Cultura

Il curioso caso di Tigran Hamasyan

Articolo pubblicato il 25 settembre 2013
Articolo pubblicato il 25 settembre 2013

In un quarto di secolo, ha ottenuto tutto: premi, stima da parte dei suoi colleghi e la maturità necessaria per dar vita a un album tanto moderno quanto sorprendente. Non vi sembra che questo pianista armeno abbia bruciato un poco le tappe? Incontro senza tempo con Tigran Hamasyan, un ragazzo che sembra uomo da una vita.

Cosa dire di un ragazzo che ha iniziato a fare musica a 3 anni, che ha vinto il suo primo premio musicale a 16 e una delle più importanti manifestazioni di jazz del mondo a 19? È ancora un bambino! Non è una denigrazione, ma solo una costatazione: Tigran Hamasyan è alto 1,65m circa; c'è mancato poco che non si ritrovarsse a essere un macrocefalo. Ma cosa importa? La storia fugherà ogni dubbio, le foto faranno il resto e l' "ometto", senza ombra di dubbio, continuerà a farsi valere anche su un piedistallo.

UN Pezzo Grosso

Centimetri a parte, il musicista 25enne è un pezzo grosso. In un quarto di secolo, Tigran ha vinto alcuni tra i più importanti premi musicali e scalato le hit-parade: nel 2003, vince il concorso Rivelazioni Jazz à Juan e il premio della critica e del pubblico al Montreux Jazz FestivalDue anni dopo arriva un altro premio a Monaco, mentre nel 2006 trionfa al Thelonious Monk Institute of Jazz dove Herbie Hancock in persona gli consegna il premio per il "miglior piano jazz". "Cerco di non dare troppa importanza a queste cose", farfuglia sotto una barba di 100 giorni. Poi continua: "La musica non ha nulla a che vedere con la competizione". I premi sembrano non aver plasmato l’armeno che ha un lapsus quando rimarchiamo che è pur sempre degno di essere paragonato a Hancock e a Keith Jarrett: "La gente deve sempre fare paragoni... ", afferma. 

Tigran ha più progetti in tasca che ciondoli addosso. Lo scorso 26 agosto, il giovane pianista ha pubblicato il suo quinto album. Nato da una serie di fantasticherie personali Shadow Theater è la sua seconda "vera" opera da solista. Seppure abbia una spiccata tendenza all’improvvisazione, il ragazzo – che si ispira volentieri al jazz, al pop onirico così come al folklore armeno – ha voluto fare del suo ultimo lavoro un disco scritto, ragionato. "Questo album appartiene al song-writing – spiega. I pezzi hanno maturato a lungo. Ne ho scritti una buona parte nel 2006. Ma dopo tutto, amo sempre l'imprevisto. Nel 2008, quando ho avuto l'ispirazione per 'Road Song' (primo singolo del disco, ndr), mi sono precipitato in uno studio di registrazione e ho registrato il brano in un giorno spendendo 1.000 dollari".

25 ans, toujours mytho

UN ETERNO VISIONARIO 

Dietro agli spartiti e alla cura con cui cerca di esaltare la musica armena si nasconde una visione. "Generalmente, quando la gente va a vedere un concerto paga per una bugia, una cosa che non esiste. I musicisti suonano per far capire alle persone che non c'è niente di 'vero'. L'idea di Shadow Theater è quella di dire: ‘ragazzi, quello che vedete è pura finzione’ ". 

Tigran è cresciuto più in fretta dei suoi coetanei. A 3 anni già si lancia sul pianoforte perché "amava le note". Lo fa con così tanta foga che suo padre capisce subito che suo figlio è destinato alla musica. Così lo fa seguire da un maestro all'età di 5 anni e Tigran si perfeziona in una scuola di musica dove rimarrà fino a quando ne avrà 10. A casa, il ragazzo cresce circondato da due universi musicali diversi: quello di suo padre, fanatico del rock classico (Led Zeppelin e Nazareth) e quello di suo zio, avvezzo al jazz e al bebop. "È grazie a lui che ho fatto carriera nel jazz. È lui che mi ha indirizzato verso i migliori maestri. Avevamo un rapporto molto speciale. Era una sorta di padrino". Successivamente Tigran si dedica alla grammatica musicale per acquisire dimestichezza nell'improvvisazione. "Ascoltavo solo il jazz perché tutti gli altri stili musicali… erano spazzatura", afferma soppesando le parole. "Poi, un giorno, mio zio mi ha portato a bere un bicchiere a Erevan (capitale dell'Armenia, ndr) in un locale dove un gruppo 'mixava' jazz e musica tradizionale armena: è stato un colpo di fulmine". 

Nel frattempo, la sua famiglia si trasferisce a Los Angeles per unirsi a una comunità armena, ma soprattutto per fuggire da un Paese che negli anni '90 non ha saputo gestire la sua indipendenza (acquisita nel 1991, ndr) e che si è ritrovato vittima di innumerevoli secessionismi. È qui, in California, che Tigran crea un gruppo, gli Aratta Rebirth, dal nome di un paese immaginario inventato dai Sumeri. Il musicista ha portato con sé la musica armena, "così importante nella vita quotidiana da non poter più essere considerata soltanto arte".

In Shadow Theater, le voci armonizzano con gli altri suoni e con il timbro del pianoforte, creando una sinfonia simile all'ultrascore, così cara al vecchio Chassol. Mentre suona, l'artista tiene il tempo battendo le mani sulle ginocchia, quasi fosse un bambino. Eppure, mentre sorride, Tigran ha i lineamenti di un anziano; ricordano più Robin Williams in Jumanji che non quelli di un giovane Erasmo. Forse, appartenere al mondo dei grandi quando siamo piccoli, significa crescere troppo in fretta. Altrimenti, quello che avete appena letto è un curioso caso alla Benjamin Button.

Video Credits: Tigran Hamasyan/youtube