elisabetta, una competizione internazionale tra le più prestigiose. La prima edizione, per soli violinisti, fu inaugurata nel 1951 e con gli anni la manifestazione si aprì a pianoforte, canto e composizione. «Elisabetta del Belgio (1876-1965) voleva migliorare i rapporti tra le nazioni attraverso la musica» spiega Michel-Etienne Van Neste, segretario generale del concorso. «A tal fine, soprattutto durante la Guerra Fredda, assunse delle posizioni che irritarono il governo belga: basti pensare che volò nell'Unione Sovietica per incontrare Kruscev o nella Repubblica Popolare Cinese per vedere Mao».

Tra i dodici finalisti anche un'italiana

Nell'edizione 2007, dedicata al pianoforte, si sono esibiti 94 artisti dai 17 ai 27 anni: 12 sono arrivati in finale – tra cui l'italiana Mariangela Vacatello – e la sera del 2 giugno solo sei saranno i premiati. I pianisti provengono da vari Paesi tra cui Russia, Corea, Cina, Belgio, Ucraina, Italia, Stati Uniti, Francia, Israele, Serbia. Tutti hanno una formazione di altissimo livello, ma per essere selezionati è fondamentale dimostrare «di essere in grado di intraprendere una carriera internazionale da solista dopo il concorso» spiega il coordinatore artistico Nicolas Dernoncourt.

L’Europa è rappresentata alle finali da cinque candidati. Solo a partire dagli anni Ottanta è riuscita a mettersi in luce visto che americani e sovietici si sono contesi i primi posti dal 1955 al 1976.

Riguardo alla selezione, la coreana Hyun-Jung Lim, 20 anni, pensa che «è antimusicale rendere competitiva la musica». Ma anche lei si è esibita a Bruxelles, perché vincere il concorso rappresenta una grossa opportunità. Opportunità, non consacrazione. «Anche se arrivi primo non è facile fare carriera perché la concorrenza è troppa» confida il belga Philippe Raskin, che ha studiato all’Accademia musicale Regina Elisabetta di Bruxelles e alla Scuola superiore Regina Sofia di Madrid. E sul concorso aggiunge: «Dobbiamo certamente tendere alla perfezione tecnica, ma sarebbe un peccato se il tecnicismo prendesse il sopravvento sulla musicalità».

Una nuova cultura musicale

La manifestazione, che un tempo rappresentava per i musicisti un'occasione unica di farsi conoscere al di là della cortina di ferro, oggi è diventata un polo di attrazione. «Bruxelles è un luogo di passaggio e permette dunque un mix culturale unico» conferma Nicolas Dernoncourt. Il concorso si è rivelato in tutti questi anni un importante strumento di diffusione e sviluppo della conoscenza musicale tra il grande pubblico. È l’unico vengono presentata ben 12 opere inedite, una per finalista. «Ascoltarla per sei sere di fila permette al pubblico di apprezzarla. Negli altri concerti le note di una nuova creazione entrano da un orecchio ed escono dall’altro» afferma il violinista belga Yossif Ivanov, secondo all'edizione 2005. «Bisogna sperare che le persone che si avvicinano alla musica grazie al concorso, diventino veri e propri melomani» aggiunge il pianista tedesco Daniel Blumenthal, arrivato quarto nel 1983.

«Il pubblico spesso non capisce l'artista»

Le opere contemporanee che si sono imposte nelle finali delle varie edizioni del concorso sono sempre state oggetto di critiche. Il pianista belga Jean-Claude Vanden Eynden, terzo nell'edizione del 1963 e più volte membro della giuria, prova a ridimensionare la situazione: «È sempre esistita una incomprensione tra musicista e pubblico, perché spesso gli artisti anticipano i tempi. Nemmeno Brahms o Ravel erano compresi a fondo». Anche oggi questa tendenza non è cambiata. «All’epoca di Bach tutti andavano la domenica in chiesa per sentire il suo nuovo capolavoro. Oggi andiamo a un concerto per ascoltare Bach e non György Ligeti, Helmut Lachenmann o György Kurtag» afferma il pianista belga Jan Michiels. «È un peccato che siano sempre i successi classici a essere maggiormente apprezzati. Ci sono molti pezzi che varrebbe la pena conoscere» aggiunge Yossif Ivanov. Per Michel-Etienne Van Neste, segretario del Concorso: «Lo scopo del concorso Regina Elisabetta è proprio quella di stimolare questa apertura mentale».