Cultura

Il documentario "Après la gauche": la fine della sinistra (europea)?

Articolo pubblicato il 12 giugno 2011
Articolo pubblicato il 12 giugno 2011
Il primo giugno è uscito in Francia Après la gauche, un documentario che cerca di dare delle risposte a una domanda che si pone l’Europa intera. La sinistra non ha più un futuro politico?

“Bisogna agire secondo le proprie idee. Questo la sinistra non l’ha mai capito”, puntualizza Susan George, scrittrice e co-fondatrice di Attac (Associazione internazionale per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l'azione cittadina, ndr) . E' questa la preoccupazione di una generazione di europei, che in Spagna e in Grecia protesta contro i provvedimenti adottati da governi socialisti, visti come un tradimento nei confronti del cittadino medio. Che in Germania preferisce i verdi ai rossi e, disgustata, volta le spalle al massacro che la sinistra si sta auto-infliggendo. Che a seguito alla fallimento del progetto presidenziale di Dominique Strauss-Kahn in Francia chiede in tono lamentoso: “E chi dobbiamo votare adesso?”

La sinistra è morta, viva la sinistra?

Tre giovani hanno così fatto il terzo grado alla generazione dei padri in un documentario geniale. Tredici esponenti della vecchia guardia degli intellettuali francesi di sinistra, tra cui l’ex primo ministro e candidato alla presidenza Lionel Jospin, l’editore Eric Hazan, l’ex caporedattore di Le Monde e fondatore di MediapartEdwy Plenel ed il saggista e scienziato Albert Jacquart, hanno risposto alle loro domande. Il rimprovero: come possiamo ancora far vivere le vostre idee? Assieme al Muro è caduto anche il comunismo. Da allora al potere si sono sono susseguiti i partiti socialisti, rivelatisi però degni amministratori dello status quo neo-liberale. Per dirla con il filosofo francese Bernard Stiegler:“Per la sinistra non si tratta di idee. La sinistra vuole essere eletta. Questo è terribile”.

In sala dal primo giugno in FranciaL’oggetto di identificazione del proletariato odierno è la televisione, non la catena di montaggio. La solidarietà? La proviamo per l’Africa e il Sud-America. Contrattazioni collettive? Viviamo nell’epoca del lavoro temporaneo e del precariato degli stagisti. Compagni di partito? Li abbiamo sostituiti mediante i gruppi su Facebook. Accetti la mia richiesta di amicizia?

“L’impossibile è possibile. Ma bisogna veramente impegnarsi”, ribatte il filosofo italiano Antonio Negri. Nel dirlo, gesticola con entrambe le mani e la sua piccola sedia di legno laccata dondola. Dietro di lui si apre la vista sugli interni di una fabbrica abbandonata. I tre registi hanno riunito gli intervistati in questo luogo desolato, situato in un povero quartiere periferico a nord di Parigi. L’edificio si erge immenso, deserto e spoglio. Come la sinistra. Tuttavia l’estetica del film ha l’effetto di un incantesimo sull’intonaco che si sta sgretolando e le pozzanghere sul pavimento. Il carattere di ciascuno degli intervistati riempie gli ambienti vuoti di gesti, sguardi e pensieri. L’entusiasmo trascinante con cui si sviluppano delle idee, conferisce dignità alla costruzione desolata. A tratti persino bellezza.

Ma questa poesia può essere la risposta alla mancanza di progetti, credibilità e carisma? Cosa ne sarà della sinistra europea? I venerabili riuniti in Après la gauche dicono: “Dobbiamo reinventare il futuro”.

 Après la gauche, un documentario di Jérémy Forni, Geoffroy Fauquier, Gaël Bizien.

Illustrazioni: Fotografie: (cc)garko88/flickr; Video (cc)ChevalDeuxTrois/ Dailymotion