Cultura

Il calcio è musica

Articolo pubblicato il 14 novembre 2013
Articolo pubblicato il 14 novembre 2013

Gli stadi d'Europa sono le culle del calcio, ma non solo. Chi, per esempio, non conosce l'inno della A.s. Roma, del Liverpool, o del Manchester United? Dagli Oasis, passando per i canti di guerra e arrivando fino alla lirica: Cafébabel vi propone un viaggio nel mondo del calcio, tutto musicale.

Quando Deborah chiese a Ian Curtis quale fosse il suo colore preferito, lui rispose con poche parole: "Azzurro, azzurro Man City". Almeno così lo imaginò Anton Corbijn nel suo film Control, dedicato al leader dei Joy Division. Curtis fu un genio prematuro. Soffriva di epilessia ed era fan del Manchester City. La sua vita – alla quale pose fine impiccandosi a 23 anni – fu segnata dalla relazione con Deborah, sua moglie, che lui però tradì più volte. Difficile pensare che invece potesse venire meno alla fede che lo legava al Manchester City, impossibile immaginarlo con una sciarpa del Manchester United.

Il Manchester City era, fino a poco tempo fa, una squadra perdente, una caratteristica che attira musicisti e bohémiens. Il club ha però un inno molto più bello del Manchester United che invece ha molti più titoli. Il Glory, glory Man United è una canzone da boy scouts incomparabile con il Blue Moon di Richard Rogers, ululato dai citizens (nome con cui vengono chiamati i tifosi del Manchester City, ndr.) negli stadi e cavallo di battaglia di Elvis negli anni ’50. Ora che il Manchester City è ricco e guadagna, il malinconico canto arriva negli stadi di tutta Europa, come al Bernabéu, dove Liam Gallagher baciò una guardia della sicurezza dopo un gol della sua squadra. Anche l'ex membro degli Oasis ha baciato la maglia celeste prima di interpretare l'ultima versione di Blue Moon.

God save football

Questo è uno strano esempio dell'unione tra musica e calcio. Inoltre, nel Regno Unito, la musica dei Beatles accompagna le partite da molto tempo. Hey Jude viene suonata quasi in tutti gli stadi. Paradossalmente però, i Beatles non furono buoni profeti per la propria città. Negli anni ’60 il Liverpool non era molto forte e, proprio per questo, Bill Shankly disse che il club "non avrebbe mai camminato da solo". Rogers – lo stesso che compose Blue Moon – scrisse You'll never walk alone per un musical dei Broadway e Gerry & the Pacemakers la portarono fino alle isole della Gran Bretagna: da Anfield RoadLiverpool, a Celtic ParkGlasgow.

Un caso curioso è quello del West Ham di Londra, una squadra che sopravvive nella prima divisione, ma che vanta un inno originale: I'm forever blowin bubbles. "Belle bolle nell'aria" dice il ritornello della canzone, scritta in realtà per altri musical di Broadway. È incredibile come 35.000 voci all'unisono possano convertire una canzone di questo tipo in un inno di guerra.

Al di là della Manica, ad Amsterdam, si ricorre a  Three little birds di Marley, brano cantato dai tifosi dell'Ajax. Ad Amburgo invece resiste il Fc Sankt Pauli, una squadra di culto che milita nella seconda divisione. Lo stadio è sempre pieno di gente e viene sistematicamente tappezzato con i tipici stendardi con il simbolo pirata. Qui, quando i giocatori entrano in campo tuona Hells Bells degli AC/DC. Per quanto riguarda la Francia, merita attenzione il Lens, "squadra mineraria" del nord del Paese, che negli anni ’80 adottò come inno  Les Corons di Pierre Bachelet. "La terra era il carbone, il cielo l'orizzonte": questi i versi che si possono ascoltare nella profondità della Ligue 2.

Calcio mediterraneo

Le squadre italiane e spagnole sembrano invece prendere letteralmente a calci la musica. Ci sono eccezioni, come il Napoli, che essendo stata una repubblica indipendente mostra il suo ingegno anche da questo punto di vista. La squadra che un tempo fu di Diego Armando Maradona  ascolta nel suo stadio l'anelito de O surdato 'nnamurato, una canzone nella quale un soldato scrive alla sua amata dalla trincea durante la Prima Guerra Mondiale. La canzone ha un tono tragico che accompagna la squadra e tutta la città di Napoli.

Non ha lo stesso incanto il  Roma, Roma, Roma che Antonello Venditti rese alla squadra della capitale italiana. Sebbene "l'unico grande amore" di uno dei suoi versi rimanga il motto del club per il futuro, Venditti chiese che la sua canzone non venisse più utilizzata dal club, visti i nuovi valori politici incarnati dai tifosi. Quest’ultimi reagirono contro Venditti, che fu costretto a rettificare su Facebook. Sintesi della storia? L'inno continuerà a essere suonato allo stadio Olimpico fino a che Francesco Totti lo vorrà.

In Spagna, il rapporto antagonistico che contraddistingue le due maggiori squadre di Madrid – il Real Madrid e l’Atlético Madrid – si  è manifestato anche durante la ricerca degli inni per i rispettivi centenari, occorsi una decina di anni fa. Il Real chiamò il tenore Plácido Domingo per dare un'aria distinta alle serate che allora cullavano le partite dei "Galácticos" (nome affibbiato alla squadra del Real di inizio secolo, una delle più forti della sua storia, ndr.). Seguendo i suoi versi lo stadio Bernabéu venne così ribattezzato "campo di stelle". L'Atlético scelse invece Joaquín Sabina, poeta degli eccessi e delle battaglie perse, nonché fervente tifoso della squadra. "Che modo di morire, che modo di soffrire" è uno dei versi più esemplificativi. Grazie a un notevole senso dell'humor è ruscito a consacrare l'orgoglio dello sconfitto e la capacità di rialzarsi dopo le delusioni.