Cultura

Gonzalo Conradi: «È più efficace un bacio che uno schiaffo»

Articolo pubblicato il 15 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 15 dicembre 2007
Accompagnamo l’artista spagnolo, ex-partecipante del progetto Erasmus, mentre prepara i quadri per un'esposizione che lo consacrerà al Centro Andaluso del Flamenco di Jerez.

In tutta Siviglia non c’è incrocio più rumoroso e malfatto di quello tra Corso Eduardo Dato e Corso Ruiz Cavestani, ma è qui dove l’artista Gonzalo Conradi, 31 anni, ha il suo studio artistico.

Affacciandosi dal quinto piano, il balcone del suo appartamento è invaso dal sole che illumina anche l’interno. Il suo salotto è straripante di quadri sparsi un po' ovunque. «Di notte li metto tutti a posto, stendo un materasso e mi metto a dormire con la mia compagna», commenta sbrigativamente. In fondo ad uno stretto corridoio c’è la sala dove dipinge e gioca a freccette «per stimolare la concentrazione e dare forma alle idee», tiene a precisare.

«La pittura è il corpo della musica»

Lo studio trabocca di quadri realizzati a inchiostro di china, guazzo o spray sul mondo del flamenco che verranno esposti al Centro Andaluso del Flamenco dal 14 dicembre 2007. «Il ritmo del flamenco ha cominciato ad affascinarmi mentre mi trovavo in Germania», racconta. Ha vissuto a Dresda e Greifswald dal 2002 al 2004, seguendo la sua ragazza tedesca, con la quale, per potersi capire, doveva parlare in francese. L’ha conosciuta a Lione dove Conradi ha conseguito i suoi studi artistici. «In Germania guadagnavo 50 euro al giorno suonando la chitarra e vendendo quadri per strada. A forza di suonare per le strade mi accorsi che nella musica prima bisogna avere una buona preparazione tecnica e solo dopo si può mettere il cuore. Da allora non ho mai smesso di perfezionare la cadenza – il ritmo – del flamenco.»

Oggi quello che cerca di fare è trasportare questa armonia nelle sue opere pittoriche, dato che per lui la pittura «è il corpo della musica». Non a caso il suo periodo artistico più recente è costellato di cantanti e ballerini di flamenco, di musicisti e di tutti i tipi di segni musicali.

SELEZIONE DI QUADRI SUI MUSICISTI E SUL FLAMENCO

Un porcospino brontolone

«Devo molto ai miei anni di vagabondaggio per l’Europa, durante i quali conobbi il freddo sia esteriore che interiore», sottolinea parlando del suo primo periodo pittorico, la tappa: “Mi fa male”. «È stata la mia attraversata del deserto dopo una delusione amorosa in Spagna. Non avevo amici e parlavo solo in francese con la mia nuova innamorata e in tedesco con il mio capo del Teatro Vornpommern di Greifswald, dove lavoravo come cartellonista.» Il racconto della sua creazione artistica in questa tappa è straziante, doloroso, colmo di rabbia. «Ero come un porcospino brontolone che nessuno poteva abbracciare, perché ce l’aveva con tutto il mondo». Lì scoprì, deluso, che «allo Stato non interessa il nostro cuore, ma solo quello che versiamo nelle sue casse».

Fu così che se ne andò a Londra unendosi a un gruppo di giovani artisti con l’intenzione di occupare delle case e lavorare l’uno a contatto dell’altro. «Mi trovavo a Hackney, uno dei peggiori quartieri londinesi, e noi eravamo i tipi peggiori del quartiere: andalusi con pochissimi soldi e molta fame.» In totale Conradi occupò sette case: arrivò come un principiante e se ne andò con un master in occupazione di case disabitate. «Raccomando a tutti la violazione di domicili disabitati, è una attività onesta», afferma senza esitazioni. Preoccupato dall’«assorbimento dell’arte da parte del mercato» si stufò presto di Londra: «È una maledetta città-negozio dove si vende tutto, e se non hai soldi nessuno ti prende in considerazione. I miei colleghi, poi, si erano sistemati con piccoli lavori che gli davano soldi per drogarsi. Si drogavano troppo. Non sono contro le droghe, ma non approvo il nascondersi dietro di esse. Quando mi drogo lo faccio per far affiorare le mie paure e miei fantasmi interiori».

SELEZIONE DI QUADRI DEL PERIODO: “MI FA MALE”

L'albero: il simbolo della perfezione

«Stufo di lamentarmi, decisi di cambiare quando mi resi conto che nella vita è più efficace un bacio che uno schiaffo.» Conradi ritornò in Spagna, ritornò a innamorarsi e diede vita a un nuovo periodo artistico: l’Informalismo vitalista, un’immersione nell’astrazione assoluta. Che invidiabile capacità di innamorarsi!, non è vero? «Beh, chi è invidioso ha qualcosa che non lo soddisfa nel suo cuore. C’è gente che quando gli muore il cane dopo averlo accudito e amato per tutta la sua vita, prova così tanto dolore che decide non prendere mai più un altro cane. Con l’amore è lo stesso», per lui la capacità di aprirsi all’amore è un alimento essenziale all’opera di un artista. Adesso, nell’opera di questo pittore e scultore espansivo e energico, predominano i colori vivaci e i grandi formati. «Prima i miei quadri erano pieni di bianco, rosso e nero in tutte le loro sfumature, una combinazione molto drammatica», spiega. Successivamente gli alberi gli fecero scoprire il verde e ad avere fede nella vita: «Mi piace da impazzire l’idea che da una ghianda nasca una quercia enorme». L’albero per lui rappresenta il simbolo della perfezione perché: «aspira all’alto in cerca di luce e anche verso il basso in cerca di acqua e oscurità.»

SELEZIONE DI QUADRI DEL PERIODO INFORMALISMO VITALISTA

I suoi quadri sono disseminati in tutto il mondo: Australia, Giappone, Mali, Germania, Italia, Francia, Inghilterra. Molti li ha regalati, cosa che molti dei suoi conoscenti gli rimproverano. «Dicono che regalando via i miei quadri non riconosco il loro valore, ma a me piace moltissimo regalarli; l’arte deve essere regalata perché è amore», si difende.

Nonostante il suo regalare, Conradi non è disdegnato dal mercato: la sede di Bucarest della multinazionale Tercialia, operante nel mercato immobiliare, gli ha affidato il design dei suoi interni. Inoltre sta lavorando per la realizzazione della cover del nuovo disco della famosa cantante di flamenco Macanita de Jerez ed è probabile che lavorerà, con Ricardo Pachón – il guru dell’ industria del flamenco in Spagna –alla realizzazione della scenografia del prossimo spettacolo per la Biennale di Flamenco di Siviglia nel 2008: «Ho già le idee quasi tutte pronte», conclude.