Cultura

Il corpo femminile e la letteratura: rivoluzione e assimilazione

Articolo pubblicato il 01 luglio 2008
Articolo pubblicato il 01 luglio 2008
Lucía Etxebarría e Virginie Despentes, due donne che nei rispettivi Paesi (Spagna e Francia) hanno scandalizzato. La prima con Amore, Prozac e altre curiosità (Feltrinelli, 2002), la seconda con Scopami (Einaudi, 1999) e Le dotte puttane (Fanucci, 2002), hanno rotto alcuni degli stereotipi del linguaggio sul corpo e la sessualità femminile. Volgari, scandalistiche o d’avanguardia.
Intervista incrociata.

Che tipo di rapporto tra la donna e il proprio corpo cerca di esprimere nei suoi romanzi?

Lucía Etxebarría: Credo che la donna d’oggi si senta troppo dissociata dal proprio corpo, che vede come estraneo a se stessa, quasi fosse un essere a parte da disciplinare e tenere sotto controllo. Non possiamo permetterci di farlo ingrassare, né che abbia cellulite o rughe, e dobbiamo badare a cosa mangiamo, quanto dormiamo e quanto corriamo. Dobbiamo tenerci costantemente in forma. È un corpo da curare per gli altri, non per sé stessi. Penso che dovremmo riconciliarci col nostro corpo, imparare ad amarlo così com’è, perché la dissociazione cristiana tra anima e corpo non esiste: l’anima è il corpo.

Virginie Despentes: Prima di scrivere un romanzo non mi chiedo: «che tipo di rapporto tra la donna e il proprio corpo cerco di esprimere»? Posso interrogarmi sul rapporto con il lavoro, con il denaro, con l’autorità, con l’eventuale età adulta… Ma con il corpo? Se provo a pensarci, a mente fredda mi sembra di concepire il corpo della donna esattamente come quello dell’uomo, uno strumento capace di produrre ricchezza, e sottomesso a diverse egemonie (carcere, ospedale psichiatrico, moda, seduzione, lavori di ogni tipo) alle quali è difficile, se non impossibile, sottrarlo.

In che modo la società e i media hanno accolto le sue opere? Cosa ne deduce circa la mentalità del suo Paese?

Lucía Etxebarría: Se ti riferisci al libro Lo que los hombres no saben (Quello che gli uomini non sanno), ha venduto meravigliosamente bene, ma è stato a mala pena recensito dai media, dal momento che fu pubblicato in tiratura limitata e senza alcuna campagna pubblicitaria.

Virginie Despentes: Se confronto l’accoglienza che i media francesi riservano ai miei libri con quella riservata ad altri romanzi di autori meno mediatizzati, non posso certo lamentarmi. Tuttavia, vorrei sottolineare che i miei libri sono sempre considerati libri da donne, e sono convinta che i commenti sarebbero alquanto diversi se mi firmassi come “Robert Despentes”. Tutto quello che concerne la politica, lo sguardo sulla società nella sua interezza, viene automaticamente considerato con condiscendenza, dal momento che la firma è di una donna.

In generale, al di là del mio caso specifico, la critica letteraria francese la definirei senza tono, incapace di intavolare un discorso o di esprimere un punto di vista interessante o pertinente. Se leggo un romanzo, che sia di Houellebecq, Didion, Nothomb, Lolita Pille o di Easton Ellis, dopo aver letto numerosi articoli che li riguardano, rimango esterrefatta dal non trovare niente sulla stampa che mi sembri collegato al romanzo, all’autore o all’argomento trattato. A un livello tale di nullità la cosa dovrebbe farsi interessante, ma in questo caso, è solo patetica. Non credo affatto che i romanzi pubblicati in Francia siano noiosi e non rivelino niente della loro epoca. Penso piuttosto che la critica letteraria abbia perso qualche colpo, da tempo oramai.

Per quale motivo un’intera generazione di autori sente oggi il bisogno di descrivere in modo così esplicito il corpo e la sessualità della donna?

Lucía Etxebarría: Poiché per secoli alle donne non è stato permesso di scrivere su questo argomento, si tratta quindi di un tema nuovo, pieno di opportunità ancora da scoprire. Sull’eterosessualità maschile è stato già scritto quasi tutto (abbiamo già letto Apollinaire, Bukowski, Miller), e perfino i gay hanno già scritto e pubblicato. Mentre le donne hanno avuto accesso libero alla lettura e alla scrittura solo nel Ventesimo secolo, e solo in alcune parti del mondo (ancora oggi gran parte della popolazione femminile è analfabeta), a questo si deve l’urgenza di raccontare ciò che finora si è dovuto tacere. Ogni qualvolta si parlava di sessualità femminile, lo si faceva attraverso gli occhi di un uomo, presentando la donna come oggetto e mai come soggetto.

Virginie Despentes: Colette, Violette Leduc, Miller, Bukowski, Dustan, Anaïs Nin, Daniel Defoe… Non direi che la sessualità femminile sia il solo argomento che interessa i romanzieri, il corpo dell’uomo e la sua sessualità sembrano interessarli altrettanto. Tanto meno lo considererei un fenomeno recente…