Cultura

Il live deve essere una dentata: intervista semi-seria ai Fast Animals and Slow Kids

Articolo pubblicato il 20 aprile 2015
Articolo pubblicato il 20 aprile 2015

Ai nostri microfoni la band emergente più matta d’Italia, i perugini Fast Animal & Slow Kids, da pochissimo confermati come rappresentanti italiani al prossimo Sziget Festival. Li abbiamo incontrati all’Hiroshima Mon Amour, in occasione della seconda tappa torinese (e ultima, per un po’) del tour Alaska, titolo dell’ultimo album. 

La quiete prima della tempesta. La sala desolata dell’Hiroshima Mon Amour è una mensa vuota che si prepara al banchetto dionisiaco che si scatenerà da lì a breve. Alchimie a base di sudori, pogo, birre volanti si condenseranno nell’aria: sul palco questa notte saliranno i Fast Animal & Slow Kids, la cosa più rock degli ultimi 50 anni (almeno in Italia), un disco attesissimo – Alaska, anche questo uscito per la Woodworm – e un front-man sciamanico che incarna alla perfezione il concetto di “tenere il palco”. Li incontro in questa sala desolata, con il rilassante sottofondo del sound-check del gruppo spalla – gli ottimi Sdeghede – un quarto d’ora prima che vadano a cena, davanti al bancone.

cafébabel: Partiamo con il botto subito. Ragazzi, cosa significa picchiar duro sul palco nell’era dell’elettronica?

FASK: A noi l’elettronica non ci tange più di tanto. Solo l’Orso – Alessandro, il chitarrista – si ostina a comprare gli amplificatori vecchi, che suonano sì molto bene, ma si rompono in continuazione. Noi siamo una band rock: il concetto del “picchiare” dipende proprio da come sei te all’inizio e alla fine del concerto. Nel nostro caso non c’è uno di noi che riesca a respirare a fine concerto! A livelli che quest’anno alla fine dei concerti dobbiamo stare almeno 10 minuti seduti, perché non ce la facciamo più, arriviamo morti a merda. L’estivo sarà una spremuta di sangue. Noi viviamo proprio fisicamente il concerto, è una nostra caratteristica: crediamo che sul palco si veda.

cafébabel: Vi definiscono spesso “animali da palco”. Dopo un tour di 105 date si riesce ancora ad esserlo?

FASK: Dopo 105 date era proprio il sentore che iniziavamo a provare: verso la fine pensavi “già mi aspetto questo”, iniziavi a non provare più il brivido delle prime date. Ora siamo all’inizio: ancora c’è la foga, la curiosità di vedere come risponde il pubblico, se cantano, se fanno bordello, se tu sei in grado di mantenere il tiro. Inoltre, questo è un concerto ancora più concentrato di quello di Hybris – l'album precedente, ndr –quindi anche a livello di impegno personale siamo tutti sul pezzo. Ancora non viviamo quella quotidianità che alla fine delle 105 date iniziava a subentrare che ti può portare a perdere quel concetto di “bianco” del concerto dove sei completamente perso, perché sei assorto in quello che fai e in quello che succede intorno. Proprio per questo abbiamo detto basta date, perché crediamo che il nostro tratto caratteristico sia il live che deve essere una dentata, una cazzottata dall’inizio alla fine; se siamo noi i primi a cadere, cadono tutti. Del resto ogni data è una tabula rasa, ogni volta è nuova.

cafébabel: Avete ancora l’ansia da prestazione?      

FASK: Noi viviamo con la costante agitazione, specialmente Aimone. Una roba da gestirla male, male, male. Però, stasera è la seconda volta che suoniamo qua come headliner, l’abbiamo già vissuta ed è andata bene. Ciononostante, ogni volta l’ansia ritorna uguale. Anzi, forse questa volta è peggio: ci abbiamo già suonato, magari qualcuno non viene. Veramente terribile.

cafébabel: Questa data sarà l’ultima in Piemonte per un po’, è vero?

FASK: In effetti è un po’ strana come roba. Fino a maggio è l’ultima, siamo a marzo! Suoniamo così tanto che alcune regioni le tocchiamo spessissimo, come Lombardia, Piemonte, Toscana. Quindi ci vorrà un pochino, ma rispetto ai nostri tempi.

- Che idea hanno i FASK dell'Europa? Guardatevi la video intervista di Cafébabel Torino -

cafébabel: Che rapporto avete con Torino?

FASK: In generale, è un rapporto bello. Ci abbiamo suonato un botto di volte. Naturale, è una delle grandi città italiane. E qui abbiamo molti amici, è una data da cui ti aspetti sempre tanto. Sono le date migliori, c’è più gente; nel tempo ti abitui ed inizi a conoscere un pochino la città. Torino è bellissima e nei luoghi in cui vieni spesso, inizi a prendere le piccole routine da tour.

cafébabel: Ovvero?

FASK: Tutte le volte che abbiamo suonato qui a Torino siamo sempre andati a pranzo nello stesso ristorante di sushi. Proprio da svegliarsi alle 7 di mattina per poi andare lì a pranzare e dopo fare il sound-check!

cafébabel: In extremis, una perla per i nostri lettori?                                                             FASK: La tecnica di registrazione "con chi pensi di parlare": abbiamo suonato a 4 mani. Uno non riusciva ad andare a tempo e l’altro non riusciva a suonare bene le parti. Aimone ha fatto la parte ritmica e l’Orso la parte melodica. Per fare bene la chitarra sulla registrazione, abbiamo suonato una chitarra insieme! Da fuori era molto da coppia imbarazzata che si coccola. Uniti!