Cultura

Il Belgio, un laboratorio linguistico

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 17 gennaio 2006
Le frequenti tensioni tra la Vallonia e le Fiandre fanno del Belgio e delle sue tre lingue ufficiali (olandese, francese e tedesco) il laboratorio mancato di un'utopistica Europa multilingue?

Il “paese piatto” caro a Jacques Brel ha festeggiato di recente centosettantacinque anni di vita e venticinque di federalismo. Dalla costituzione del 1831 a quella del 1993 lo statuto delle lingue si è radicalmente trasformato, e da Stato unitario il Belgio, è diventato uno Stato federale. Nel 1830, all'indomani dell'indipendenza, il governo proclamò la «libertà d'uso delle lingue». Di fatto il francese venne quasi subito adottato come unica lingua ufficiale riconosciuta, sebbene la lingua originaria della maggioranza della popolazione belga fosse l'olandese nella sua forma dialettale – fiammingo, brabantino o limburghese – o una delle lingue derivate dal latino (vallonepiccardo, lorenese...). Perché il francese? La lingua di Molière rappresentava, nel pensiero delle classi dirigenti, un fattore di unità nazionale e di indipendenza dai Paesi Bassi, godendo al contempo di grande prestigio in quanto lingua dei Lumi. Il mancato riconoscimento dei dialetti parlati dalla popolazione, e in particolare dei dialetti olandesi, avrebbe in seguito condotto a gravi discriminazioni, terreno di risentimento fiammingo verso la lingua francese.

Bilinguismo ufficiale

Il 1873 costituisce una data importante, segnando il riconoscimento sul piano giuridico del bilinguismo nel Regno del Belgio. Dopo il 1919 la grande maggioranza dei fiamminghi desiderava che l'olandese venisse utilizzato nell'amministrazione, nell'insegnamento e nelle università. Da ciò ha origine il compromesso della “partizione linguistica” del 1921. Il governo riconobbe il monolinguismo territoriale e creò tre regioni linguistiche: le Fiandre, di lingua olandese, la Vallonia, di lingua francese, e la regione di lingua tedesca.

A partire dagli anni Sessanta le dispute comunitarie tra fiamminghi e valloni si sono moltiplicate: si sono levate voci nel Sud del Paese perché venisse concessa maggiore autonomia alla Vallonia in materia economica, mentre le rivendicazioni fiamminghe in quegli anni si sono basate soprattutto su questioni culturali. Ciò fino all'approvazione, nel 1962, delle leggi Gilson, che hanno fissato una volta per tutte la frontiera linguistica tra le Fiandre e la Vallonia, al tempo prevedendo degli “adattamenti” per i fiamminghi e i valloni residenti in comunità miste chiamate municipalità con agevolazioni.

Monolinguismo territoriale

La questione della scissione dell'Università cattolica di Lovanio sfociò nel 1967 in una grave crisi politica. Si sarebbero dovute attendere le riforme costituzionali del 1970-1971 e poi quelle del 1980 per vedere il Belgio trasformato in uno Stato comunitario e regionalizzato. Le riforme dell’1 gennaio 1989 e del 15 febbraio 1994 ne avrebbero infine fatto uno Stato federale. Il principio di separazione territoriale delle lingue sarebbe da allora stato suggellato dalla divisione del Paese in quattro zone o regioni linguistiche.

In Belgio si contano oggi tre lingue ufficiali – olandese, francese, tedesco –, tre comunità – la comunità francese, la comunità olandese e la comunità germanofona – e tre regioni – la regione fiamminga, la regione vallona e la regione di Bruxelles-Capitale. Nel 1980 sono state definite come competenze delle regioni la gestione del territorio, l'edilizia civile e la politica economica. L'istruzione fa parte delle prerogative comunitarie dal 1988, e nel 1993 il governo federale le ha affiancato l'agricoltura, il commercio estero e i programmi sociali. Ha inoltre aumentato i mezzi finanziari a disposizione dei governi e dei parlamenti comunitari e regionali. A partire dal 2001 le competenze finanziarie sono state ulteriormente rafforzate.

Si stima che, su dieci milioni di abitanti, il 60% parlino olandese e il 40% francese. Una minoranza di circa 67.000 persone parla la terza lingua, il tedesco. Attualmente, mentre i partiti francofoni sostengono lo status quo istituzionale, i partiti fiamminghi, forti del dinamismo economico delle Fiandre e spinti da una formazione di estrema destra, continuano a invocare un maggior grado d'indipendenza e spingono persino per il separatismo. E se il Belgio ha dei problemi con tre sole lingue, come potrà mai farcela l'Europa con venti?

Lingue a parte

La Francia, la cui sola lingua ufficiale è il francese, consacra nella legge Toubon del 1994 il carattere obbligatorio dell'insegnamento in francese. Idiomi regionali come il bretone e il corso, insegnati in certi istituti scolastici, non vantano dunque alcun riconoscimento ufficiale. La Francia inoltre rifiuta ancora oggi di ratificare la Cartaeuropea delle lingue regionali e minoritarie, che afferma il diritto inalienabile a parlare una lingua regionale nella vita privata e pubblica. In Spagna, la costituzione del 1978 riconosce come lingue co-ufficiali a livello regionale il catalano, il basco e il galiziano, poste su un piano di uguaglianza con il castigliano. Allo stesso modo, nel Regno Unito il gaelico scozzese e lo scozzese sono riconosciuti come lingue ufficiali in Scozia, e il gallese nel Galles. Tutte queste lingue regionali sono insegnate nelle scuole e utilizzate nel settore amministrativo a fianco dell'inglese.