Cultura

Il rock a reazione dei Concorde

Articolo pubblicato il 13 luglio 2012
Articolo pubblicato il 13 luglio 2012
Lanciare un disco prima dell’estate in uno dei mesi di giugno più piovosi dell’ultimo decennio. Non è l'unico paradosso che caratterizza i Concorde, questo gruppo parigino che gioca con i contrasti fin dal titolo del suo primo album, Summer House, tant’è che ci chiedono di immaginare una casa vacanze sotto un cielo grigio di novembre.
Dunque, i Concorde sono i precursori di rivoluzionarie tempeste sonore? Risposte a raffica di Max, Clément e Roger in cui si parla di locali gay, amicizie e denti rotti.

Una scala in legno, un stradina stretta e fiorita. In fondo al sentiero, una porta semiaperta dalla quale filtrano gli accordi di una musica che in questo luogo sembra quasi irreale. Raggomitolati in un atelier del 20esimo arrondissement di Parigi, i Concorde passano in rassegna il loro repertorio davanti a due giovani cameraman che non sanno più come muoversi nel casino imperante dell’appartamento. Fa freddo, il cielo è basso. Solo le note degli strumenti del trio ci ricordano che, malgrado il contesto tristemente grigio, siamo pur sempre a giugno inoltrato.

I locali per lesbiche e i denti rotti

I Concorde puntano ad essere solari e si considerano tali. Per lo meno, è ciò che emerge dall’allegro primo singolo “Candy Boy” e è quello che fa pensare il nome del loro primo album, Summer House. Eppure, questo quartetto parigino non è propriamente il simbolo dell’erotismo solare. Anche se qualche pezzo rende il cielo un po’ meno grigio, una buona metà dell’album è un omaggio alla no-wave della fine degli anni ’70. Che, come tutti sanno, evoca più il cielo plumbeo di Manchester che una spiaggia di sabbia fine di Santander. Ma fa tutto parte di una certa ambivalenza che li contraddistingue. Persino il titolo dell’opera è un paradosso: “Summer House è nato dal fatto che durante le prove ci immaginavamo in una casa di vacanze, ma con un cielo grigio, un cielo di novembre” rivela Max, il tastierista. “Sì, una cosa del genere”, conferma Clément, il cantante e chitarrista che può vantarsi di una leggera somiglianza con Cristiano Ronaldo. E continua: “è vero che nella nostra musica c’è una certa ambivalenza, un paradosso. Non cerchiamo di essere semplicemente allegri o semplicemente tristi. Nelle nostre canzoni, anche se c’è della tristezza, c’è sempre una nota di speranza”.

"Concorde significa “legame di cuore” in latino. E secondo me, è perfetto. L’aereo è venuto dopo"

All’inizio, i Concorde si chiamavano Candy Clash, ed erano un trio di ragazzi sulla trentina, fan dei Joy Division, quartetto di Manchester dedito al Prozac. Il gruppo comincia a comporre canzoni la mattina presto usciti dal Pulp, un locale parigino frequentato da un pubblico di lesbiche. Max e Clément si incontrano all’università e si stabiliscono nell’appartamento del fratello di Max, Roger – l’attuale bassista. “Roger, era il geek dl gruppo. Aveva un monolocale in piena Parigi, rue de Rivoli, con un super equipaggiamento. Quindi, quando tornavamo dalle serate, ci mettevamo a suonare”, racconta il fratello. È proprio da Max che comincia l’avventura musicale, o, per essere precisi, da uno dei suoi denti. Roger se la ride: “la primissima volta che abbiamo suonato insieme era per un amico che studiava per diventare ingegnere del suono. Abbiamo composto un pezzo che si chiamava “Chico” perché Max si era rotto un dente il giorno stesso addentando una baguette troppo cotta. Penso che quel momento sia stato decisivo”.

Il trio è ambizioso, scrive canzoni per tutti i gusti, da quelle adatte per accompagnare un barbecue a quelle che farebbero commuovere anche il più burbero meccanico tedesco. Insomma, Candy Clash gioca sulle montagne russe delle emozioni. Non tanto diverso dai Concorde insomma? "Decisamente no, conferma Roger, tra i due progetti c’è una certa continuità. La differenza è soprattutto il contributo di Louis, il batterista. Una batteria dà decisamente più calore”.

L'aereo e i "legami del cuore"

I Concorde sono innanzitutto amici. La moglie di Clément, che di mestiere fa la grafica, si occupa del materiale per la stampa. Black Joy, Akroe e Krsn, rispettivamente l’arrangiatore e i creatori della copertina del cd, sono tutti amici del gruppo. L’intervista si svolge a casa di un amico. Insomma, i Concorde sono un autoprodotto, come molti dei gruppi francesi. Salvo che loro hanno deciso di rivendicarlo a partire dal loro nome d’arte. “Facciamo tutto attraverso i nostri contatti, le nostre conoscenze. Facciamo affidamento sulle amicizie, sugli incontri”, spiega Clément. Max traduce: “Concorde significa “legame di cuore” in latino. E secondo me, è perfetto. L’aereo è venuto dopo”. Già, l’aereo. «Il Concorde», questo bolide supersonico francese che ha volato per 27 anni. Abbastanza a lungo per far partire Roger in quarta: «il Concorde ha avuto una bella storia. In tutte le nostre canzoni parliamo dell’innocenza di quando si è bambini. Il messaggio è di vivere intensamente e penso che l’aereo esprima proprio questo. E poi, chi dice Concorde, dice Francia”.

La Francia…quasi buffo che a tirarla in ballo sia un gruppo che potrebbe essere il puro prodotto di una cantina di Manchester. Al momento dell’uscita di 79 – ancora all’epoca Candy Clash - la rivista Inrocks li aveva definiti come “(…)un rock francese che non sa niente della Francia”: “non è un rifiuto, ci viene naturale, tutta la musica che ascoltiamo è anglofona. Dunque, non c’è un grande dialogo con i colleghi musicisti francesi - spiega Max - È anche una questione di modelli. I nostri modelli cantano in inglese, dunque per puro mimetismo, se facciamo dello yogurt, sarà dello yogurt inglese”. Clément ammette in tutta onestà che “pensa in inglese”. In ogni caso, come direbbe Sarkozy: “La Francia, o la ami o la lasci”. E bisogna ammettere che partire in Concorde è decisamente più facile.

Foto: © cortesia della pagina Facebook ufficiale dei Concorde; video: "Candy Boy" (cc)Housecorporation/YouTube , "Summer House" (cc) 3emegauche/YouTube.