Cultura

Il Musical in Europa? Un’industria risorta dalle ceneri

Articolo pubblicato il 06 settembre 2007
Articolo pubblicato il 06 settembre 2007
Le commedie musicali sono tornate prepotentemente alla ribalta nelle grandi capitali europee. Con lo zampino del fondatore della Endemol.

In seguito alla spopolamento subito dalle città europee, durante gli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, dal centro verso le periferie, i teatri entrarono in una crisi generalizzata. Così, le commedie musicali in Europa smisero di essere economicamente vantaggiose. Le sale, allestite per offrire al proprio pubblico rappresentazioni teatrali accompagnate da musica, furono adattate a rappresentare operette e rifritti di riviste passate di moda. Soltanto Londra ha conservato la tradizione dei grandi musical in stile Broadway newyorkese, o per meglio dire, alla West-End londinese: «La gente va a Londra per assistere a grandi spettacoli musicali e viene a Parigi per abbuffarsi alla grande», diceva il produttore francese Jérôme Savary.

Il nuovo copione

Verso la fine degli anni Ottanta, una serie di opere innovative, come Il fantasma dell’Opera, Starmania o I Miserabili, hanno cominciato a segnare un'inversione di tendenza. La ricetta? Un ritorno ai dettami dello stile musicale di Broadway con l’orchestra inclusa nella scena. Mettere sul palcoscenico stelle del pop o del rock e tradurre i libretti nella lingua di ciascun paese per coinvolgere il pubblico e farlo identificare maggiormente con le «storie semplici, i toni melodici e la predilezione per il romanzo. Il pubblico deve montare una pellicola nella sua testa», affermava nel 2000 il produttore francese, Gérard Louvin, negli articoli di Libération. Naturalmente, il tutto anticipato da colossali campagne pubblicitarie su televisioni, radio e cinema.

(Foto, Stage Entertainment)

Com'era prevedibile, questa tendenza a far propri i mezzi del cinema, ha obbligato al rimodernamento molti teatri con lo scopo di far assomigliare sempre più i propri effetti a quelli del grande schermo. Questo è stato il caso del Nuevo Apolo o del Lope de Vega di Madrid, o dell’Operettenhaus di Amburgo – la capitale tedesca del musical – o, a partire da quest’anno, del Mogador di Parigi. Per quest’ultimo, che farà debuttare Il Re Leone il prossimo 4 ottobre, il nuovo proprietario – la casa di produzione olandese Stage Entertainment – ha acquistato un lotto adiacente con il quale ingrandire gli impianti non soltanto per rendere le poltrone più confortevoli, ma soprattutto «per creare vere e proprie aree di intrattenimento nelle quali muoversi», afferma Stépahne Millet l'architetto responsabile del rinnovamento. Il tutto in cambio di biglietti che vanno dai 25 ai 90 euro.

L'ombra dell'ideatore del Grande Fratello

Presenti in 12 paesi, con un fatturato di 12 milioni di euro annuali e 3 milioni di spettatori, sono per la precisione gli olandesi della Stage Entertainment che meglio hanno saputo prevedere i nuovi tempi. Non per niente, il suo proprietario Joop Van den Ende, insieme a John de Mool fondò la Endemol Produkties, la famosa casa di produzione televisiva incentrata su reality come Grande Fratello o Amici. La Stage Entertainment possiede teatri in tutte le grandi capitali: degli 11 teatri di musical di Amburgo, 5 sono di sua proprietà. Sue sono le produzioni teatrali più chiacchierate: Fame, Cabaret, Cats, Mamma mia!, Dirty Dancing, Jesus Christ Superstar, La Bella e la Bestia, I Tre Moschettieri, Il Re Leone, Evita. Non è un caso che molti dei partecipanti alle successive edizioni di Operazione Trionfo (l'Amici italiano) proseguano la loro carriera sui palcoscenici di questa industria, come è accaduto ad Edurne, che oltre a partecipare come finalista ad Operazione Trionfo ha preso parte a Madrid ai musical Peter Pan e Grease.

Di sicuro nessun canale di comunicazione viene trascurato: «Poniamo molta attenzione alle anteprime in modo che funzioni il passaparola», spiega Anna Malmquist, di Stage Entertainment. Uno dei teatri che gli fanno concorrenza a Parigi, il Théâtre du Chatelêt, regalava i biglietti di «Cabaret» a tassisti, parrucchiere e portieri d’albergo. Una strategia di marketing in piena regola. Con la nuova stagione dietro l’angolo, si alzi il sipario.